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 2017  aprile 08 Sabato calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - DOPO LA STRAGE DI STOCCOLMA E L’ATTACCO DI TRUMP IN SIRIAREPUBBLICA.ITPYONGYANG - Per il regime nordcoreano, l’attacco Usa alla base aerea siriana di Sahyrat, "prova un milione di volte" come da oggi sia giustificato il rafforzamento e la prosecuzione del proprio programma nucleare

APPUNTI PER GAZZETTA - DOPO LA STRAGE DI STOCCOLMA E L’ATTACCO DI TRUMP IN SIRIA

REPUBBLICA.IT
PYONGYANG - Per il regime nordcoreano, l’attacco Usa alla base aerea siriana di Sahyrat, "prova un milione di volte" come da oggi sia giustificato il rafforzamento e la prosecuzione del proprio programma nucleare. Pyongyang si doterà di ordigni atomici per essere pronta e al riparo da eventuali azioni di Washington.

LEGGI Trump telefona a Seul: dopo la Siria ora accelera su Kim Jong-un di A. AQUARO

Lo riferiscono i media locali citando un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano. Il via libera al bombardamento del presidente Usa Donald Trump è arrivato proprio durante la visita in Florida del presidente cinese Xi Jinping, al quale avrebbe di fatto intimato di tenere a bada Pyongyang per evitare ci pensino gli Stati Uniti, anche ricorrendo a un intervento militare.
  Corea del Nord: "Attacco Usa alla Siria giustifica l’atomica" Condividi   Secondo l’agenzia di Stato Kcna il portavoce del ministero degli Esteri ha aggiunto che gli "atteggiandosi arrogantemente a superpotenza gli Stati Uniti hanno solo scelto di colpire Paesi senza armi nucleari e l’amministrazione Trump non fa eccezione alcuna" a questa linea di condotta.

"L’attacco siriano ci rircorda con durezza che solo la nostra potenza militare ci proteggerà da un’aggressione imperialista e pertanto rafforzeremo le forze di autodifesa per far fronte agli ancora più intensi atti di aggressione statunitensi", ha concluso il portavoce di Pyongyang.

La Corea del Nord ha effettuato dall’ottobre 2006 cinque test di esplosioni di altrettanti ordigni atomici, due solo lo scorso anno e le immagini satellitari raccolte dagli americani da settimane lasciano intendere che si prepari ad effettuarne un sesto, in palese violazione delle sanzioni Onu.
  Usa, avvertimento a Pyongyang: "Opzione militare sul tavolo" Condividi   Allo stesso modo Pyongyang ha dimostrato i non avere intenzione di fermare il proprio programma missilitico che ha l’obiettivo di riuscire a costruire un vettore balistico intercontinentale sul quale montare una testata atomica miniaturizzta in grado di essere collocata nell’ogiva e sparata a migliaia di chilometri di distanza.

Nel frattempo anche la Corea del Sud ha effettuato di recente il suo test missilistico: lo riporta il Chosun Ilbo citando fonti militari secondo cui il nuovo vettore è il Hyunmu-2C, in grado di coprire 800 chilometri e in previsione della sua entrata "in servizio" entro la fine dell’anno.

La mossa giunge a 5 anni dall’accordo siglato con gli Usa per estendere da 300 a 800 km la gittata dei missili in dotazione e sufficiente a coprire tutto il territorio nordcoreano. Il vettore è stato provato al sito dell’Agenzia per lo sviluppo della Difesa a Taean, provincia di South Chungcheong, alla presenza del ministro della Difesa Han Min-koo. I missili della classe Hyunmu includono gli Hyunmu-2A (dal range di 300 km), gli Hyunmu-2B with (500 km) e gli Hyunmu-3 (1.000 km).

Gli Hyunmu-2C, una volta in servizio, saranno la risposta al Nord e ai suoi nuovi 300mm su lanciatori multipli e agli Scud-B. Sono 4 le basi di missili di Pyongyang che costituiscono una minaccia e che sono distanti meno di 300 km dal centro della Corea del Sud; sono sei quelle nel raggio inferiore ai 400 km e 9 entro i 550.

