Gazzetta dello Sport, 10 aprile 2017
Massacro di copti in Egitto
In Egitto nuovi attentati alle chiese cristiano-copte e ai loro fedeli hanno provocato 43 morti e 119 feriti, numeri provvisori e che purtroppo possono solo salire.
• Quanti attentati?
Due attentati, entrambi rivendicati dall’Isis. Il primo, ieri mattina, a Tanta, quasi un quartiere del Cairo, nella chiesa Mar Girgis. Il secondo qualche ora dopo, ad Alessandria, capitale della comunità copta, nella chiesa di San Marco, dove era presente il papa copto Tawrados II, rimasto illeso perché tre guardie hanno impedito allo shahid
di entrare, restando poi uccise quando quello ha tirato la cintura esplosiva. L’attentato che ha provocato più vittime è il primo. Duemila persone stavano celebrando la Domenica delle Palme, festività ancora più importante che da noi, anche perché è l’unico giorno dell’anno in cui i cristiani copti ammettono che si dia lettura di brani dell’Antico Testamento. Sarebbe un giorno di meditazione che si apre con tre ore di preghiere al mattino, con la lettura di salmi e detti di Padri della chiesa e brani del Vecchio Testamento relativi alle profezie, intercalati da un canto in cui si ripete ritmicamente «A te la lode, la gloria, la benedizione. Noi crediamo in Dio Emmanuele». Ma ieri, intorno a mezzogiorno, la cerimonia è stata interrotta da un’esplosione all’altezza delle prime file, in prossimità dell’altare. Erano presenti in chiesa, in quel momento, duemila fedeli. È stata una strage. Immagini diffuse dalla catena di televisioni private Extra mostrano il suolo e i muri bianchi della chiesa coperti di sangue e i banconi in legno divelti. S’è pensato, in un primo momento, che fosse stato collocato, in qualche punto da definire, dell’esplosivo da azionare con un comando a distanza. Ma col passare delle ore ha sempre più preso corpo l’ipotesi dello shahid, il cosiddetto martire, che seduto nelle prime file a un certo punto s’è fatto saltare in aria. La polizia ha arrestato due persone. Una donna che stava seguendo la messa ha raccontato di aver visto fuggire «tre uominiı».
• E ad Alessandria?
Ad Alessandria lo shahid è stato costretto a farsi saltare in aria all’esterno, perché le tre guardie, rimaste poi uccise, gli hanno impedito di entrare. Nessuna conseguenza sui fedeli riuniti nella chiesa di San Marco. Il patriarca Tawadros II, che celebrava, ha detto: «Questi atti insensati non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione». Sia i copti di Alessandria che quelli di Tanta hanno gridato: «Non siamo protetti!», e la cosa deve apparir loro particolarmente grave, dato che sono stati forti sostenitori del presidente Al Sisi, quando questi ha rovesciato il presidente Morsi, dei Fratelli Musulmani e regolarmente eletto. Al Sisi ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, convocato una riunione d’emergenza del Consiglio nazionale di Difesa e ordinato al suo ministro dell’Interno, Magdi Abdelgafar, di rimuovere i capi della Sicurezza e della Polizia Criminale della provincia di Al Garbiya, di cui fa parte Tanta.
• Quanti sono i copti in Egitto?
Otto milioni, su una popolazione di 80 milioni. I rapporti col governo sono stretti, l’anno scorso Al Sisi ha fatto approvare, dopo una lunga trattativa, una legge che permette la costruzione e il restauro delle chiese copto-cristiane. In un primo tempo, la legge prevedeva che non fosse ammessa l’esposizione della croce. Tawadros II, che in circostanze come questa è un papa-sindacalista, è riuscito a far rimuovere il divieto. Ma i Fratelli Musulmani sono maggioranza nel Paese e i copti, perseguitati da sempre, sono odiati ancora di più adesso per il loro appoggio al nuovo regime. Non era poi neanche troppo difficile approntare delle misure di sicurezza: è tradizione che i massacri vengano progettati in occasione di festività importanti, il Capodanno o il Natale (che per i copti cade il 7 gennaio) o le celebrazione della Pasqua, come adesso.
• Come si spiega il giorno di Natale al 7 di gennaio?
Hanno un calendario diverso dal nostro, la cui origine sarebbe troppo lunga da raccontare. Al tempo dei tempi, comunque, la nascita di Gesù si faceva effettivamente coincidere con l’Epifania. La differenza più importante con la nostra fede è che non credono alla Trinità: Cristo secondo loro ha una natura allo stesso tempo umana e divina, mai scissa in nessun istante: «neanche per il tempo di un batter d’occhio» come recita la dichiarazione comune sottoscritta dal loro papa e da Giovanni Paolo II il 12 febbraio 1988. Dopo 15 secoli, il riavvicinamento è cominciato con Paolo VI. Ieri papa Francesco ha detto: «Preghiamo per l’attentato compiuto questa mattina al Cairo in una chiesa copta. Al mio caro fratello, papa Tawadros II, alla Chiesa copta e a tutta la cara nazione egiziana esprimo il mio profondo cordoglio, prego per i defunti e i feriti e sono vicino ai famigliari e all’intera comunità». Francesco sarà in Egitto il 28 e il 29 aprile, e incontrerà Al Sisi. Non è detto che gli attentati di ieri non siano una specie di avvertimento.
• Ci sono copti in Italia?
Sì, ce ne sono sicuramente a Roma, a Milano, nel Friuli, in Veneto, a Bologna. Egiziani immigrati, che fanno in genere i cuochi o i camerieri. Non si fanno troppo vedere proprio per ragioni di sicurezza. Dovrebbero essere in tutto cinque-seimila.