il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2017
Le mani di Raggi sul salotto buono del Giglio magico
Virginia Raggi sta per prendere il controllo della “Mediobanca” del Giglio magico, la fiorentina Publiacqua e a Roma e Firenze scatta l’allarme rosso. L’ingresso degli uomini di sicura fede grillina, messi dalla sindaca della Capitale ai vertici dell’Acea, avrà lo stesso effetto di un elefante piombato tra la cristalleria di famiglia. E non solo per gli asset privati dell’azienda idro-elettrica romana, che finora hanno veicolato lauti profitti nelle tasche di Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore proteiforme dai mille interessi. Il 27 aprile prossimo l’assemblea degli azionisti ratificherà il cambio della guardia imposto dal Campidoglio, che dell’Acea detiene il 51%.
Il numero dei componenti del board è attualmente di 9 consiglieri. Ai 5 del Comune si aggiungeranno i tre indicati da Suez Environnement, la multinazionale francese dell’acqua secondo azionista del gruppo capitolino con il 23,3% e a quello indicato dal gruppo Caltagirone (5%). Gli interessi dei due maggiori azionisti privati sono fortemente intrecciati. Il costruttore romano nel settembre scorso ha ceduto a Suez il 10,85% di Acea in cambio di una quota del 3,5% dell’azionariato nel colosso francese. Raggi ha indicato come nuovo amministratore delegato Stefano Donnarumma, che subentra ad Alberto Irace e come presidente, casella attualmente ricoperta da Catia Tomassetti, l’avvocato genovese Luca Lanzalone. L’Acea e la Suez insieme hanno molti interessi nell’acqua pubblica toscana. Possiedono tra l’altro il 77% di “Acque blu Arno basso” e il 35% di “Intesa aretina”. Ma soprattutto controllano con una quota del 40%, attraverso la spa “Acque blu fiorentine”, la Publiacqua, partecipata dal Comune di Firenze più altri 45 enti locali che gestisce il sistema idrico di gran parte dei comuni in Valdarno. Presidente è Filippo Vannoni, un tempo renziano a 24 carati, collezionista di incarichi pubblici e consulente del governo. Vannoni è marito di Lucia De Siervo, già capo di gabinetto di Renzi sindaco, ora direttore delle Attività economiche del Comune di Firenze con Dario Nardella. Il presidente dell’azienda idrica fiorentina è divenuto il grande accusatore del ministro Luca Lotti nell’indagine sul mega appalto Consip. Publiacqua è da sempre la palestra della classe dirigente renziana: nel Cda sono passati Simone Barni, organizzatore del Pd di Prato e Carolina Massei, coordinatrice della Leopolda. E anche Maria Elena Boschi, attuale ministro per le Riforme. Ex presidente è Erasmo D’Angelis: divenuto direttore de l’Unità è poi tornato a fare il dirigente a Palazzo Chigi, dove si occupa di dissesto idrogeologico.
L’Ad è sempre stato di nomina Acea, come l’attuale: Emanuela Cartoni, romana di nascita, arrivata a Publiacqua dopo un’esperienza maturata in società del gruppo capitolino. I risultati di questo imponente schieramento di big della politica e dell’imprenditoria non sono tuttavia entusiasmanti, per gli utenti toscani di un’azienda che da qui al 2021 prevede un incremento di utili di quasi il 150%. Dall’inizio della gestione renziana nel 2009, Publiacqua ha mantenuto bollette tra le più care in Italia (a Firenze un cittadino paga quasi quattro volte di un milanese) continuando a macinare utili, mentre gli sprechi di acqua sono arrivati al 51%. Come reagirà la giunta Nardella all’invasione di campo dell’odiata omologa grillina? Nel 2011 l’allora sindaco Renzi aveva annunciato l’intenzione di ricomprarsi il 40% di Publiacqua in mano ad Acea. Costo stimato 100 milioni, contro i 60 sborsati nel febbraio del 2006 dal raggruppamento di imprese capitanato dai romani. L’assalto della Raggi potrebbe giustificare un nuovo interessamento di Palazzo Vecchio. Intanto i privati blindano i profitti attesi prima dell’arrivo dei grillini, attraverso un recentissimo acquisto di altre quote nella “Acque blu fiorentine”. Con il via libera di Tomassetti e Irace (ex Ad di Publiacqua) – e l’esborso di 30 milioni di euro – la quota Acea è passata dal 68,5 al 75,1% e Suez ha rastrellato azioni fino ad arrivare al 24,87%.