LA CINA SEMBRA D’ACCORDO CON TRUMP
PECHINO - E adesso la Corea del Nord. Donald Trump ha appena finito di schiacciare il bottone dei missili sulla Siria che si attacca al telefono con il capo di Seul: adesso, annuncia, ci dedichiamo all’amico di Pyongyang. I due si intrattengono per venti minuti, e Trump assicura che ha parlato con Xi Jinping di "quanto sia serio il problema della Corea del Nord e del nucleare" e di aver quindi discusso "di come affrontarlo". Il presidente dice anche che al leader cinese ha cercato di far capire le ragioni del Thaad, lo scudo antimissile che gli Usa hanno installato a Seul, e che i cinesi pensano serva soprattutto a spiare Pechino. L’attivismo americano, che tiene aperti tutti i fronti, è dunque evidente.

L’accelerazione è palpabile, il segnale forte. Il presidente Usa non sta rispondendo a un’emergenza immediata, stanotte (almeno) Kim Jong-un non ha lanciato nessun missile, anche se ha annunciato che questo aprile pieno di ricorrenze per il regime "sarà un mese indimenticabile": ma evidentemente l’America vuole fare sentire fino all’altra parte del mondo il suo pressing, e mandare il segnale che sì, il blitz contro Bashar al Assad è stato anche un avvertimento rivolto al regime atomico arroccato oltre il 38esimo parallelo. Un avvertimento vero. E anche una dimostrazione di forza proprio davanti a quell’ospite importantissimo che ha appena lasciato Mar-a-Lago, il secondo uomo più potente della terra, il presidente cinese Xi Jinping. Il messaggio l’ha colto fin qui anche il Global Times, il giornale in inglese espressione del partito: Trump, scrive in un editoriale, "ha fatto capire che è davvero pronto a usare la forza". Completare il concetto, please: non solo in Medio Oriente.

L’ha ripetuto del resto il Segretario di Stato Rex Tillerson al termine del primo summit tra Xi e Trump: americani e cinesi "sono d’accordo nell’incrementare la cooperazione e lavorare con la comunità internazionale per convincere la Corea del Nord a risolvere pacificamente la questione e rinunciare al suo illegittimo programma di armamenti". Ma qui siamo ancora alle chiacchiere. The Donald, continua il capo della diplomazia Usa in maniera meno diplomatica, ha anche spiegato a Xi che "capisce anche che questo potrebbe creare problemi alla Cina" e dunque "è pronto ad andare avanti per la sua strada se non riesce a coordinarsi" con Pechino. È quello che aveva già annunciato: pronto ad andare da solo. E Tillerson l’aveva preceduto: tutte le opzioni sono sul tavolo, anche quella militare.

Certo: tra tutte le opzioni quella principale, fatta di pressioni su Pyongyang, continua a passare ancora per Pechino. Dove tutti sanno che lo stesso Xi Jinping è particolarmente esasperato dall’attivismo di Kim, che in cinque anni al potere non è tra l’altro mai venuto ad omaggiare il Dragone. Dice ancora Tillerson che è stato Trump ad avvisare personalmente Xi dello strike contro Assad, e che il capo di Pechino, oltre a ringraziarlo per essere stato messo al corrente, avrebbe addirittura fatto capire "di comprendere che una risposta del genere è necessaria quando si uccidono così i bambini". E se è vero che dopo il blitz la Cina, con il suo ministero degli Esteri, ha ufficialmente invitato a "mantenere la calma" e ha ricordato che non considera mai una cosa buona "interferire negli affari di uno stato sovrano come la Siria", è vero anche che non c’è stata una condanna specifica: e anche questo conta, e molto.

