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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Ciarlatani, paramedici e stregoni della morte

“Ciao Germana, ti mando un aggiornamento: il neo non migliora. È ancora più gonfio, sanguina e fa male. Forse non ho capito niente dei segnali che arrivano. E lui peggiora”. Sono le parole che Marina Lallo, una donna di 54 anni scrive al suo medico di base, la dottoressa Durando che per 9 anni l’ha convinta a non usare la medicina tradizionale per curare un neo sulla spalla sinistra largo 5 millimetri, rivelatosi poi un melanoma maligno di 11 centimetri. Alla chemioterapia, “Santa” Germana Durando (così come viene chiamata dai suoi pazienti) predilige le teorie della “Nuova medicina germanica” di Ryke Geerd Hamer basata su tisane e lunghe chiacchierate purificatrici. Secondo la Durando, la vera causa del melanoma è il superamento del trauma psicologico causato dalla rottura con l’ex fidanzato di Marina. “La lotta contro il cancro – continua a ripeterle – è una lotta contro i tuoi problemi psicologici”.
Ma anche se la Lallo si concentra nell’autoguarigione, una massa tumorale le riempie il cervello di metastasi portandola alla morte nel 2014. Una terribile storia che in questi giorni ha avuto il suo epilogo in un’aula di tribunale di Torino, dove la non più dottoressa Durando (radiata dall’Ordine dei medici) è stata condannata a due anni e sei mesi (il pm aveva chiesto la pena esemplare di 4 anni di carcere) e al risarcimento danni di 20 mila euro.
Gli specialisti durante il processo hanno definito “ciarlataneria” le cure prescritte dalla “Santa”, adepta di Hamer. Ex medico internista, ha elaborato la sua complessa teoria dopo la morte del figlio Dirk, ucciso nel 1978 da un colpo partito dalla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia durante una lite all’isola di Cavallo, in Corsica. L’anno successivo ad Hamer viene diagnostico un tumore al testicolo che, dopo la guarigione (grazie a un intervento chirurgico), attribuisce allo shock causatogli dalla morte prematura del figlio. Ma quando di tumore si ammala e muore la moglie (che segue la terapia hameriana), dice: “Si vede che non ci credeva fino in fondo”.
Anche se è dal 1986 che Hamer non deve praticare la medicina, è stato condannato più volte per esercizio abusivo della professione e frode trascorrendo molti mesi in carcere in Germania e Francia. Ed anche se “in oltre 30 anni Hamer non ha mai fornito alla comunità scientifica un solo studio da sottoporre a esame critico, in Italia i suoi seguaci sono moltissimi e alimentano un vasto giro d’affari tra libri, corsi, riviste, congressi riviste e quote associative”, spiega Ilario D’amato che dopo aver indagato per 10 anni sulle conseguenze di questa cura ha ora pubblicato Dossier Hamer (Mondadori). “I seguaci di Hamer – spiega – si muovono nel sottobosco del web, con il passaparola e con convegni. In Europa sono documentati circa 140 casi di persone morte per aver scelto di curarsi con questo metodo, che impedisce l’uso di morfina”. E in Italia? “Negli ultimi anni i casi sono stati decine, nel silenzio delle istituzioni”.
“La vergogna di ammettere che ci si è lasciati convincere da ciarlatani è più forte del senso di giustizia e le cure dei medici alternativi restano nascoste”, ammette Cosimo Nume, responsabile comunicazione Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri). O non vengono punite. Come accaduto con Manuela Trevisan morta a 46 anni per il linfoma di Hodgkin.
La donna era paziente di Danilo Toneguzzi, psichiatra di Pordenone, presidente del comitato scientifico dell’associazione Alba (Associazione leggi biologiche applicate), che in Italia divulga le teorie di Hamer. Rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo e truffa ai danni di Manuela, è stato poi assolto nel processo perché “il fatto non sussiste”. E poco importa se il 15 aprile 2011, Domenico Scilipoti (allora deputato dei Responsabili), alfiere della medicina olistica, abbia invitato Toneguzzi come relatore a un convegno alla Camera per spiegare ai partecipanti il credo di Hamer e “la prospettiva psiconeurobiologica nella comprensione della genesi e della natura della malattia”.
Dieci anni fa, a scoprire il caso dell’oncologo romano, Tullio Simoncini, secondo il quale il cancro è un fungo che si può curare con il bicarbonato (quello che si usa in cucina), è stato il dottore Salvo Di Grazia, ginecologo dell’Usl 7 di Pieve di Soligo (Treviso). Da allora con il suo blog “MedBunker” (ma scrive anche sulla rivista del Cicap e su ilfattoquotidiano.it; e ora è in libreria con Salute e bugie, edito da Chiaralettere) è un paladino della verità scientifica: “Se la gente si rivolge ai santoni, la medicina ufficiale dovrebbe fare autocritica soprattutto in tema di comunicazione tra dottore e malato. Noi non promettiamo miracoli, deludendo le aspettative, mentre le cure alternative regalano illusioni. E chi è disperato purtroppo le prova tutte”.
