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 2017  aprile 09 Domenica calendario

L’ultima sfida intorno alla Rocca. «Lasciateci il dialetto e l’Europa»

«Hands off our Rock» (Giù le mani dalla Rocca), intima il tabloid Sun con la sua ultima campagna nazionalista contro l’Europa. «Lasciateci fuori dalla guerra sulla Brexit», supplicano gli abitanti di Gibilterra. La politica internazionale torna a giocare intorno a quest’ultimo lembo del Vecchio continente, ceduto a Londra nel 1713. La premier Theresa May ribadisce che la sovranità britannica sulla Rocca è esclusa dai negoziati con l’Ue. Bruxelles risponde che «nessun accordo potrà essere applicato a Gibilterra senza un’intesa fra il Regno Unito e il Regno di Spagna». E Madrid mostra i muscoli, rafforza i controlli al confine, spedisce le sue navi di pattuglia in acque diplomaticamente agitate.
Contesa da sempre, Gibilterra resta un mistero. I suoi 33.000 abitanti – o almeno i più anziani – parlano una strana lingua che è un crocevia fra inglese, spagnolo con accento andaluso, italo-genovese, ebreo, maltese, portoghese, arabo: il «llanito» o «yanito». La gomma da masticare così è la «chinga» – incrocio fra chewing gum e chicle —, smettila di infastidirmi è «stop giving me the tin», traduzione il-letterale di «deja de dar la lata». E gabbiano è... «gabbiano». Un dialetto che va sparendo, si lamentano i gibilterrani doc perché la tv parla ai giovani solo in inglese. Il «chief minister» della Rocca, Fabian Picardo, ha detto al Financial Times di essere «molto preoccupato» del futuro dello «yanito», un tassello importante dell’identità locale.
Gibilterra è un Paese così piccolo che quando si passa la frontiera dalla Spagna all’enclave britannica, lungo la Winston Churchill Avenue, bisogna aspettare il semaforo verde per attraversare la pista dell’aeroporto. Una volta erano pochissimi i velivoli che affrontavano l’atterraggio – uno dei più pericolosi al mondo – oggi lo scalo è più trafficato e da tempo si lavora, con vari tira e molla, a un tunnel sotterraneo per evitare l’incredibile incrocio.
Dall’istmo che unisce la terraferma alla Rocca ogni mattina passano 12.000 pendolari, le code a volte sono interminabili. Nulla rispetto a ciò che accadrà dal 30 marzo 2019, quando la Brexit sarà realtà e i confini potranno tornare a chiudersi come ai tempi del franchismo.
All’ombra del Peñón, nessuno vorrebbe uscire dall’Ue. Nel referendum dello scorso anno il 96% ha votato «no» alla Brexit. Ma sono ancora meno quelli che vogliono lasciare il Regno Unito: nel 2002 fu un plebiscito (99%) per restare britannici. Madrid, che regolarmente rivendica una «co-sovranità» sulla Rocca, non ha grandi speranze.
Nell’ufficio di Picardo,ai lati della bandiera di Gibilterra, c’erano quella dell’Unione europea e una Union Jack. Ora le cose cambieranno. Lui serra i ranghi e va all’attacco: non molto diplomaticamente, ha accusato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk di essere come «un marito cornuto» che usa i figli per far pagare alla moglie la separazione. «Non saremo una vittima del Brexit, perché non ne siamo responsabili», dice il chief minister. Nel futuro dell’ex colonia, uno dei possibili punti di discussione fra Gran Bretagna e Spagna (con l’Ue teoricamente neutrale) potrebbe tornare ad essere proprio l’aeroporto internazionale. Secondo Madrid è costruito su terreno spagnolo.
Gibilterra potrà sempre sfoderare un’arma a sorpresa per difendere i suoi diritti. Pochi giorni fa è diventata sindaca della città una ex Miss Mondo: la bella Kaiane Aldorino López, oggi trentenne, conquistò la corona nel 2009 (misure 87/66/91, ricordano le cronache spagnole) ma con il tempo si è convertita alla politica. Diciotto mesi fa è diventata vicesindaco, la più giovane di sempre. Dicono che sia una «protetta» di Picardo. Lei sorride e tira dritto, con un sorriso proclama il suo patriottismo: «Sono orgogliosa di essere britannica – ha assicurato parlando con i giornalisti —. Gibilterra è britannica e lo sarà sempre. Perché mai dovremmo cambiare la nostra bandiera?».