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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Questo matrimonio s’ha da fare oppure no?

Davanti alla piccola Chiesa del Seminario consacrata nel nome del Cuore Immacolato di Maria il 28 giugno del 2012, c’è uno spiazzo che profuma, quando è la stagione giusta, di albicocche: un frutteto, infatti, divide le terre del Seminario di Ecône – baluardo della comunità scismatica tradizionalista dei lefebvriani – dalle severe montagne delle Alpi Vallesi, costellate di boschi e punteggiate, in valle, dai vigneti. La domenica non è solo una festa degli occhi e dei sentimenti suscitati dal maestoso paesaggio. È soprattutto una vibrante festa delle orecchie. Le campane della chiesa, infatti, rintoccano incessanti al termine della messa solenne rigorosamente celebrata in latino, liturgia che nella Fraternità Sacerdotale San Pio X viene difesa strenuamente dai fondamentalisti dell’estrema destra cattolica. “È la Messa di sempre”, dicono i seguaci ripetendo l’insegnamento di monsignor Lefebvre, “quella in cui si adora la Santa Eucaristia, così come ci è stato tramandato. Quella che celebra la vittoria di Gesù sul male. Che incita alla riconciliazione col Padre, coi santi martiri, confessori e dottori della Chiesa”.
I fedeli si sentono fieri soldati di un Dio che storce il naso di fronte alle “rivoluzioni” di Papa Francesco così gravi – pensano – nelle loro conseguenze. Poco importa se, negli ultimi tempi, Bergoglio abbia dato segnali di rappacificazione: prima la concessione delle confessioni, poi la recentissima approvazione del documento della Congregazione per la Dottrina della Fede in cui si concede ai sacerdoti della Fraternità di celebrare i matrimoni, riconoscendone “cattolicamente” la validità. Una decisione importante. “Più per il Papa che per noi”. I fedeli temono l’inganno: “L’abbraccio più che dare, toglie”, osservano fonti vicine a Radio Spada, sito cattolico di controinformazione “non allineato e puntualmente antagonista” che segue più voci del tradizionalismo cattolico.
Bisogna virtualmente indossare i panni curiali per addentrarsi nei labirinti delle dispute cattoliche. La Fraternità, per esempio, non ha replicato coi toni veementi che la contraddistinguono. Don Pierpaolo Maria Petrucci, ex Superiore del Distretto italiano non si tirava certo indietro, nei suoi articoli di fondo sulla rivista La Tradizione Cattolica. Stavolta, invece, il commento ufficiale è stato pacato. Anzi. Ha ringraziato “profondamente” il Santo Padre “per la sua sollecitudine pastorale (…) al fine di togliere ‘incertezza circa la validità del sacramento del matrimonio’. Il Papa vuole chiaramente che, come per le confessioni, tutti i fedeli che desiderano sposarsi in presenza di un sacerdote della Fraternità San Pio X, possano farlo senza alcuna inquietudine riguardo alla validità del sacramento. C’è da augurarsi che tutti i Vescovi condividano la stessa sollecitudine pastorale”, è scritto nel comunicato ufficiale della Casa Generalizia, il “vertice” della Fraternità San PioX, del 4 aprile.
E tuttavia, in quel “c’è da augurarsi” si annida il dubbio dei lefebvriani. Sanno che ogni parola del documento papale, come sempre quando si tratta di testi che andranno a compendiare il diritto canonico, va soppesata e inserita nel contesto generale, più che in quello particolare. Sanno cioè che c’è un significato “politico”. In realtà, per come appare a noi profani, “tale decisione del Sommo Pontefice” prevede dettagli potenzialmente limitativi. Non siamo ai livelli don Rodrigo e del matrimonio lefebvriano che non s’ha da fare. Ma non è semplice. Diplomaticamente la Fraternità non lo scrive, ma nel comunicato lo lascia intendere. Gli basta citare testualmente le modalità operative: “Sempre che sia possibile, la delega dell’Ordinario per assistere al matrimonio verrà concessa ad un sacerdote della diocesi (o comunque ad un sacerdote pienamente regolare) perché accolga il consenso delle parti nel rito del Sacramento che, nella liturgia del Vetus ordo, avviene all’inizio della Santa Messa”.
Per noi laici, queste frasi targate Santa Sede sono un ostico manuale d’uso. E non è diversa l’ulteriore disposizione contenuta nella lettera della Commissione Ecclesia Dei: “Laddove non sia possibile, o non vi siano sacerdoti della diocesi che possano ricevere il consenso delle parti, l’Ordinario può concedere di attribuire direttamente le facoltà necessarie al sacerdote della Fraternità che celebrerà anche la Santa Messa, ammonendolo del dovere di far pervenire alla Curia diocesana quanto prima la documentazione della celebrazione del Sacramento”.
Così, suonano rituali le ultime tre righe del comunicato lefebvriano: “I sacerdoti della Fraternità San Pio X si adopereranno fedelmente a preparare al matrimonio i futuri sposi, secondo la dottrina immutabile di Cristo circa l’unità e l’indissolubilità del matrimonio prima di ricevere il consenso secondo il rito tradizionale della Santa Chiesa”.
Convinti della pace con il Papa? Insomma. Intanto, nessuno dei sacerdoti italiani si assume la responsabilità di commentare. Ti rimandano a Ecône. Per fortuna c’è Cristiano Lugli che scrive su Riscossa Cristiana, è confratello della Compagnia della Buona Morte e su Radio Spada ha profuso diffidenza: “Verso nuovi contentini?”. Lugli afferma che si tratta di un “cambiamento leggero”, tutto da vedere. Ammette che possa sembrare “di portata quasi storica, ma non impedisce ancora di affermare che la situazione canonica della Fraternità risulti ad oggi illegittima (e questo è un bene)”. Mica è tutto: il documento papale, a suo avviso, contiene “un tono di indagine, di diffida, nonostante la concessione implicita”. Profetizza che “l’odio verso la tradizione” creerà “quanto più disagio possibile”. No, è un “pomiciamento”. C’è da dubitare “di un atto senza compenso richiesto. Il trappolone sta sempre alle porte”.
Conclusione (di Lugli): speriamo che i vertici della Fraternità “ringrazino per il regalo non richiesto e tirino dritto per la loro strada, la quale, oggi come ieri, può e deve solo starsene alla larga da Roma se la volontà è di sopravvivere”.
Due anni fa, ad Ecône, parlai a lungo con l’abbé Benoit de Jorna, direttore del Seminario. Mi disse: “Questo Papa non si sa dove va. So solo che la decadenza della Chiesa è inesorabile. L’ecumenismo è un flagello. La religione è una sola. Una sola è quella vera, tutte le altre sono false”. Anche le altre confessioni cristiane, gli chiesi. “Sì, sono errori”.
Delle quattro campane, “Joseph” è la più grossa, 450 chili. Il suo clangore ci obbligava ad alzare la voce. Di sicuro, la sentivano anche gli abitanti dei villaggi di Saxon e Riddes, più sotto. Mi accorsi di una naturale sinergia tra la fede (assai nostalgica) di coloro che non approvano e combattono ogni minimo cedimento della Chiesa alle ragioni della modernità, e l’illusione acronica di quei rintocchi. Tutto mi parve sobrio, come i monti attorno.