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 2017  aprile 09 Domenica calendario

Hanno tutti torto

Il bello, anzi il brutto, è che hanno tutti torto.
Ha torto marcio anzitutto il presidente siriano Bashar Assad, rieletto nel 2014 con elezioni-farsa e riverginato dal suo ultimo travestimento di alleato di Russia e Occidente nella guerra al sedicente “stato islamico” Isis (o Daesh), che peraltro deve il suo consenso anche all’esistenza di tiranni come lui. Che l’ordine all’aviazione siriana di attaccare il villaggio ribelle di Khan Sheikhoun con armi chimiche gasando 59 civili fra cui molti bambini l’abbia dato lui o qualche caperonzolo fuori controllo del suo esercito “regolare” (in realtà un’accozzaglia di bande perlopiù mercenarie), poco importa: le stragi con i gas sono una tradizione di famiglia, un’usanza della casa. Non solo ai tempi di suo padre Hafez, ma anche ai suoi. Obama, nel 2013, subito dopo l’accordo-burla “garantito” dalla Russia per lo smantellamento degli arsenali e laboratori non convenzionali siriani, gli aveva imposto una “linea rossa” varcata la quale sarebbe scattata la punizione: dopodiché le sue truppe la varcarono pochi mesi dopo con una strage di civili con i gas molto più grave dell’ultima. Obama parlò di “atto inaccettabile”, ma non intervenne. E legittimò Assad o chi per lui a riprovarci.
E ora, paradossalmente, tocca proprio all’arcinemico di Obama, Donald Trump, che all’epoca intimava al “nostro stupidissimo presidente” di star lontano Siria, il compito di far rispettare quel confine più volte impunemente violato. Il che, se il blitz resterà una cowboyata isolata (ma è improbabile, visti i miseri risultati militari), potrebbe persino prosciugare uno degli argomenti più efficaci del reclutamento dell’Isis presso i sunniti, cui veniva raccontato che gli Usa li avevano scaricati a vantaggio degli sciiti (prima l’eliminazione di Saddam e la loro cacciata dalla stanza dei bottoni di Baghdad, poi la mano libera ai massacri di Assad). Insomma, come nel famoso detto cinese, quando vai in Siria bastona Assad: tu non sai perché, ma lui sì. Stiamo parlando di un criminale di guerra e anche di pace, che da 46 anni comanda ferocemente su un paese in gran parte ostile per conto di una minuscola setta (gli alawiti) con metodi sanguinosi e impuniti, culminati nella rivolta dei ribelli (qaedisti, jihadisti, curdi ecc) e nelle repressioni che da sei anni affogano il Paese nel sangue della guerra civile: mezzo milione di morti (da Aleppo in giù), centinaia di migliaia di feriti e mutilati, 8 milioni di profughi verso l’Europa e sfollati interni su 20 milioni di abitanti.
Ma ha torto naturalmente anche Trump.
Vinte le elezioni da isolazionista, giurando di non immischiarsi mai più nel verminaio mediorientale (“America First”), ora finge commozione per i “meravigliosi bambini che soffocano, condannati a una morte lenta e brutale che nessuna creatura di Dio dovrebbe subire”, come se non fossero centinaia di migliaia i bambini altrettanto meravigliosi, altrettanto figli di Dio, condannati a una morte lenta e brutale dai bombardamenti degli americani e dei loro alleati in Irak, in Afghanistan, nel cosiddetto Daesh e nella stessa Siria. E ce lo ritroviamo, appena tre mesi dopo l’ingresso alla Casa Bianca, superinterventista nel verminaio mediorientale, per ragioni che esulano dalle finte lacrime per i bellissimi bambini gasati: allontanare i sospetti di complicità con Putin, su cui indaga l’Fbi e lui rischia l’impeachment; riaffermare la presenza attiva nell’area del petrolio, dove russi e cinesi hanno guadagnato punti presso gli emirati e i sultanati sauditi e affini, tutti sunniti e antisiriani e antiraniani; riaffermare la deterrenza contro le “teste calde” vere (Corea del Nord) e presunte (Iran); dirottare, con la classica arma di distrazione di massa, l’attenzione dalle sconfitte interne, tipo la bocciatura giudiziaria dei suoi decreti anti-islamici e il ritiro della controriforma sanitaria per la rivolta congiunta di democratici e repubblicani; distendere i rapporti con l’Ue (sempre più impotente ed entusiasta per l’ennesima guerra per procura); strappare la Turchia antisiriana di Erdogan all’abbraccio di Putin; soddisfare l’establishment militare, gli ortodossi repubblicani, la lobby delle armi e gli amici di Israele, allarmatissimi dai propositi di ritirata entro la cinta daziaria. Insomma, l’ennesima guerra di interessi spacciata per umanitaria. Anzi, peggio: l’ennesimo attacco a un tiranno “laico” (l’ultimo su piazza) senza un piano B, cioè senza la minima idea di chi mettere al suo posto, dopo. Come per Saddam, come per Gheddafi.
Ha torto infine Vladimir Putin, che nel 2013 si erse a “garante” del disarmo chimico siriano che non fece nulla per garantire (infatti si rivelò subito una bufala), chiudendo un occhio anzi due lasciando l’amico Bashar libero di sterminare chi voleva. E ora s’appella al diritto internazionale contro l’“aggressione a uno Stato sovrano con un pretesto inventato”, lui che i diritti li sempre spudoratamente violati tutti, in Russia, in Cecenia, in Ucraina e anche in Siria, prestando i suoi caccia ad Assad per aiutarlo a massacrare i suoi oppositori fingendo di bombardare l’Isis (i soliti, inevitabili “effetti collaterali”…).
E questi sono i giganti della nuova guerra. Poi ci sarebbero anche i nanerottoli della politica italiana, quasi nessuno escluso, che non sanno neppure dove stia la Siria sul mappamondo. E, anzichè mantenere un minimo di ragionevole autonomia di giudizio, si dividono subito tra tifosi di Trump, supporter di Assad e hooligan di Putin (le tre cose insieme, fino all’altroieri possibili, sono ora sventuratamente incompatibili). Ecco: per questi microcefali dire che hanno torto sarebbe già un complimento.