Sui media di qui l’incontro di Mar-a-Lago è ovviamente dipinto come un successo, l’alba di "una nuova era", e d’altronde lo stesso Trump, quando Xi gli ha confermato che America e Cina sono pronte ad assumersi "le loro storiche responsabilità internazionali", gli ha risposto entusiasta: "Sono d’accordo con te al 100 per cento". Quasi non accorgendosi che così facendo stava riconoscendo al suo ospite il ruolo di co-guardiano del mondo. Che fare dunque con Kim?
La telefonata di venti minuti con il presidente reggente coreano, Hwang Kio-ahn, chiamato a guidare il paese da quando la presidente nei guai per l’amica sciamana, Park Geun-hye, è finita in carcere, imprime adesso una ulteriore accelerazione al dossier. Verso quale direzione, con l’imprevedibile Trump, è la domanda da un milione di dollari: che questa volta, però, con Kim l’Atomico di mezzo, riguarda il mondo intero.

FRANCESCA CAFERRI
109 NEW YORK – Gli Stati Uniti sono determinati a mantenere forte la pressione sulla Siria e si preparano a varare nuove sanzioni contro il regime di Bashar Al Assad. L’annuncio arriva alla fine di una giornata convulsa, in cui l’America si è svegliata di fronte al più massiccio intervento nel conflitto siriano dal suo inizio, sei anni fa: il lancio di 59 missili da due portaerei nel Mediterraneo ha portato alla distruzione della base di Khan Shaykun da dove è partito l’attacco chimico che ha ucciso più di 80 persone (almeno 28 i bambini, alcuni di pochi mesi, dice l’Unicef) martedì a Khan Sheikhoun, nel nord della Siria.

INFOGRAFICA - La mappa, i precedenti e le forze in campo

Proprio le immagini dei bambini che morivano cercando disperatamente di respirare sono quelle che hanno spinto il presidente americano Donald Trump ad agire, secondo quello che egli stesso ha detto annunciando l’attacco. Un cambiamento radicale di politica estera per un’Amministrazione che fino a due settimane fa dichiarava che la rimozione di Bashar al Assad non era fra le sue priorità e veniva ritenuta considerata vicina a Mosca: e che ora si trova di fronte a un braccio di ferro con la Russia i cui toni ricordano la Guerra fredda.

Ieri un portavoce Mosca ha condannato la mossa americana come “un’aggressione contro uno Stato sovrano”. Poco dopo dal Pentagono è arrivato l’annuncio che gli Stati Uniti stanno investigando sulla possibile presenza di uomini russi nella base siriana al momento del lancio dell’attacco. Non solo: sotto la lente anche il bombardamento contro un ospedale che stava curando i feriti a Khan Sheikhoun. Secondo fonti Usa potrebbe essere stato condotto dai russi per distruggere prove di quello che i siriani avevano appena fatto.

Uno scenario preoccupante, che emerge con tutti i suoi interrogativi oggi in America: dopo il plauso delle prime ore – ad approvare l’azione di Trump sono stati critici interni come il senatore repubblicano John McCain ed esterni, come il commentatore del New York Times Nicholas Kristof – ora ci si chiede cosa accadrà. Trump ha agito usando il suo istinto più che il calcolo scrive il New York Times, ma come affronterà le conseguenze delle sue azioni?

ATTENTATO DI STOCCOLMA PEZZO DI IERI SU REPUBBLICA.IT
STOCCOLMA dopo Londra. Stoccolma come Berlino e Nizza. Un camion è piombato a tutta velocità tra i passanti nella zona dello shopping pedonale del centro facendo una strage. Il killer alla guida del mezzo è riuscito a dileguarsi ed è ancora in fuga. Quattro le vittime confermate e quindici i feriti (nove gravi) è il bilancio che la polizia ha dato in serata. Tra i feriti anche due bambini. E due uomini sono stati fermati e sono sospettati di essere collegati in qualche modo con l’incursione mortale del camion, anche se nessuno di loro viene ritenuto l’autista.

Per il primo ministro svedese Stefan Lofven, "tutto indica che si è trattato di un attentato. La Svezia è stata attaccata con un terribile atto terroristico". La Svezia non si piegherà agli "odiosi assassini", ha aggiunto poi il premier in una conferenza stampa. "Oggi siamo stati vittime di un terribile attacco nel cuore della nostra capitale. Sappiamo che ci sono quattro morti, diversi feriti e tutto un Paese unito nel dolore, nell’ira e nella determinazione", ha detto Lofven.

