la Repubblica, 9 aprile 2017
Abulico è il modo in cui usiamo le parole
No, «abulico» non significa «aulico», con una B aggiunta; né «adepto» è un’ortografia alternativa per «addetto» o per «adatto». Non è la barzelletta della moglie che racconta del marito, «appassionato sifilitico» e lui che grida disperato dall’altra stanza: «Filatelico, Luisa: filatelico!». Né un servizio delle Iene, con i parlamentari che non sanno rispondere alla domanda: «Che cos’è la Consob?». Ma è un test analogo quello con cui il linguista Massimo Arcangeli ha aperto a Siena un festival della lingua italiana da lui diretto, intitolato “Parole in cammino”.
Il cammino va molto, negli slogan politici francesi e italiani: non si sa se la relazione introduttiva abbia anche ricordato il romantico messaggio telematico di un corteggiatore più caloroso (è la parola) che preciso: «Vorrei essere sempre al tuo fianco, nel tuo camino» (con una M).Il campione del test era composto da 196 studenti del primo anno di Linguistica italiana dell’Università di Cagliari. La loro quasi totalità ignora parole come «coacervo» o appunto «abulico». Più della metà non ha indicato il significato di «collimare», «indigente», «millantatore», «pusillanime»; anche su «ostico», «modico» e persino «inetto» si sono registrate perplessità sconfortanti e l’«afflizione» è stata considerata pertinente ai manifesti pubblicitari per strada (e sarebbe peraltro una splendida innovazione).Ma sono esempi solo divertenti o, appunto, anche sconfortanti? Bisogna deciderlo perché ci si può divertire con qualcuno o anche alle spalle di qualcuno; soprattutto ci si può sconfortare vanamente. Trattandosi di università, forse occorre che chi conosce il significato di tali parole (e di mestiere non fa il filatelico) non sia abulico, né inetto, né pusillanime. Nei suoi corsi universitari e post-universitari di lingua inglese e scrittura, per esempio, David Foster Wallace usava fornire pazienti precisazioni, avendo appurato che in gran parte gli studenti usavano nauseous (nauseabondo) volendo intendere nauseated (nauseato). Lo riteneva parte delle sue mansioni, non se ne stupiva né sconfortava. Agli studenti di colore segnalava che per aspirare a diventare classe dirigente occorreva padroneggiare la complessità della varietà d’inglese più prestigiosa (e «bianca», e «Wasp»). Una varietà italiana «di prestigio», invece, neppure esiste; né, non esistendo, può essere necessaria ad alcuna carriera. Abulico (per essere chiari: indolente e svogliato) è il nostro uso dell’italiano. Ogni ragionamento conseguente converrebbe farlo partire da qui.