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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

La madre morì sola in casa. Il pm: il figlio va processato

Gli anziani abbandonati dai figli, purtroppo non sono una novità. E d’altronde nessuna legge può obbligare all’amore filiale o all’affetto.
Ma a Vigevano, paesone in fondo ai Navigli tra Milano e Pavia, un pm, Roberto Valli, ha deciso che l’indifferenza estrema verso il prossimo, particolarmente se si tratta di un famigliare, in alcuni casi potrebbe anche rappresentare un reato.
Così, circa un mese fa, con una decisione senza precedenti, ha chiesto il rinvio a giudizio di un uomo ultracinquantenne, M.G., accusandolo di abbandono d’incapace per il decesso della madre, morta a 90 anni in completa solitudine e ritrovata, mummificata in casa, cinque mesi dopo, nel maggio 2012.
Come a distanza di cinque anni si arrivi adesso a un processo del genere, è un mistero che si spiega con il fatto che un altro pm aveva chiesto invece l’archiviazione del caso, mentre il gip ne aveva ordinato l’imputazione coatta, facendo palleggiare il fascicolo tra un ufficio e l’altro della pur minuscola procura vigevanese.
Di fatto l’uomo imputato, pensionato e senza figli, secondo il magistrato ora deve rispondere anche dell’aggravante della morte come conseguenza di un altro delitto, ovvero di avere provocato il decesso della madre non curandola. Sebbene, bisognerà dimostrare che l’ulcera fulminante di cui morì la vecchina, sarebbe stata evitabile se M.G. si fosse preso cura di lei come aveva promesso ai vicini di casa. I quali, notando evidentemente lo scarso interesse dei famigliari per l’anziana donna, si erano offerti di portarle almeno da mangiare suscitando il risentimento dell’uomo che li aveva diffidati ad intervenire «in faccende famigliari». Che non si mettessero di mezzo: alla mamma avrebbe badato lui magari insieme alla sorella, hanno raccontato i vicini ascoltati come testimoni dal pm. Invece un brutto giorno di maggio, i pompieri erano entrati dalle finestre e avevano scoperto il corpo dell’anziana ormai mummificato, morta da almeno 5 mesi. Nemmeno a Natale i due figli erano passati per gli auguri. Una storia triste, ma anziché limitarsi ad archiviare il caso alla voce «dramma della solitudine», la Procura ha deciso di intervenire. La sorella di M.G., inizialmente indagata, è stata infine prosciolta perché riconosciuta incapace d’intendere e volere. Ma M.G. dovrà presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare il 9 maggio, primo imputato per mancanza d’affetto in Italia. La questione infatti è controversa, perché al di là delle valutazioni di carattere morale riconosciute dalla legge nei vincoli famigliari, esiste un problema di obbligo giuridico che per esempio il codice civile disconosce quando si parla di famigliari non conviventi, anche se anziani e non autosufficienti come in questo caso. La legge cioè non può costringere un figlio a occuparsi di un genitore e così viceversa (a meno che non si tratti di handicap o minore età). Qui però il magistrato ha individuato il mancato adempimento di un impegno preso «pubblicamente» che farebbe pensare a una consapevolezza del figlio delle condizioni gravi della madre e alla violazione di un obbligo.