In un breve messaggio alla nazione, il re Carlo XVI Gustavo di Svezia ha fatto sapere che la famiglia reale ha accolto con "sgomento" la notizia dell’attentato e ha inviato le sue condoglianze alle famiglie delle vittime.
  Svezia, camion contro passanti a Stoccolma: le prime immagini Navigazione per la galleria fotografica 1 di 34 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow
L’attacco. Erano quasi le tre del pomeriggio (le 14 in Italia) e l’autocarro che consegna la birra - che era appena stato rubato all’autista - ha colpito a caso, ha falciato i pedoni, ha ucciso e ferito fino a quando non è andato a schiantarsi contro l’ingresso del negozio di un centro commerciale, rimanendo incastrato.

Il bersaglio. Il killer ha colpito dopo aver superato l’incrocio tra una grande arteria (la Klarabergsgatan) e la via pedonale più frequentata della capitale, la Drottninggatan. E’ stato il panico, molti i video che hanno catturato immagini di terrore, di fuga ma anche di feriti e di sangue.

Panico in città. Evacuata la stazione centrale, fermati i treni regionali e i convogli della metropolitana, chiusi i due più grandi centri commerciali della capitale, la polizia ha circondato e isolato praticamente tutto il centro città, invitando la gente a non cercare di andarci, né a piedi né in auto.

L’incendio. Nel frattempo era stato spento l’incendio provocato dall’impatto del camion nel grande magazzino Ahlens e il denso fumo che ha probabilmente permesso al killer di dileguarsi aveva smesso di annerire il cielo. E subito è scattata la caccia all’uomo.

L’uomo nella foto. Il primo a finire in manette è stato un uomo che la polizia ha messo "in relazione" all’attacco smentendo però indiscrezioni apparse su alcuni media locali sul fatto che l’uomo avesse confessato di essere il terrorista alla guida del mezzo. Si tratterebbe della persona ritratta in una fotografia con indosso un giaccone verde, una felpa grigia con cappuccio e scarpe da ginnastica.
  Attacco a Stoccolma, le foto di un ricercato diffuse dalla polizia Navigazione per la galleria fotografica 1 di 7 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow "Abbiamo controllato una serie di persone e ne abbiamo arrestato una alla quale siamo particolarmente interessati, il che la rende di rilevanza per le indagini", ha spiegato Jan Evensson della polizia di Stoccolma. "La persona - ha aggiunto - è stata identificata e si trovava nelle vicinanze del luogo dove sono avvenuti i fatti". Un video mostrava un uomo a terra, circondato dagli agenti.
  Attacco a Stoccolma, fermato un sospettato: l’uomo immobilizzato a terra Condividi   Il secondo uomo. Secondo le autorità svedesi l’autista del camion sarebbe però un’altra persona. E un secondo fermo è arrivato nelle ore successive: secondo media locali, si tratterebbe di un 39enne di uzbeko simpatizzante dello Stato islamico, padre di 4 figli. La cattura è avvenuta a Märsta, una piccola città nel nord dell’agglomerato di Stoccolma. È sospettato di "omicidi di natura terroristica" secondo fonti della procura. Sembra escluso però che anche lui sia l’autista della strage: potrebbe invece essere un complice.

Frontiere bloccate. Per bloccare la fuga sono stati reintrodotti i controlli alle frontiere. Lo riferiscono i media locali specificando che qualunque persona voglia entrare o uscire dalla Svezia dovrà mostrare i documenti ed essere identificata. Stoccolma aveva già sospeso temporaneamente l’accordo di Schengen sulla libertà di circolazione lo scorso gennaio per il caos migranti. Anche i Paesi vicini hanno alzato il livello di allerta, dalla Finlandia alla Norvegia, fino alla Danimarca che ha istituito checkpoint lungo tutti i 16 chilometri del ponte Oresund che la collega con la Svezia.
 