Come con Simoncini che nel 2003 è stato radiato dall’Ordine dei medici per omicidio colposo e frode. Nel 2006 è stato condannato a 4 anni e 4 mesi e al risarcimento di 800 mila euro. Condanna definitiva nel 2012. Ma nel 2011 l’Agcom (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) l’ha sanzionato per 50 mila euro poiché Simoncini ha continuato a esercitare la professione di medico su Internet, tramite consulenze su Skype a botte di 150 euro, e in Albania dove è stato nuovamente condannato. Lì nel 2012 ha preso in cura il 28enne Luca Olivotto, affetto da cancro al cervello. Ma prima delle metastasi, ad uccidere il ragazzo sono state le dosi massicce di bicarbonato nel sangue. Che Simoncini ha fatto pagare ai familiari oltre 20 mila euro.
La 18enne Eleonora Bottaro è morta a causa di una leucemia il 14 agosto 2016 dopo che i genitori, con il suo assenso, avevano scelto di rifiutare la chemioterapia proposta dei medici, affidandosi a cure alternative a base di cortisone, vitamina C e “resistenza passiva”. Eleonora era pesantemente condizionata dai genitori, seguaci della “Nuova medicina germanica”. E nulla è valso che i medici dell’ospedale di Padova, dove era in cura la ragazza, si siano rivolti al Tribunale dei minori.
Anche il medico che ha avuto in cura Alessandra Tosi, 34enne riminese e mamma di due figli, affetta da un tumore al seno, ha tentato fino alla fine di farle fare un ciclo di chemioterapia.
La donna, morta lo scorso settembre, ha deciso di affidarsi al metodo Hamer, come consigliatole dallo “sciamano” Roberto Bodi che – ha dimostrato PresaDiretta (Rai3) – attraverso dei “diagrammi del dolore” continuava a dimostrarle “che più soffriva, più espelleva il cancro”.
“Quello che noi possiamo fare con questi delinquenti è radiarli, ma solo dopo la condanna definitiva in Cassazione”, spiega Roberta Chersevani, segretaria della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Che aggiunge: “E loro, comunque, possono fare ricorso alla Commissione centrale per gli esercenti professioni sanitarie che ha il compito di rendere esecutiva la cancellazione dall’Albo”.
Peccato, però, che dal 2015 la Commissione non si riunisca a causa di una sentenza della Corte Costituzionale che ne ha dichiarata illegittima la composizione. A fine maggio dovrebbe insediarsi quella nuova. Intanto, mentre il 90% degli italiani cerca costantemente informazioni di salute in Rete, ma – secondo un sondaggio effettuato da Eurobarometro – solo la metà della popolazione è poi in grado di giudicarle criticamente, l’Ordine dei medici sta cercando di puntare sull’arma della comunicazione con il varo, entro la prossima estate, di un nuovo sito anti-bufale.
“Il caso Di Bella o Vannoni purtroppo non hanno insegnato nulla”, ammette Lorenzo Montali, vice presidente del Cicap secondo cui “queste cure vengano raccontate in una narrazione di tipo cospirativo che ne rende difficile la smentita. E più si obietta, più ai seguaci si dice che il sistema vuole bloccare tutto, perché si va contro gli interessi della case farmaceutiche”.
Intanto è nei salotti televisivi che si è spostato il dibattito con i ciarlatani che piazzano veleno di scorpione, infusioni, erbe fresche, clisteri di caffè o energie dei minerali. Ed anche parolacce, come nel caso di Gabriella Mereu. Medico sardo, promotrice della “terapia verbale”, è già stata radiata dall’Ordine anche per aver prescritto a una sua paziente con la cistite di inserire nella vagina una medaglietta della Madonna. Ma la sedicente dottoressa continua ad esercitare la professione, ha un sito Internet molto frequentato e tiene conferenze in giro per lo Stivale, perché il suo giudizio è ancora pendente in Commissione.
Note alle cronache è anche Guido Sartori, medico bolognese che ha curato con la medicina ayurvedica Alvise Sacco, un bimbo di 6 anni affetto da fibrosi cistica e deceduto nel giugno del 2006. La Cassazione ha confermato il risarcimento di 590 mila euro alla famiglia, ma la condanna a due anni per omicidio colposo è caduta in prescrizione. Due anni fa Sartori è stato condannato in primo grado anche dal tribunale di Belluno per la morte di un paziente con un tumore al colon. Ma intanto ha iniziato un’altra battaglia: superare “l’obbligo vaccinale e rivedere le modalità di somministrazione ai bambini”.