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 2017  aprile 06 Giovedì calendario

Stadio della Roma tutto da rifare. Bocciato il progetto

Nella classifica dei lavori meno invidiabili di questo millennio, da oggi, entra di diritto chi dovrà spiegare all’imprenditore americano James Pallotta, presidente della società di calcio della Roma, per quale motivo il progetto del nuovo stadio sia costretto a ripartire dal via.
Il «no» arrivato dalla Regione Lazio, con cui si è di fatto chiusa la Conferenza dei servizi aperta da Ignazio Marino, costringe i proponenti a un altro giro sulla giostra della burocrazia italiana. Tutto da rifare, tra pareri, vincoli e una nuova Conferenza da aprire. D’altronde, l’ultimo progetto annunciato da Virginia Raggi, frutto del lungo e sofferto accordo con la Roma, è rimasto sulla carta e alla Regione non è mai arrivato, così come non sono state presentate la variante urbanistica e la necessaria «delibera di pubblica utilità». Per questo, la bocciatura era inevitabile.
Il ritorno alla linea di partenza è fissato per il 15 giugno. Entro quel giorno, il Comune dovrà presentare le sue controdeduzioni al parere negativo espresso dalla Conferenza dei servizi. E se nel frattempo i Cinque Stelle capitolini riuscissero a far approvare una nuova delibera per lo stadio, risparmierebbero tre mesi di Conferenza preliminare in Campidoglio. Una possibilità che Pallotta e il costruttore Luca Parnasi non vogliono lasciarsi sfuggire, nonostante le preoccupazioni che nell’ambiente nutrono per la gestione pentastellata del progetto, considerata «poco agile» nel ginepraio di vincoli e norme. E il Pd, che guida la Regione Lazio, non rasserena le inquietudini della Roma: «Le altre amministrazioni per sette mesi sono state impegnate nella decifrazione di pareri confusi e contraddittori trasmessi dal Comune di Roma». Negli incubi della Roma, torna poi lo spettro del vincolo paesaggistico che il ministero per i Beni culturali potrebbe ottenere sull’Ippodromo di Tor di Valle, mettendo a rischio l’intero progetto. Anche in questo caso, il termine per l’eventuale vincolo è fissato al 15 giugno. E nel caso, la Roma e Parnasi dovrebbero ricorrere al Tar.
I Cinque Stelle, intanto, annunciano che i tavoli tecnici sono stati avviati, nel tentativo di placare gli animi. «Non cambia nulla – assicura Paolo Ferrara, capogruppo del M5S capitolino – Entro giugno la delibera andrà in Aula e il ritardo sarà solo di qualche mese, con la prima pietra che potrà essere posata nel 2018».
Ecco, l’unica cosa a muoversi dalla nascita del progetto per lo stadio della Roma sembra essere la data di inizio dei lavori. Pallotta, nel 2015, annunciava per l’anno successivo il via libera. Poi, a dicembre del 2016, si era trovato costretto a riporre le sue speranze nel 2017. E ora, invece, sembra che ruspe e gru dovranno rimanere parcheggiate almeno fino al 2018. Qualcuno, in America, lo spieghi al patron giallorosso: «It’s the italian burocracy, James».