Il camion rubato, investito l’autista. Confermando quanto scritto inizialmente da Aftonbladet, il direttore della comunicazione dell’azienda produttrice di birra Spendrups, proprietaria del mezzo, ha raccontato all’agenzia di stampa svedese TT: "Durante una consegna al ristorante Caliente qualcuno è saltato nella cabina del conducente ed è andato via mentre l’autista stava scaricando". L’autista si è quindi gettato sul
cofano del mezzo nel tentativo di fermarne la corsa. L’uomo. ha riferito un’addetta stampa dell’azienda, non ha riportato gravi ferite.

Il permesso per la consegna spiegherebbe la presenza del camion nel cuore di un’area pedonale. Secondo alcuni testimoni, il conducente del mezzo indossava un passamontagna. Altro dettaglio emerso nei minuti successivi all’attentato: la polizia ha detto di aver ricevuto chiamate "dalla persona alla guida del camion". Un furto, si era pensato, e l’allerta terrorismo ufficialmente non era scattata.

La testimonianza di Nasrin, esule siriana arrivata in Svezia una decina di anni fa, che era nei pressi del luogo dell’attentato: "Ero terrorizzata, è stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Potevo essere io - ha raccontato in lacrime alla televisione svedese - Il camion ha travolto tutto lungo il percorso. All’inizio abbiamo pensato che fosse un’esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi. Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l’umanità non ci sia più speranza".

 Le autobomba del 2010. La zona dell’attentato è la stessa in cui l’11 dicembre 2010 saltarono in aria due autobomba, in quello che all’epoca fu il primo attentato suicida nei Paesi scandinavi. La prima esplose alle 16.48 all’incrocio tra Olof Palme Street e Drottninggatan, la seconda alle 17.00 all’incrocio tra la stessa Drottninggatan e Bryggargatan. Le auto erano state caricate con sei bombole di gas liquefatto, di cui solo una esplose provocando solo feriti, ma la polizia valutò che se gli ordigni avessero funzionato pienamente l’effetto sarebbe stato simile alla strage compiuto dalla bomba posta al traguardo della maratona di Boston. Nei pressi di una delle due vetture venne trovato il corpo di un kamikaze, successivamente identificato come Taimour Abdulwahab al-Abdaly, un cittadino svedese nato in Iraq.
 
Dalla gaffe di Trump alle reazioni internazionali. La Svezia è così teatro di un nuovo attacco all’Europa, poche ore dopo le parole con cui il presidente russo Vladimir Putin ha stigmatizzato il bombardamento statunitense in Siria "che pone seri ostacoli alla costituzione di una coalizione internazionale per la lotta contro il terrorismo”. E due mesi dopo la clamorosa gaffe del presidente Usa Donald Trump su un attentato in Svezia mai avvenuto. Putin ha inviato un telegramma al re di Svezia: "Non per sentito dire (martedì scorso il kamikaze nella metropolitana di San Pietroburgo, ndr), conosciamo i reati commessi dal terrorismo internazionale nel nostro Paese. In questa ora difficile i russi piangono insieme al popolo della Svezia".

"Un attacco a uno Stato membro della Ue è un attacco contro ognuno di noi" le prime parole del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. "Il mio cuore è a Stoccolma questo pomeriggio. I miei pensieri sono con le vittime del terribile attacco di oggi" ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

Il messaggio di cordoglio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a re Carlo XVI Gustavo: "Le notizie sul vile attentato che poche ore fa ha causato morti e feriti nel centro di Stoccolma suscitano profonda tristezza e grande preoccupazione. In questo momento di dolore per la Svezia, l’Italia intera si stringe nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime e rivolge un pensiero di partecipe vicinanza ai feriti, augurando loro una pronta guarigione. Nella lotta contro il terrorismo, che ancora una volta ha colpito brutalmente cittadini inermi, la Svezia potrà sempre contare sulla collaborazione dell’Italia, nella consapevolezza che soltanto uniti potremo sconfiggere l’inutile violenza di quanti attaccano i nostri comuni valori di libertà, tolleranza e pluralismo. In questo spirito, Maestà, le porgo le più sentite condoglianze a nome di tutti gli italiani e mio personale, rinnovando i sentimenti di solidarietà per l’amico popolo svedese".

