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 2017  aprile 08 Sabato calendario

Pista vuota, tribune deserte. In Cina lo show al contrario della F1

Una pioggerella fine, nuvole basse che si mescolano all’inquinamento: per tutto il giorno l’autodromo di Shanghai sembra immerso in una bottiglia di latte. La scarsa visibilità impedirebbe all’elisoccorso di decollare in caso di incidente con feriti, quindi non ci sono le condizioni per mettere in pista la Formula 1. E lo spettacolo si inceppa già alla seconda puntata: la sessione di prove libere del mattino dura una ventina di minuti, quella pomeridiana viene cancellata. Oggi è atteso bel tempo durante le qualifiche (dalle 9), ma per domani in orario gara siamo daccapo: è attesa pioggia (è primavera, succede), ci sarà inquinamento (a Shanghai è la regola) e le nuvole andranno come sempre dove gli pare. Morale, il Gp di Cina è a rischio cancellazione. La proposta avanzata dai team di compattare prove libere, qualifiche e gara nella giornata di oggi non è stata neanche presa in considerazione dal direttore della corsa Charlie Whiting.
Le spine di Liberty Media
È la prima grana per la gestione Liberty Media appena subentrata a Bernie Ecclestone. Secondo il regolamento, l’ospedale indicato dagli organizzatori, che è a 38 chilometri, deve essere raggiungibile in 20 minuti: soltanto l’elicottero può farcela. Quindi sarebbe necessario che domani la foschia si diradasse e che dal ministro responsabile della sicurezza aerea arrivasse l’autorizzazione a volare. Qualche maligno insinua che ai tempi di Ecclestone il nulla osta sarebbe giunto più facilmente, ma a questo punto la dietrologia è inutile. Il piano B prevede la scelta di un ospedale più vicino e l’apertura di una corsia preferenziale per l’ambulanza, però, anche in questo caso, serve un intervento politico urgente.
Ungheria vs Heineken
L’altro problema è il pubblico. Sulle tribune del mastodontico Shanghai International Circuit ad assistere al triste spettacolo delle prove libere c’erano sì e no trecento persone. Nella città più popolosa del mondo, 27 milioni di abitanti, la metà dell’Italia, anche un torneo di briscola avrebbe più spettatori. Quei pochi entusiasti sono stati ignorati dai piloti, che nulla avevano da fare se non aspettare che le condizioni meteo migliorassero. Il solo Lewis Hamilton, armato di smartphone per documentare l’impresa sui social, ha attraversato la pista a piedi, ha raggiunto la tribuna e lanciato cappellini autografati. E gli altri piloti? Non sono loro stessi a ripetere a ogni intervista che il mondo della F1 deve avvicinarsi al pubblico?
Al limite del surreale è un’altra grana che Liberty Media dovrà affrontare a breve. Gli organizzatori del Gp di Ungheria rifiutano la sponsorizzazione da parte della Heineken. A indignare il Paese del filo spinato antiprofughi ai confini è la stella rossa che compare su bottiglie e lattine. «È simbolo della dittatura comunista, quindi è contro la legge», confermano le autorità di Budapest. Dietro la battaglia ideologica si nasconde in realtà una lite commerciale tra il colosso olandese e un birrificio locale, e la Formula 1 è niente di più che il terreno di scontro.
La Malesia lascia il Circus
Di fronte a tanto, la perdita del Gp di Malesia diventa un problema marginale. Il 1° ottobre, le monoposto correranno per la 19ª e ultima volta sul tracciato di Sepang, che continuerà invece a ospitare il Motomondiale. È un pezzo di storia che sparisce, dalla vittoria di Irvine in Ferrari nella gara inaugurale del ‘99 al successo di Rosberg in Mercedes lo scorso anno. Il calendario della F1 non ne risentirà: i nuovi proprietari avevano già annunciato l’intenzione di recuperare le gare storiche europee e di espandersi verso gli Stati Uniti. Nel 2018 torneranno i Gp di Francia a Le Castellet e di Germania a Hockenheim, in attesa di Los Angeles, Las Vegas, Miami o New York.