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 2017  aprile 06 Giovedì calendario

Clotilde Courau: «È ora che l’Italia sappia chi sono veramente»

Si è aperta a Roma la settima edizione del festival «Rendez-vous. Il nuovo cinema francese», che quest’anno è dedicato soprattutto alle donne, attrici o registe. Sarà reso omaggio, in particolare, a Louis Garrel, Diane Kruger e Clotilde Courau.
Incontro a Parigi Clotilde Courau, che per la prima volta in questa occasione presenta il suo lavoro in Italia. Mi racconta con piacere ed entusiasmo la sua carriera, è nel mondo del cinema da più di 25 anni, i suoi incontri professionali più importanti e il rapporto con l’Italia. Si dice felice che gli italiani, a cui si sente vicina da quando si è sposata con Emanuele Filiberto di Savoia, la possano conoscere per quello che è veramente, cioè per il suo lavoro di attrice e il suo talento.
Quando piange sullo schermo anche gli spettatori piangono. Superati i 45 anni ha ancora una linea giovanile, una voce e un modo di parlare inconfondibili. Quando sorride tutto il suo volto s’illumina.
A Roma presenterà per la prima volta il suo lavoro. Come vive questo momento?
«Presenterò tre film. Non ci posso credere di Philippe Claudel, L’ombre des femmes di Philippe Garrel e Le ciel attendra di Marie-Castille Mention Schaar. Sono tutti nati dagli incontri con i registi. Claudel mi ha anche fatto conoscere il piacere di fare delle letture. Così è nata l’idea di creare lo spettacolo teatrale che interpreto ormai dal 2013, Piaf, l’être intime. Mi ha anche permesso di recitare con attori italiani come Stefano Accorsi e Neri Marcoré, un’esperienza che vorrei ripetere. L’esperienza professionale con Philippe Garrel mi ha reso consapevole della mia appartenenza a questa particolare famiglia del cinema in cui avevo debuttato con Jacques Doillon e il suo film Le petit criminel. Questo non mi impedisce di andare verso altri mondi, ma per me è stato come tornare all’universo dei primi passi della mia carriera».
Di cosa parla «Le ciel attendra»?
«È un film che affronta un tema delicato, quello della radicalizzazione e della de-radicalizzazione di giovani ragazze francesi irretite dalla jihad. Abbiamo iniziato le riprese tre giorni dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015. All’indomani degli attacchi avevo dei dubbi sul mio personaggio, una madre con una figlia partita per la Siria. Mi chiedevo se avessi il diritto di fare un film su un argomento così doloroso dopo quello che abbiamo vissuto al Bataclan. Ma il cinema è anche impegno e allora mi è sembrato ovvio incarnare questo personaggio».
Nel film è la madre di un’adolescente. Ma lei ha davvero una figlia adolescente
«Sì, adesso ha 13 anni».
Anche sua figlia passa molto tempo in Rete?
«Sa, l’importante è la comunicazione in casa. Si può anche proibire l’accesso ai social media, ma è inutile se non si parla di argomenti che non sono sempre facili da affrontare. Alla fine per educare i figli ci vogliono sempre due adulti. Da parte mia, tendo a essere un po’ severa e a cercare di educare i bambini tenendoli fuori dal sistema consumistico».
Immagino non si sia trovata bene a scuola, dato che a 16 anni ha lasciato gli studi.
«In effetti. È stato un periodo piuttosto caotico nella mia vita con il disastroso divorzio dei miei genitori. Ho lasciato la scuola non solo per via del sistema scolastico, anche se penso che dovrebbe essere ripensato. Ho cercato altrove il piacere di imparare».
La famiglia è importante per lei?
«È essenziale ed è una cosa molto bella. Per me è sinonimo di radici, di solidarietà e di fratellanza».
Lei ha avuto una famiglia un po’ particolare e un’infanzia singolare.
«Sono state queste condizioni a permettermi di essere quella che sono oggi, un essere a parte, impossibile in un certo senso da incasellare socialmente. Indubbiamente è per questo che l’idea di avere una famiglia mi ossessionava da giovane. Purtroppo devo constatare che in Francia è qualcosa che è stato dimenticato. L’idea di famiglia è diversa in Italia».
Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Continuerò la mia tournée con Piaf e quest’anno girerò due film, uno di Fabrice Aragno e l’altro di Manuela Morgaine. Inoltre sto scrivendo il mio primo film da regista».
[traduzione di Carla Reschia]