Gazzetta dello Sport, 8 aprile 2017
Trump bombarda la base siriana di Al-Shayarat
Trump ha mantenuto la parola data a suo tempo da Obama, e cioè che se Assad avesse bombardato con sarin, ordigni al cloro e altre armi chimiche i siriani, gli americani sarebbero intervenuti contro di lui (la famosa «linea rossa da non superare»). Ma Obama, all’ultimo, poco appoggiato dal Congresso, aveva rinunciato. Ieri invece Trump ha dato ordine che da due delle navi americane di stanza nel Mediterraneo partissero 59 missili tomahawk diretti contro la base militare siriana di Al-Shayarat, nella provincia di Homs, quella da cui si sarebbero alzati in volo gli aerei responsabili del massacro di Khan Sheikhoun. I missili avrebbero distrutto quasi completamente questa base di Al-Shayrat, posta lungo la strada che porta a Palmira e a Deir Ez-Zour, cioè all’incrocio delle grandi vie di comunicazione fra Damasco e Aleppo e fra la costa siriana e il deserto. I morti dovrebbero essere quindici, e tra questi quattro, o forse sei, sono militari siriani. Tra le 15 vittime ci sarebbero nove civili, e tra i nove civili quattro bambini. Ma questa è una notizia che proviene dall’agenzia Sana, che appartiene ad Assad, e va quindi presa con prudenza.
• Posso dirle che 15 morti per 59 missili mi sembrano pochi?
I russi erano stati avvertiti e hanno provveduto a sgomberare quasi completamente la base. Gli americani, prima di sparare i tomahwawk - alle 4.40 del mattino, ora siriana - hanno telefonato un po’ a tutti. Francesi e inglesi hanno approvato, idem israeliani e la Mogherini per conto della Ue, sì anche dai turchi e da tutti coloro che, ad azione divulgata, hanno manifestato consenso. Le dico subito che le reazioni, positive o negative, si sono collocate perfettamente sul campo a seconda della posizione di ciascuno relativamente ad Assad. Gli amici del presidente siriano, cioè russi e iraniani, hanno condannato con parole molto dure. Vladimir Peskov, per esempio, portavoce di Putin, ha detto che si tratta di un attacco «a uno Stato sovrano che costituisce una violazione delle norme del diritto internazionale. Un attacco per giunta pianificato da parte degli Stati Uniti contro uno Stato dell’Onu». Più tardi il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov, ha annunciato ufficialmente al Pentagono la chiusura della linea diretta tra Mosca e Washington, adoperata finora per prevenire incidenti tra gli aerei militari in Siria.
• Che significa?
Significa che aerei americani potrebbero, causa l’assenza di informazioni reciproche, colpire aerei russi o aerei russi colpire aerei americani, con conseguenze inimmaginabili.
• Perché i russi parlano di «attacco pianificato»? È Assad che ha bombardato la sua popolazione con le armi chimiche.
I russi e i siriani e gli iraniani sostengono che si tratta di una montatura, di un trucco. Il bombardamento, dicono, se c’è stato, è stato programmato dai nemici di Assad per colpire Assad. Non mi chieda di giurare su quale delle due versioni sia vera: un compito che spetterà alla Storia, quando potrà occuparsene con i documenti in mano. Per il momento è sicuro che l’idillio fra Trump e Putin si è necessariamente interrotto, e dunque che ad aver vinto sul piano politico è soprattutto il Pentagono, sempre ostile all’asse Trump-Putin. I russi hanno chiesto la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che è in effetti riunito mentre noi scriviamo. È molto difficile che in questo momento, a caldo, si arrivi a qualche conclusione, dato che ognuno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) può opporre un veto a qualunque risoluzione che non condivida.
• È interessante, in questo scenario, la posizione dell’Europa.
Sembreremmo schierati con Trump. Adesione incondizianata da parte di Theresa May, francesi e tedeschi hanno commentato in una nota congiunta che «su Assad pesa l’intera responsabilità. La Francia e la Germania proseguiranno gli sforzi con i loro partner nel quadro dell’Onu per sanzionare in modo più appropriato gli atti criminali e l’uso di armi chimiche vietate dai trattati». Gentiloni, che nel cuor della notte s’era messo in contatto col ministro degli Esteri europeo Federica Mogherini, ha poi rilasciato questa dichiarazione: «C’è l’impegno comune perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati in Siria. Sono convinto che l’azione di questa notte non ostacoli ma acceleri la chance per il negoziato politico. L’azione ordinata stanotte da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra. Crimine di guerra di cui è responsabile Bashar Al Assad». Angelino Alfano, nostro ministro degli Esteri, ha parlato di «attacco proporzionato».
• 59 missili sono un «attacco proporzionato»?
Trump, che sta in Florida, prima di dare l’ordine s’è consultato col segretario alla Difesa, generale James Mattis. Le possibilità erano tre: un bombardamento dimostrativo, messo in atto con un po’ di missili sparati dalle navi; un bombardamento serio delle basi e dell’aviazione del regime di Assad; truppe sul terreno o ricorso alle forze speciali già presenti sul posto anche per preparare l’offensiva su Raqqa. S’è scelta l’ipotesi più politica dell’atto dimostrativo. Un numero limitato di missili sulla base ritenuta responsabile dell’eccidio di Khan Sheikhoun. Quindi è comprensibile la definizione di «attacco proporzionato» anche se dalle conseguenze di lungo termine difficili da valutare. Prendiamo però atto almeno di questo: l’Isis, che avrebbe dovuto essere contenta di questo incidente tra gli alleati che la combattono, ha vietato ai suoi di festeggiare.