La Stampa, 8 aprile 2017
«Le navi bucheranno la montagna». In Norvegia il primo tunnel marino
Nel film di Werner Herzog, Fitzcarraldo fa salire una nave su una montagna e la fa scendere dall’altra parte. Anche nella finzione del set cinematografico, fu una gran fatica. Ora i norvegesi hanno pensato che c’è un modo migliore per fare superare a una nave una montagna: scavare nella roccia un tunnel abbastanza grande da farla navigare. Dopo anni di ripensamenti, il governo di Oslo ha finalmente approvato il progetto dello Stad Skipstunnel, un canale dentro a una galleria lunga 1,7 chilometri che eviterà alle navi di circumnavigare la penisola di Stadlandet. Non tutti erano convinti dell’idea: per percorrere quel miglio di mare al coperto, le navi dovranno aspettare il loro turno e andranno così piano che impiegheranno alla fine lo stesso tempo necessario a navigare intorno alla Stadlandet. Ma si risparmieranno uno dei tratti marini più pericolosi del mondo, esposto com’è senza alcuna protezione per almeno 100 giorni l’anno alle tempeste del Mare del Nord. Dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi ci sono stati 46 naufragi che hanno causato 33 vittime, e tre anni fa una grande nave con 161 passeggeri a bordo ha rischiato di finire sugli scogli.
I norvegesi non badano a spese quando si tratta di salvaguardare la sicurezza pubblica e il fiorire dei commerci, ma hanno incaricato ben 18 commissioni di esperti di stabilire se lo Stad tunnel sarebbe stato conveniente dal punto di vista economico. Sembra di no, ma lo si farà lo stesso per prevenire la perdita di vite umane e probabili disastri ambientali. Nel punto più stretto della penisola si costruiranno quindi due dighe provvisorie, indispensabili per arginare l’acqua del mare durante i lavori e si comincerà a scavare un tunnel largo 36 metri e alto 49 dalla base al tetto. Quando le dighe saranno abbattute, l’acqua lo invaderà per una profondità di 12 metri, la stessa del canale di Panama, sufficiente a fare transitare traghetti e navi fino a 20.000 tonnellate.
Dello Stad tunnel si parla in Norvegia dal 1874, quando il giornale Nordre Bergehus Amitsidende propose di creare una scorciatoia nella penisola scavando una galleria ferroviaria nella quale le imbarcazioni avrebbero potuto essere caricate su treni e trasportate dall’altra parte. Un’idea molto bizzarra, e non se ne fece niente. Ma la Norvegia ha un debole per i tunnel e vanta il primato della galleria stradale più estesa e moderna del mondo, il Laerdalstunnelen, che lungo i suoi 24,5 chilometri ha piazzole di sosta e ricreazione scavate nella roccia, dove si respira aria pura filtrata da un avveniristico impianto di depurazione.
Realizzare lo Stad tunnel, che verrà inaugurato nel 2023, non sarà un’impresa titanica come quelle compiute in passato per abbreviare i percorsi marini. Costerà solo 250 milioni di euro e anche se bisognerà rimuovere tre miliardi di metri cubi di detriti siamo ben lontani dal mastodontico lavoro richiesto per il canale di Panama, lungo 81 chilometri e costruito tra il 1907 e il 1914, o per il canale di Suez, che richiese tra il 1859 e il 1869 scavi per una lunghezza di 193 chilometri. L’ingegner Terje Andressen, responsabile del progetto, sa che non diventerà mai famoso come Ferdinand de Lesseps, Gustave Eiffel o il colonnello Gothal, ma è comunque fiero di costruire la prima galleria marina del mondo per grandi navi. «Ne passeranno 100 ogni ora – dice – e istituiremo un centro di controllo come negli aeroporti, per dare alle imbarcazioni un orario di partenza. Sarà un’opera importante non solo per i traghetti passeggeri, ma anche per il commercio del pesce che viene allevato o pescato nei due fiordi che saranno ora collegati».
A Marsiglia esisteva una galleria navigabile, il tunnel du Rove, che collegava il porto al fiume Reno. Costruita nel 1926 era lunga ben sette chilometri, con una profondità dell’acqua di quattro metri. Una larga parte del tetto è però crollata nel 1963, e da allora il canale è chiuso. Lo Stad tunnel sarà così l’unica galleria del mondo nella quale transiteranno navi. Una pietra miliare, che ispirerà probabilmente in futuro scavi analoghi in coste particolarmente frastagliate. Come diceva Fitzcarraldo nel film, «chi sogna può muovere le montagne». O può scavarci un buco in mezzo.