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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Amari primati, abbiamo la benzina più cara

Non bisogna certo attendere l’uovo o la colomba di Pasqua per prevedere l’arrivo di aumenti dei carburanti. La stagione più calda, e poi l’estate, coincidono quasi sempre con incrementi della domanda e quindi con ritocchi al rialzo dei prezzi. Ciò che resta invece una costante è il primato italiano nella classifica continentale, soprattutto per quanto riguarda la benzina, dove ci collochiamo stabilmente nelle prime posizioni, e da qualche tempo proprio in cima al podio, come risulta dal paragone europeo che si ricava dall’Oil Bullettin di fine marzo dell’Unione europea. Non che le cose siano molto diverse anche nel diesel per autotrazione, dove ci superano solo Regno Unito e Svezia e manteniamo comunque un’ottima e altrettanto amara terza posizione. Tra Iva e accisa (che al momento il governo Gentiloni non pare voler aumentare in vista della prossima «manovrina») ormai il prelievo fiscale si è fissato intorno a un euro per litro. Il che significa (come si vede dal grafico qui sotto) che un «pieno» medio costa al cittadino-consumatore italiano una cinquantina di euro di tasse e 25-26 euro di materia prima vera e propria. Nulla a che vedere con quanto accade ad esempio negli Stati Uniti, dove l’imposizione fiscale è limitata al 20%. Ma si tratta, appunto, di un altro mondo. Curioso, infine, che nel mondo e anche in Italia si stia riproponendo l’ipotesi di una «carbon tax» sui carburanti per venire incontro agli impegni ambientali presi dopo la conferenza di Parigi. Si parla di 10-20 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. Ma è altrettanto curioso rilevare quanto l’attuale accisa corrisponda già a una «carbon tax» implicita per la benzina di 290 euro la tonnellata. Lo spazio per nuove tasse andrà forse cercato da qualche altra parte.