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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Tre sparatorie nella notte tra le paludi. «L’abbiamo visto, poi è sparito ancora»

MOLINELLA (BOLOGNA) Lo hanno visto, gli hanno intimato l’alt, hanno sparato in aria. Ma niente, lui è scivolato via nella palude. Per tre volte nella notte tra sabato e domenica, Igor Vaclavic, “il russo”, è prima apparso e poi sparito nel nulla, come un fantasma. I carabinieri gli sono andati vicino in più di un’occasione, tra i chiaroscuro dei campi e le ombre create dai tagli dei canali e dagli alberi della boscaglia. Lo hanno visto correre, ma non sono riusciti a raggiungerlo rapido e scaltro come è. Troppo lontano per imbastire un conflitto a fuoco vero e proprio. E troppo rischioso tirare alla cieca mentre in giro ci sono centinaia di altri colleghi. «Non c’erano le condizioni», dice qualcuno. Per aggiungere poi che di morti ce ne sono stati fin troppi. Gli spari nella pianura li hanno sentiti alcuni contadini, due forse tre volte. Speravano fosse finita, invece non è andata così. Il killer, per ora, è riuscito a spuntarla.
È la più imponente caccia all’uomo che si sia mai vista da queste parti. La striscia di terra a cavallo tra le province di Bologna e Ferrara, e in particolare quella dei comuni di Molinella e Argenta, ieri è sembrata il teatro di una guerra, con truppe spostate da un punto all’altro e uomini e mezzi che tornavano dal “fronte” impolverati e stanchi. Un teatro di guerra nel quale il “nemico” è uno solo. Pericoloso e invisibile. Pensano che abbia le ore contate, sanno di averlo accerchiato, ne sentono l’odore anche se non lo hanno ancora preso. Igor Vaclavic, detto “il russo”, è l’obiettivo. Ora, afferma il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, «non si procede più contro ignoti». Evidentemente gli inquirenti hanno in mano prove importanti.
Dopo l’omicidio del barista Davide Fabbri, il primo aprile a Budrio, l’omicidio di sabato della guardia antibracconaggio di Legambiente, Valerio Verri, e il ferimento della guardia provinciale, Marco Ravaglia, evidentemente i tasselli stanno prendendo posto nel mosaico a cui stanno lavorando le procure di Bologna e Ferrara. Dopo il conflitto a fuoco con i due malcapitati che avevano fermato “il russo” per un controllo contro i pescatori di frodo, il Ris dei carabinieri ha lavorato a fondo a caccia di tracce sul Fiorino utilizzato da Vaclavic per la fuga da Portomaggiore che lo ha portato a ridosso dell’oasi di Marmorta.
Sull’auto che ha dovuto abbandonare dopo essere stato intercettato da una pattuglia dei carabinieri, sono state trovate tracce biologiche. Impronte e peli che dovrebbero appartenere proprio al killer e che restituiranno un Dna che ora potrà essere confrontato con le tracce trovate davanti e all’interno del bar di Budrio. Se tutto va come previsto dagli investigatori Igor Vaclavic, ammesso che si chiami così e che sia davvero russo, è fregato.
Gli inquirenti sono convinti che quello non sia il suo vero nome. Da Roma nelle scorse ore sono arrivate notizie importanti e pare che la sua vera nazionalità sia serba. In quanto all’identità resta al momento un mistero. Igor, avrebbe nel tempo utilizzato diversi nomi e altrettanti documenti. Comunque sia, gli inquirenti sperano di chiarire tutti gli aspetti a cattura avvenuta.
Il fatto che un assassino come lui se ne stia ancora in circolazione preoccupa tutti. «È pericoloso e spietato» hanno spiegato all’unisono Amato e il procuratore Ferrara, Bruno Cherchi, «ed è armato». Ha almeno due pistole e munizioni. È insomma una brutta gatta da pelare per le forze dell’ordine che lo stanno braccando in ogni casolare, nei fossi, nella boscaglia e in ogni altro anfratto.
L’idea che si sono fatti gli investigatori è che si sia costruito un rifugio da qualche parte negli acquitrini della zona, forse più di uno. Veri e propri covi nei quali sparire. Anche per questo a stanarlo sono state chiamate le élite dei carabinieri a cui si stanno unendo anche quelle della polizia. Ci sono i Gis, i paracadutisti del Tuscania, le unità cinofile, l’anticrimine della polizia a cui si aggiungeranno i Nocs.
Dalla Calabria sono arrivati i “cacciatori”, gli specialisti utilizzati nella cattura di latitanti nelle gole dell’Aspromonte. Gente esperta, che sa leggere il terreno e che è capace di restare acquattata per giorni in attesa di un passo falso. Il territorio è blindato, mentre il quartier generale delle operazioni si trova nella caserma di Molinella. È dal grande cancello verde che uomini e mezzi entrano ed escono a ritmo serrato. Decine di squadre di ogni genere che partono alla volta dei territori da battere da cima a fondo, mentre altre auto bloccano incroci e gli elicotteri scrutano dal cielo. È notte a Molinella. Igor, o come si chiama, ieri era la fuori. Ma c’erano anche carabinieri e poliziotti, ed erano tanti.