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 2017  aprile 07 Venerdì calendario

La vita spericolata di Maria: «Che gusto battere un uomo»

TERMAS DE RIO HONDO «Non sono una ragazza. Sono un pilota: quando mi metto il casco e corro a 230 all’ora, nessuno nota la differenza. A parte la treccia di capelli, naturalmente». E due piccole perle ai lobi, forse un filo di lucidalabbra. Maria Herrera, box numero 35 del circuito argentino. In attesa di infilarsi la tuta in pelle e gli stivali, porta un paio di infradito bianche ai piedi. Gli occhi grandi truccati appena, il sorriso dolce di una ventenne che già si vede come mamma, tra qualche anno («perché adoro i bambini»), però adesso no. Adesso la domenica rischia la vita in pista e pensa ad una sola cosa: «Vincere il titolo di Moto3».
Il solo pilota donna del motomondiale. “Un talento puro”, dicono di lei Marc Marquez e Alvaro Bautista.
«Sarà perché in passato ho battuto il fratello di Marc, Alex».
E non solo.
«Tanti altri giovani campioni affermati, più o meno miei coetanei: Alex Rins, che ora corre in MotoGp, “Pecco” Bagnaia, Fabio Quartararo, Lorenzo Baldassarri, Jorge Navarro».
Come l’hanno presa?
«Qualcuno con un pizzico di rabbia... Non fa piacere essere superati da una donna in un ambiente “macho” come questo».
È così difficile sopravvivere nel paddock?
«Come donna devi sempre dimostrare qualcosa in più. Ma perché la gente non ha fiducia in me se faccio lo stesso tempo sul giro di chi vince la gara? Ma non posso farci nulla, anzi: è una motivazione ulteriore. Per batterli».
Lo scorso anno è andata male: miglior risultato, un 14° posto qui sul circuito di Termas.
«Annata sbagliata, non c’erano i soldi per la squadra e non riuscivo a rimanere concentrata».
Per il 2017 papà Antonio è riuscito a trovare gli sponsor giusti. Tra loro un rinomato chef basco (e conduttore tv, attore, imprenditore): Karlos Arguiñano...
«Adesso sono più tranquilla: il materiale con cui lavoriamo è buono, abbiamo un team tutto nostro (MH6, ndr). Durante l’inverno mi sono allenata come mai. Spero di riuscire a esprimere tutte le mie potenzialità».
Salita in sella la prima volta a 4 anni. A 5 i genitori le hanno comprato una moto, come fatto con la sorella maggiore...
«Mi sono subito innamorata di questo sport. Mio padre lo ha capito, mi è stato vicino senza mai mettermi pressione. Mamma aveva un po’ paura, lui no: sfidare i bambini non era un problema, lo sapeva. A 12 anni ho scelto di diventare pilota: sono state stagioni di sacrificio, lontano da casa e dalle amiche. Ma ho corso, lottato, vinto. Tre successi nel Campionato Europeo di velocità, il titolo del Mediterraneo nel 2011. L’esordio nel mondiale di Moto 3 due anni dopo».
Dicono che le moto non siano roba da ragazze: troppo pesanti da guidare... 
«Falso. Magari la MotoGp, però non la mia categoria. È soprattutto una questione di tecnica, talento e coraggio. Il fisico c’entra poco. Qualche stagione fa andavo tanto in palestra: ero grossa, che errore. Mi serviva lavoro aerobico, rapidità. Adesso va molto meglio: nuoto e ginnastica. Sono un atleta come loro, i maschi. E poi, le donne hanno qualcosa in più quando si tratta di ragionare in situazioni di estrema tensione come accade durante le gare».
Paura, mai?
«Non sarei qui, se avessi paura. Rispetto sì, ma l’obiettivo è solo uno: aprire il gas al massimo, sempre. Ho collezionato parecchie cadute e altrettante frattura. Ma non mi fermo».
Un campione a cui si ispira.
«Alvaro Bautista (come lei della provincia di Toledo, a sud di Madrid, ndr). Ci alleniamo insieme, a volte 30 minuti tiratissimi di flat track. Ho imparato tanto”.
Nessun italiano?
«Uno mi piace tanto: Franco Morbidelli (22 anni, vincitore in Qatar nella Moto2). Un bravo ragazzo, umile e di grande talento. Una persona come si deve, che ha superato tante avversità nella vita. E ha la faccia pulita».
Maria e la lunga treccia, le perle ai lobi, un filo di trucco.
«Mi piace essere carina. Come qualsiasi altra ragazza, no? Soprattutto dopo aver passato una giornata intera in un ambiente di uomini. Però amo giocare a calcio: da centrocampista...».
Si vede come mamma, tra qualche anno. Però non ha ancora un fidanzato.
«Meglio restare concentrata sulle gare: non ho tempo per andare al cinema o in discoteca come tanti miei colleghi. Il fidanzato verrà quando sarà il momento. Ma non sarà uno di questo ambiente, giuro. Lontano dalla pista non voglio parlare di moto».
Invece, ora...
«Ora mi infilo il casco. Così non mi riconoscono più. Perché qui sono un pilota, non una ragazza».