Gazzetta dello Sport, 9 aprile 2017
Trump e le minacce nordcoreane
C’è un nesso tra il bombardamento della base siriana da parte di Trump e il camion che, guidato da un terrorista (forse l’uzbeko arrestato l’altra notte), ha ucciso quattro persone a Stoccolma.
• Quale sarebbe?
Fino a pochi giorni fa, stando dietro anche ad alcune dichiarazioni piuttosto forti di Trump, sembrava possibile un’alleanza fra Stati Uniti e Russia che avesse l’obiettivo di sgominare una volta per tutte il Califfo e i suoi accoliti. Una lotta serrata al terrorismo che vedesse gli alleati operare d’amore e d’accordo potrebbe forse rendere impossibili, alla fine, episodi come quello di Stoccolma, che segue, come ricorderà, i massacri di Nizza, di Berlino e quello nella metropolitana di San Pietroburgo. Senonché, dopo il bombardamento americano alla base di Al-Shayarat e il ribollire, ieri, di dichiarazioni bellicose, come possiamo ancora sperare in un’alleanza tanto necessaria?
• Quali dichiarazioni bellicose?
Intanto c’è la telefonata di Trump a Seul. Il presidente degli Stati Uniti ha chiamato il presidente reggente sudcoreano, Hwang Kio-ahn, e gli ha detto, secondo quanto riferiscono le agenzie, qualcosa come «adesso occupiamoci dell’amico di Pyongyang». Dopo i venti minuti di chiacchierata, le agenzie sono state autorizzate a riferire che, per quanto riguarda la Corea del Nord, l’opzione militare è sul tavolo. Voglio ricordarle che la Corea è divisa in due parti: la Corea del Nord, che orbita nell’area di influenza cinese, e la Corea del Sud, francamente capitalista e filo-americana. Il presidente della Corea del Nord è quel Kim Jong-un che ogni tanto fa scoppiare qualche ordigno nucleare e annuncia la prossima distruzione dell’America. Ieri Kim ha risposto a Trump così: «L’attacco Usa alla base aerea siriana di Al-Sahyarat prova un milione di volte come da oggi sia giustificato il rafforzamento e la prosecuzione del nostro programma nucleare. Atteggiandosi arrogantemente a superpotenza, gli Stati Uniti hanno solo scelto di colpire Paesi senza armi nucleari e l’amministrazione Trump non fa eccezione alcuna. L’attacco siriano ci rircorda con durezza che solo la nostra potenza militare ci proteggerà da un’aggressione imperialista e pertanto rafforzeremo le forze di autodifesa per far fronte agli ancora più intensi atti di aggressione statunitensi». Parole riferite dall’agenzia di Stato Kcna, che le attribuisce a un «portavoce del ministero degli Esteri». Kim avrebbe anche detto che «questo aprile sarà un mese indimenticabile».
• E i cinesi non dicono niente?
Si dà il caso che, al momento dell’attacco con i missili tomahawk, il presidente Trump si trovasse nella sua villa di Mar-a-Lago, in Florida, in compagnia proprio del presidente cinese Xi Jinping. Trump, racconta il segretario di Stato Rex Tillerson, ha comunicato personalmente a Xi l’attacco (lo strike) contro Assad e, sempre secondo quanto riferisce Tillerson, Xi avrebbe ringraziato per essere stato messo al corrente in anticipo e avrebbe aggiunto di «capire che una risposta del genere è necessaria quando si uccidono così i bambini». Il minuetto sarebbe continuato con Trump che dichiara: «Mi rendo conto che una posizione dura sulla Corea del Nord potrebbe provocare qualche problema a Pechino, e tuttavia se non sarà possibile coordinarsi con voi sarò costretto a proseguire da solo». E qui non si sa che cosa abbia risposto Xi, ma si sa che Kim è vissuto con grande fastidio a Pechino, che gli rimprovera oltre tutto di non essersi mai presentato nella capitale cinese per rendere omaggio ai suoi veri protettori. Nessuna meraviglia se il destro Trump dovesse creare un asse col sinistro Xi. Anche Mao preferiva parlare con Nixon piuttosto che con Breznev.
• Suppongo che l’eventuale guerra a Kim verrebbe fatta per il tramite della Corea del Sud.
I nordcoreani hanno in programma la costruzione di un vettore balistico intercontinentale sul quale montare una testata atomica miniaturizzta in grado di essere collocata nell’ogiva e sparata a migliaia di chilometri di distanza. I sucoreani hanno effettuato di recente il loro test missilistico: così scrive il Chosun Ilbo, che cita fonti militari secondo cui il nuovo vettore Hyunmu-2C è in grado di colpire a 800 chilometri di distanza. Dovrebbe entrare in servizio entro la fine dell’anno.
• Che si sa di Stoccolma?
Il bilancio dell’attentato è di quattro morti e quindici feriti, di cui nove gravi. È finito in carcere un uzbeko di 39 anni, padre di quattro figli e simpatizzante dell’Isis, come dimostra la sua pagina Facebook. L’hanno arrestato a Märsta, cittadina a 40 chilometri a nord della capitale. C’è stato anche un altro arresto, sul quale la polizia non dice però niente.