Tweet del premier Paolo Gentiloni: "Con il cuore e la mente a #Stoccolma colpita dal terrorismo. Il Governo e il popolo svedese hanno oggi più che mai la nostra amicizia".

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano: "Esprimo la più ferma condanna e il cordoglio e la vicinanza dell’Italia allo Stato e al popolo svedese per il terribile attentato avvenuto poche ore fa a Stoccolma. L’Italia, anche come Presidente di turno del G7 e membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, continuerà ad impegnarsi attivamente nella lotta contro il terrorismo a favore della pace e sicurezza internazionale".

Il ministro dell’Interno Marco Minniti è stato raggiunto dalla notizia a Genova, mentre presenziava a un incontro promosso da Anci Liguria sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. "Permettetemi di esprimere, da qui, grande solidarietà al popolo svedese - le parole dal palco del ministro -. Stoccolma, San Pietroburgo, Londra, Berlino, Parigi, Nizza, Istanbul. Abbiamo di fronte una minaccia che ha un altissimo grado di imprevedibilità. Si ruba un camion e si ammazzano cittadini inermi. Allora comprendete che c’è un punto di fondo che quando ho chiesto di lavorare con tempi rapidissimi, quando ho pensato di correre sul tema della sicurezza, e fare insieme due provvedimenti su sicurezza e immigrazione avevo in testa questo".

Berlino è al fianco della Svezia "contro il terrorismo", ha detto il portavoce della cancelliera Angela Merkel, per un attentato dalle modalità sin troppo simili a quello che colpì il mercatino di Natale nella capitale tedesca nel periodo di Natale.

Dalla Finlandia, il presidente Sauli Niinisto si è detto "scioccato dal folle gesto di Stoccolma. Ogni attacco terroristico deve essere sempre e ugualmente condannato. Ma ci tocca nel profondo quando simili attacchi colpiscono i nostri vicini del Nord". La polizia di Helsinki fa sapere di aver rafforzato le misure di sicurezza nel centro della capitale. Stato di allerta anche in Norvegia, dove le forze di polizia, normalmente disarmate, ora sono in assetto da combattimento e presidiano Oslo, l’aeroporto della capitale e le altre città.

Da Vienna, il ministro degli Esteri danese Anders Samuelsen: "È terribile venire a conoscenza di questo attacco terroristico. È orribile e disgustoso, e noi dobbiamo combattere il terrore in Europa. Quello che possiamo fare è collaborare ancora di più nello scambio di dati e informazioni sensibili".

A Parigi, la Torre Eiffel sarà spenta a mezzanotte in segno di lutto per le vittime dell’attentato di Stoccolma.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg su Twitter: "Siamo accanto al popolo svedese nel suo dolore".

E ancora su Twitter il dolore di Charles Michel, primo ministro di un Belgio già duramente colpito dal terrorismo. "I nostri pensieri vanno alle vittime e alle loro famiglie a Stoccolma. Una triste giornata, ma crediamo nella capacità di ripresa del popolo svedese".

Dal Regno Unito, il tweet del ministro degli Esteri Boris Johnson: "Profondamente preoccupati dallo scioccante evento di Stoccolma. I nostri pensieri sono con le vittime, con le loro famiglie e con tutta la Svezia". Sadiq Khan, sindaco di Londra dove il mese scorso cinque persone sono morte a seguito dall’attacco a Westminster. "Siamo uniti a Stoccolma dopo uno spregevole atto di terrorismo mirante a colpire persone innocenti e i valori condivisi della democrazia, della libertà, della giustizia e della tolleranza. I londinesi conoscono quella sofferenza e condividono con la gente di Stoccolma la ferrea determinazione a non darla vinta ai terroristi".

