Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 09 Domenica calendario

Renzo Piano: «Ecco le mie casette antisismiche. Così metteremo in sicurezza l’Italia»

Senatore Renzo Piano, come si combatte l’incubo del terremoto?
«Intanto, smettendo di considerarlo una fatalità. La natura non è né buona né cattiva, ma semplicemente indifferente: in un sisma non c’è nulla di fatale. Non si esorcizza il terremoto stando attenti a non parlarne, ma cercando di saperne sempre di più: sarebbe come evitare di andare dal medico per illudersi di far sparire la malattia. Per continuare nel paragone fra edificio e corpo umano, pensi a quello che sta succedendo proprio in medicina: a una diagnostica sempre più precisa ha corrisposto una chirurgia sempre meno invasiva. In modo analogo, alla conoscenza sempre più approfondita dei rischi sismici fa fronte una cantieristica sempre più leggera, basata su tecniche innovative, sul laser, sui tagli mirati. Bisogna spiegarlo alla gente, senza angoscia ma promuovendone la partecipazione, la conoscenza. La natura fortunatamente ci ha dato anche l’intelligenza: abbiamo sempre costruito argini e dighe, perché mai non potremmo difenderci anche da questo rischio? Quello che ci serve, piuttosto, è una rivoluzione culturale, anzi due».
Ci racconti la prima.
«Bisogna uscire dal Medioevo ed entrare nel mondo luminoso della scienza. I dieci cantieri pilota di Casa Italia servono proprio a questo: nei dieci edifici individuati con le amministrazioni locali secondo criteri rigorosi e di tipologie differenti, per epoca di costruzione, dimensioni e materiali, si sperimenteranno le tecniche più nuove, riducendone la vulnerabilità senza che gli abitanti siano costretti ad andarsene, dunque non interrompendo quel ciclo vitale che unisce gli uomini alle pietre in cui abitano. Un esperimento scientifico nel senso proprio del termine, da cui si ricaveranno linee guida applicabili a tutto il territorio nazionale. Insieme, un modo per dare ancora più dignità a questi luoghi, rinforzare l’aspetto partecipativo e dare ossigeno alle microimprese».
E la seconda rivoluzione?
«Puntare sull’orgoglio della bellezza che ci circonda. Non accorgiamocene soltanto quando ci cade addosso, e soprattutto cominciamo a pensare di esserne non i padroni, ma i custodi per le generazioni a venire. È la nostra identità, santo cielo, la base della nostra cultura umanistica. Ma lo sa quante volte, in giro per il mondo, mi sento dire che forse noi italiani non ci pensiamo abbastanza?».
Come concilia il suo impegno sulle periferie con questo di Casa Italia?
«Il mio lavoro di senatore a vita è dedicato integralmente alle periferie, ma quando dopo il terremoto il governo mi ha chiesto di impegnarmi su questo tema ho dato volentieri il mio contributo. Sulla prevenzione e non sull’emergenza, perché a quella pensa in modo efficace la Protezione civile. E alle periferie continuo a pensare, è il grande tema del secolo e il Leitmotiv della vita per uno come me, nato a Pegli, ai margini di una città come Genova lunga 22 chilometri. Stiamo lavorando nella banlieue di Parigi, a Nord per il nuovo tribunale di Saint-Denis e a Sud per la Scuola Normale di Cachan. Poi c’è New York, la sede della Columbia che sta venendo su ad Harlem».
Progetti per le periferie italiane? A Milano procedono il Giambellino, Ponte Lambro? Ne ha parlato, oggi, con il sindaco Sala?
«Credo che presto ci saranno novità. Di sicuro Milano è in un momento di grande effervescenza, ieri sera arrivato da Parigi sono andato a cena in corso Garibaldi ed è molto diverso da come me lo ricordavo. Dai tempi in cui, studente di Architettura, lavoravo da Franco Albini in corso XX Settembre, mangiavo in via Fiori Chiari dalle sorelle Pirovini e abitavo a Lambrate, in via Valvassori Peroni. Quando, ben inteso, non dormivo nella facoltà occupata».