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 2017  aprile 09 Domenica calendario

Inzaghi, fratelli di panca

Fratelli, in questo caso mai coltelli, anzi: gli Inzaghi sono forse i fratelli più uniti del nostro calcio. Simone, Inzaghi jr, classe 1976, è stato un buon attaccante e un ottimo gregario nell’anno della Lazio dello scudetto (stagione 1999-2000), quello strappato all’ultima giornata alla Juventus colpita e affondata sotto il diluvio di Perugia. Pippo, classe 1973, quel giorno c’era a Perugia, e sembrava che alla Juve sarebbe rimasto per sempre, mentre l’anno dopo, nel 2001 passava al Milan dove ha scritto la sua storia e quella del club rossonero. Coppe, scudetti, valanghe di gol, cecchino di Champions da record, campione del mondo a Berlino con la Nazionale nel 2006, questo è il curriculum di SuperPippo Inzaghi quando ha detto di «sì accetto» a Silvio Berlusconi che, da mister della Primavera (appena dopo aver vinto il Torneo di Viareggio) l’aveva promosso allenatore della prima squadra del Milan, stagione 2014-2015. Ma il Milan di Pippo era tutt’altro che super e si piazzò al 10° posto, con uno score di 13 vittorie, 13 pareggi e 12 sconfitte. «Troppo poco», dissero a fine campionato Berlusconi e Galliani, e Pippo nonostante avesse il contratto in scadenza a giugno 2016 fece una valigia che riempì di tristezza e rimpianti. Bocciato, con un anno di stop forzato che l’avevano reso più fragile e vulnerabile, prima della chiamata a Venezia. Simone nel frattempo a Ro- ma si faceva conoscere non più come l’ex scudettato ed ex compagno di Alessia Marcuzzi, ma da tecnico preparato delle giovanili della Lazio. Anche Inzaghi jr si fa le ossa con la Primavera laziale, vince una Supercoppa italiana, sfiora il bis e il presidente Claudio Lotito proprio un anno fa di questi tempi scommetteva su di lui per sostituire uno Stefano Pioli al capolinea – proprio come adesso all’Inter – alla guida della prima squadra. Simone subentra e in sette partite conquista 14 punti chiudendo con la Lazio all’8° posto. Niente Europa, niente conferma. Lotito sogna in grande, cerca e trova “El Loco” Marcelo Bielsa e alla fine soltanto perché l’argentino si libera dalla morsa del patron laziale che torna improvvisamente in auge il nome di Simone Inzaghi. Come “fra” Pippo con Berlusconi, anche Simone risponde nuovamente «obbedisco» alla chiamata della Lazio, partendo per il ritiro precampionato con l’etichetta che i tifosi un tempo avevano dato al panchinaro Castroman, «ròta de scorta». Ad avercene di ruote di scorta così gonfie. Simone Inzaghi stasera si presenta allo scontro diretto contro il Napoli di Sarri che vale il terzo posto in classifica e quindi una porta sulla Champions. Sta gestendo al meglio una Lazio che gioca un ottimo calcio che ha incamerato 60 punti in trenta partite e ha già il pass della finale di Coppa Italia in tasca: sfiderà la Juve all’Olimpico. “Inzaghino” come tecnico ha superato Inzaghi senior, il quale con molta umiltà è ripartito dalla Lega Pro e da una Venezia che, qualche maligno, pensava sarebbe stata mortale per SuperPippo. E invece la società dell’ubiquo presidente Joe Tacopina (prima del club della Serenissima trattava il Milan, ha fatto parte della dirigenza della Roma americana, ha preso e lasciato il Bologna) sta beneficiando dell’ottima conduzione di Pippo Inzaghi: anche lui finalista di Coppa Italia di Lega Pro (il 26 aprile il ritorno con il Matera, andata vinta dai lucani 1-0) e domani sera nel derby di Padova si gioca il primo dei matchball promozione per la B. Il Venezia inzaghiano ha dominato il girone B della Lega Pro e veleggia a più 8 punti dalla seconda, l’altra nobile decaduta del Parma. Certo la Serie A o l’Europa che ha già conquistato Simone, viste dall’isola dello stadio Sant’Elena di Venezia appaiono come un miraggio, ma forse un “derby famigliare”, almeno in Coppa Italia, potrebbe profilarsi all’orizzonte.