STOCCOLMA ARRESTATO UN UZBEKO
STOCCOLMA - L’uomo arrestato sarebbe l’attentatore che ieri pomeriggio alla guida di un camion si è lanciato sulla folla nel centro di Stoccolma provocando quattro morti e 15 feriti. Lo ha reso noto la polizia della capitale svedese, senza confermare il secondo arresto di cui parlano i media locali. "Pensiamo che sia l’attentatore. Ci possono essere altre persone associate a lui, ma al momento non lo sappiamo", ha detto il portavoce Lars Byström. Secondo vari mezzi di informazione, si tratta di un uzbeko di 39 anni, padre di quattro figli, simpatizzante dello Stato islamico. È stato catturato ieri sera a Märsta, una piccola città a 40 chilometri a nord di Stoccolma. Stamane la procura lo ha posto agli arresti con l’accusa di "omicidio con carattere terroristico". La procura ha confermato che si tratta di un uzbeko di 39 anni ma ci sarebbe anche un altro fermato che sarebbe legato all’attentato.

Intanto nella notte sono uscite dall’ospedale 6 persone, ne rimangono 9 ricoverate tra cui un bambino, che è grave. Il servizio sanitario nazionale parla di dieci persone ancora in ospedale. Attacco a Stoccolma, le foto di un ricercato diffuse dalla polizia Navigazione per la galleria fotografica 1 di 7 Immagine Precedente Immagine Successiva Slideshow Il quotidiano Aftonbladet riferisce che l’uzbeko aveva utilizzato la sua pagina su Facebook per postare video propagandistici dei jihadisti del "califfato" e aveva messo il suo "mi piace" a una foto di vittime dell’attacco alla maratona di Boston nel 2013. Gli investigatori stanno esaminando i tabulati telefonici e gli account sui social media del sospettato, per avere informazioni sul suo ruolo nell’attentato. A quanto riferito dai media svedesi l’uomo aveva materiale di propaganda dello Stato islamico sul proprio computer portatile e sarebbe stato anche in possesso di fotografie di persone ferite nelle esplosioni di Boston.

Stando ad alcune fonti della polizia sul camion sarebbe stata trovata una borsa con un ordigno rudimentale rimasto inesploso ma il portavoce della polizia inizialmente non ha confermato: "Non facciamo mai commenti su cose che sequestriamo", ha detto, ma dopo qualche ora ha ammesso: "L’oggetto sotto investigazione trovato sul camion potrebbe essere un ordigno incendiario o esplosivo". Attacco a Stoccolma, la corsa folle del camion ripresa da una telecamera di sicurezza Condividi  
Il primo ministro svedese, Stefan Lofven, ha ordinato il rafforzamento dei controlli alle frontiere del Paese. Lofven ha inoltre affermato che l’attacco è una "tragedia per le famiglie coinvolte", sottolineando che la Svezia farà "tutto il necessario" per garantire la sicurezza della popolazione. I terroristi, ha aggiunto, "vogliono che abbiamo paura... che non viviamo le nostre vite in modo normale, ma questo è ciò che faremo. I terroristi non potranno mai sconfiggere la Svezia, mai". Affermazioni simili anche da parte della sindaca di Stoccolma Karin Wanngard: "Stoccolma è una città aperta e accogliente, non ci spaventano attentati come questo". Lunedì alle 12 in tutto il Paese verrà osservato un minuto di silenzio.

La principessa Vittoria di Svezia ha visitato il luogo dell’attentato, dove ha depositato un ramo di rose in ricordo delle vittime e dei feriti. "In qualche modo, usciremo rafforzati", ha detto l’erede al trono, con le lacrime agli occhi, in un rigoroso abito nero. La primogenita dei reali svedesi, che era accompagnata dal marito, Daniel, ha aggiunto che il Paese ha dimostrato "un’enorme forza" nella sua risposta all’attentato e si è detta certa che la Svezia supererà l’accaduto mantenendosi unita "come una comunità". Intanto il re, Carlo Gustavo XVI e la consorte, Silvia, sono di ritorno in patria, dopo che venerdì, saputo dell’attentato, hanno deciso di anticipare la conclusione della loro visita in Brasile.

