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 2017  aprile 09 Domenica calendario

«Fenomeno sommerso in contesti famigliari perfettamente integrati»

Nel migliore dei casi sono le ragazze a chiedere aiuto, nel peggiore spariscono da scuola ufficialmente per una vacanza nel Paese d’origine e non tornano più. In Italia il fenomeno dei matrimoni forzati delle minorenni è limitato ma esiste. «C’è un grandissimo sommerso, ancora più che per le violenze domestiche» dice Barbara Spinelli, avvocata dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che ha seguito una ricerca pilota sul tema fatta in Emilia Romagna da Trama di terre e Actionaid.
«A subire i matrimoni forzati sono di solito ragazze integrate, spesso figlie di immigrati che hanno la cittadinanza italiana – aggiunge —. Vengono mandate a scuola, ma quando iniziano ad avere frequentazioni maschili i genitori sviluppano atteggiamenti di controllo fino a combinare le nozze contro la loro volontà. Succede nelle comunità pachistana, indiana, bengalese, in misura minore in quella marocchina, che però in Italia è più numerosa». Altre volte i matrimoni forzati servono a «riparare» l’onore della famiglia davanti ai connazionali che vivono in Italia e criticano i comportamenti troppo liberi delle ragazze.
Spesso nel caso delle comunità del subcontinente indiano le ragazze vengono promesse a parenti (come cugini di primo o secondo grado): «Il matrimonio così è un modo di mettere “in ordine” le economie familiari, con un impegno di soldi importante da parte dei genitori» spiega Spinelli. Matrimoni forzati si registrano anche tra i Rom, dove sono molto frequenti nozze (spesso non formali) tra minori.
Infine esistono matrimoni combinati (e non forzati) che le seconde generazioni accettano di buon grado: «È un fenomeno che riguarda per esempio le ragazze turche e conosciamo dalla Germania – dice Laura Zanfrini della Fondazione Ismu per gli studi sulla multietnicità —. Le giovani acconsentono perché per loro è un modo per avere più potere nella coppia: sanno la lingua e sono già inserite, permettono allo sposo che arriva dalla Turchia di avere un permesso di soggiorno altrimenti irraggiungibile».
L’Italia non è particolarmente attrezzata per intervenire di fronte alle nozze forzate. La legge vieta il matrimonio sotto i 14 anni, e tra i 16 e i 18 lo permette solo su autorizzazione del giudice minorile e se a chiederlo e il o la minorenne. «Ma le nozze di solito avvengono nel Paese d’origine» dice ancora Barbara Spinelli.
A rendere più difficile la tutela è la peculiarità di questo tipo di abusi: «Le vittime spesso subiscono la persecuzione oltre che dalla famiglia anche dalla comunità di origine e sono isolate – spiega Spinelli —. E le violenze sono psicologiche: le ragazze vengono trattate come principesse dai genitori che in cambio chiedono loro “solo” di acconsentire alle nozze decise “per il loro bene”. Fanno fatica a opporsi, perché temono le implicazioni economiche per le famiglie e hanno visto le difficoltà affrontate dai genitori per venire qui, integrarsi e farle studiare. In più temono di perdere con la famiglia le loro radici».
È un fenomeno inaccettabile ma meno lontano di quanto sembri: due anni fa da un’indagine di ‘ndrangheta è emerso che una madre calabrese voleva forzare la figlia 13enne a sposare un adulto per suggellare l’alleanza mafiosa tra le famiglie Coluccio e Comisso.