il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2017
Cattivi pagatori: il girone dei dannati senza credito
Con i rubinetti delle banche aperti al massimo, le famiglie sono tornate a ottenere mutui e prestiti per l’acquisto di automobili, smartphone, vacanze, le cure dal dentista, l’ultimo modello della tv o il nuovo guardaroba. Così, se nel 2016 le erogazioni sono cresciute del +17,5% rispetto al 2015 (dati dell’Osservatorio sul credito realizzato da Assofin, Crif e Prometeia), ad impennarsi è anche la rata da ripagare a fine mese: in media il 34,6% degli italiani deve sborsare ogni mese 360 euro, mentre sul groppone ci sono 34.462 euro da restituire in tutto.
È un bene o un male che l’Italia sia tornata a indebitarsi? È positivo che si sia riattivato il circolo virtuoso dell’economia (le banche concedono prestiti, i consumatori spendono e il Pil sale). Il bicchiere mezzo pieno, insomma. Ma nella metà vuota finiscono i dati sul sovraindebitamento. Se si considera, infatti, uno stipendio medio di 1.400 euro al mese, l’impatto medio della rate arriva al 25%. Ed è pericolosamente vicino a quel 33%, che rappresenta l’inizio del sovraindebitamento. “Ci si indebita senza accorgersi di vivere al di sopra delle proprie possibilità”, spiega Roberto Tascini, presidente dell’Adoc. E, poi, quando si cominciano a saltare le scadenza delle rate, si pensa che richiederne un nuovo finanziamento possa sistemare tutto. Ma non solo è un approccio sbagliato.
Il rischio è che quel prestito venga negato, perché ci si ritrova iscritti come “cattivo pagatore” nei Sic (Sistemi di informazione creditizie); il più noto è quello gestito da Crif. Una condizione che, di fatto, rappresenta la morte civile per un consumatore o un artigiano che si ritroverà serrate le porte delle banche. Il Crif, infatti, è il cervellone che indica sia il corretto adempimento di un finanziamento o la regolarità del rimborso che le situazioni patologiche di debito. E che tutti gli istituti consultano prima di erogare un credito.
A regolarizzare i Sic è una normativa del 2005 (“Codice di deontologia e di buona condotta”) che dovrebbe tutelare i diritti di quanti risultano censiti, dal momento che possono sempre rettificare, aggiornare e cancellare le informazioni che si rivelano non correttamente riportate. Condizionale d’obbligo, visto che nel corso degli anni sono state molte le battaglie intraprese contro Crif dalle associazioni dei consumatori e dai singoli cittadini che si sono visti iscrivere erroneamente e a propria insaputa. Eppure la procedura sancisce il “diritto del cliente a ricevere entro 15 giorni una risposta dalla banca con le informazioni contenute nella segnalazione negativa emessa a suo carico”. Così come ribadito in una delle ultime sentenze dal tribunale di Firenze: “Se non si riceve l’avviso con il quale si viene invitati a sanare la mora esistente, pena l’iscrizione in Crif, la segnalazione è illegittima e l’utente ha diritto al risarcimento del danno all’immagine”.
Le regole sono chiare: tutte le richieste di credito non vanno mantenute oltre 6 mesi. Ma se la domanda non viene accolta, il Sic ha tempo 30 giorni per provvedere alla cancellazione dei dati. Mentre il primo ritardo di pagamento viene reso visibile solo in caso di mancato pagamento per 2 mesi consecutivi (o 2 rate). Per i ritardi superiori, invece, si sale a 2 anni dalla data di regolarizzazione. Invece, le informazioni negative circa i ritardi nei pagamenti non regolarizzati possono essere conservate per 36 mesi dalla data di cessazione del rapporto contrattuale o, successivamente alla scadenza contrattuale, dalla data dell’aggiornamento relativo ad eventi rilevanti del rapporto di credito (passaggio a perdita, cessione del credito, ecc).
Ad esempio, se durante il rimborso di un finanziamento, non si sono pagate regolarmente le rate di maggio, giugno e luglio 2016, poi saldate a ottobre 2016, la segnalazione riguardante le 3 rate pagate in ritardo verrà cancellata automaticamente a ottobre 2018, ventiquattro mesi dopo la regolarizzazione.
In caso di errore. Per ottenere l’integrazione o la modifica dei dati è possibile rivolgersi a Crif, alle altre banche dati o alle Associazione dei consumatori che, grazie a un protocollo di intesa, hanno un canale preferenziale che gli consente di accedere ai dati anche in soli 10 giorni. Al bando, quindi, tutte le fantomatiche società private che promettono in tempi brevissimi la cancellazione dalla lista dei cattivi pagatori. I dati negativi possono, infatti, essere cancellati prima dei tempi di conservazione previsti, solo se non sono stati correttamente segnalati dalle banche.
Il cliente che, non avendo ricevuto il preavviso di segnalazione alla Centrale Rischi, voglia far valere le proprie ragioni, deve prima inviare un reclamo scritto alla banca segnalante o alla finanziaria. In caso di mancata risposta può rivolgersi al tribunale o (in modo più agevole ed economico) all’Arbitro bancario e finanziario.