LASTAMPA.IT

Vasta operazione nella notte della task force antiterrorismo svedese che ha portato a diversi blitz, tra cui uno alle cinque del mattino in un appartamento a Marsta, sobborgo alle porte di Stoccolma. La polizia ha confermato l’arresto di due persone: uno con l’accusa di terrorismo e omicidio. Sarebbe l’uomo al volante del camion che ieri ha causato 4 morti e 15 feriti. «La persona in questione è stata arrestata come il colpevole, come autista», ha detto il portavoce della polizia Lars Bystrom. «Poi, ci possono essere altre persone che sono associate a lui, ma non lo sappiamo al momento», ha aggiunto. 

 

 

Secondo diverse fonti il fermato sarebbe un 39enne originario dell’Uzbekistan, padre di quattro figli, che aveva manifestato sul web simpatie per i sanguinari jihadisti del “Califfato”. L’uzbeko, che risiede in un quartiere periferico della capitale, ha utilizzato la sua pagina su Facebook per postare video propagandistici dell’Isis e aveva aggiunto `I like´ a una foto di vittime insanguinate della maratona di Boston, nel 2013. Un’altra persona è stata fermata questa notte alle 2 a Hjulsta, e avrebbe «legami con l’attentato».  

 

 

REUTERS

 

L’attentato ieri pomeriggio  

Pomeriggio di terrore ieri a Stoccolma, dove un camion è piombato a tutta velocità tra i passanti nella zona dello shopping pedonale del centro. Erano quasi le tre del pomeriggio (le 14.53 in Italia) e l’autocarro che consegna la birra ha colpito a caso, ha falciato i pedoni, ha ucciso e ferito fino a quando non è andato a schiantarsi contro l’ingresso del negozio di un centro commerciale, rimanendo incastrato. Il bilancio è di quattro morti e 15 feriti. Secondo quanto riporta la tv svedese, citando fonti della polizia, nel camion è stato trovato dell’esplosivo.  

 

Leggi - “Il camion mi è passato davanti”, cuneese testimone dell’attentato  

 

L’attacco  

Il killer ha colpito quando ha superato l’incrocio tra una grande arteria (la Klarabergsgatan) e la via pedonale più frequentata della capitale, la Drottninggatan. È stato il panico, molti i video che hanno catturato immagini di terrore, di fuga ma anche di feriti e di sangue. Evacuata la stazione centrale, fermati i treni regionali e i convogli della metropolitana, chiusi i due più grandi centri commerciali della capitale, la polizia ha circondato e isolato praticamente tutto il centro città, invitando la gente a non cercare di andarci, né a piedi né in auto. 

 

 

Il messaggio di re Carlo XVI Gustavo di Svezia  

In un breve messaggio alla nazione, il re Carlo XVI Gustavo di Svezia ha fatto sapere che la famiglia reale ha accolto con “sgomento” la notizia dell’attentato e ha inviato le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. «La Svezia è stata attaccata, si è trattato di un atto terroristico», ha dichiarato ieri il premier Stefan Lofven mentre i soccorritori cominciavano il tragico conteggio delle vittime.  

 

Gli interrogatori  

Le autorità hanno interrogato il proprietario dell’automezzo che stava consegnando la birra Spendrups. L’autista stamattina si è fermato davanti al ristorante Caliente: giusto il tempo di avvisare del suo arrivo che un uomo è saltato sul camion, l’ha messo in moto ed in pochi attimi è sparito. Un furto, si era pensato, e l’allerta terrorismo ufficialmente non era scattata. 

 

 

Frontiere bloccate  

Per bloccare la fuga sono stati reintrodotti i controlli alle frontiere. Lo riferiscono i media locali specificando che qualunque persona voglia entrare o uscire dalla Svezia dovrà mostrare i documenti ed essere identificata. Stoccolma aveva già sospeso temporaneamente l’accordo di Schengen sulla libertà di circolazione lo scorso gennaio per il caos migranti.  

 

 

Il precedente attacco terroristico  

La zona dell’attentato è la stessa in cui l’11 dicembre 2010 saltarono in aria due autobomba, in quello che all’epoca fu il primo attentato suicida nei Paesi scandinavi. Le modalità dell’attentato di ieri ha ricordato molto da vicino quelle degli attacchi che hanno insanguinato nell’ultimo anno l’Europa da Nizza a Berlino, poi rivendicati dall’Isis.