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 2017  aprile 08 Sabato calendario

Izzo grida la sua innocenza: «Mai accordi con i boss»

«Posso essermi accordato con un boss, mandante di omicidi, dandogli disponibilità a combinare match e poi eludere il patto senza subire conseguenze? Ho chiesto io al tecnico Rastelli di non giocare nelle gare contestate». Armando Izzo, difensore del Genoa e della Nazionale, si è rivolto così ai giudici sportivi. Voce incrinata dall’emozione e da una particolare spada di Damocle: 6 anni di squalifica più la radiazione. È la richiesta (la più dura mai avanzata per casi simili) della Procura federale: lo ritiene colpevole di un doppio illecito, consumato ai tempi dell’Avellino ed emerso dopo l’arresto di Antonio Accurso, ex capomafia della Vinella Grassi, che durante la sua collaborazione con la Dda di Napoli ha svelato presunte combine con scommesse effettuate per oltre 400 mila euro. 
QUASI PATTEGGIAMENTO In aula c’è stata tensione, con l’avvocato Antonio de Rensis (legale di Izzo) che ha ricordato alla Procura come in altre occasioni ci sia stata una visione d’insieme più tenera («conosco vita, morte e miracoli del calcioscommesse, perché ci sono stati diversi miracoli…», ha sottolineato) per poi sollecitare la Corte: «Prima di stroncare una carriera e la vita di una persona e della sua famiglia, bisogna pensarci bene e soppesare le carte. Non c’è nessuna prova del coinvolgimento di Izzo. E in più è stato il ragazzo a chiedere di non giocare. Se la Procura lo avesse deferito per omessa denuncia, avremmo agito in modo diverso». La frase, unita a quella di Izzo, ha smosso l’accusa che ha cercato in aula la confessione del genoano sulla possibile combine fiutata e il successivo chiamarsi fuori. «Avevo un risentimento muscolare», ha aggiunto il difensore che punta all’assoluzione piena. La lettura delle carte, però, e il balletto di ieri vanno in altra direzione: se i riscontri (anche a livello penale) sulle accuse di illecito nei confronti di Izzo per Modena-Avellino sono di cartapesta (ancora più fragili quelli di Avellino-Reggina), invece la possibile omessa denuncia è praticamente scritta dalla richiesta di non scendere in campo. E, come ha spiegato Izzo, per un ragazzo di Scampia era il solo modo per restare a galla in una situazione molto più grande di lui. Colpa che in sede sportiva potrebbe tramutarsi in 6 mesi di stop.
PISACANE E L’AVELLINO La sentenza è attesa entro una settimana. Ci sono altri imputati: quello che rischia di più è Millesi (anche per lui richiesta di 6 anni), ma il suo avvocato ha bollato come super inattendibili le accuse del boss e dell’altro arrestato Pini. A Roma c’era anche Walter Taccone, presidente dell’Avellino. Si è rivolto alla Procura in modo accorato, mortificato dal fatto di essere finito quasi per inerzia dentro al processo sportivo.. L’avvocato Chiacchio (legale del club: rischia 7 punti di penalizzazione) ha presentato una eccezione per far saltare il processo: se accolta sarebbe una tana libera tutti. Anche per Fabio Pisacane, premiato anni fa dalla Fifa per aver rifiutato una combine quando era in C1 e ora accusato di omessa denuncia: «Questo procedimento ha ferito me e la mia famiglia. Sono qui per loro: ho detto no a un illecito quando ero molto più povero e debole. Per fortuna il Cagliari non ha mai dubitato di me». Anche i legali di Biancolino, Peccarisi, Castaldo e Arini hanno chiesto l’assoluzione.