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 2017  aprile 07 Venerdì calendario

E in Germania ora si «specula» sui risparmiatori

BERLINO Ormai esiste persino la mascotte anti-Draghi. È uno zero rosso di plastica che fa la faccia feroce e si mangia i poveri maialini-salvadanai o i portafogli dei malcapitati in tante piazze tedesche. Si chiama “Boesenull”, “zero cattivo”, ed è la trovata di una banca che prova a convincere i tedeschi ad abbandonare la loro attività preferita, il risparmio, per osare qualche investimento più redditizio. Ma la rabbia contro i tassi bassi della Bce è ormai tale che il mostriciattolo che si aggira per le città ricordando ai tedeschi che dal 2010 «hanno perso 2.450 euro a testa» per colpa dei rendimenti azzerati sui loro conti correnti o i loro depositi o le loro assicurazioni, rischia di appesantire un clima già fosco.
Contro Draghi si sta nuovamente coagulando la rabbia di un popolo che nella Bce non riesce a vedere altro, come ha commentato ieri un editorialista di Die Zeit, che «la banca di Satana». E bisogna essere davvero ignoranti per non ricordarsi, da tedeschi, quanto nel Paese dell’Olocausto e delle più feroci persecuzioni degli ebrei, gli accostamenti tra banche, tassi e il diavolo in pochi evochino Martin Lutero, nella stragrande maggioranza Shylock e i demoni dell’antisemitismo.
Quella che si sta armando contro Mario Draghi in vista di una campagna elettorale importante, è una coalizione possente. Costituita da banchieri, politici di ogni orientamento ed economisti della principale scuola di pensiero tedesca, quella ordoliberale. Una coalizione che odia i debiti ed è sempre ruotata attorno all’austera Bundesbank, come i pianeti ruotano attorno al sole.
Il popolo dei risparmiatori e degli assicurati seriali – una mania, in Germania – che ama lo stile di vita frugale e detesta i debiti, sta gridando a perdifiato di volere il rialzo dei tassi e la fine dell’acquisto di quei titoli di Stato che secondo la Germania avvantaggia il “solito” Sudeuropa e impoverisce le tasche delle formichine nordeuropee. E pazienza, come ha sottolineato per l’ennesima volta Draghi, se una modifica delle misure rischierebbe di strozzare la ripresa nell’eurozona. Tanto la Germania ha ricominciato a correre come un treno.
Quello che viene spesso taciuto, nel Paese di Merkel, è che l’attuale ritmo sostenuto del recupero tedesco deve moltissimo proprio a Draghi. Il famoso eccesso di esportazioni è spinto da un euro indebolito dalla Bce.
In Germania però, e i titoloni del tabloid più venduto ce lo ricordano a ogni piè sospinto, le banche contano tantissimo. Nei giorni scorsi, Bild ha aperto con un inequivocabile «è finita l’era delle banche gratis»: la notizia è che i costi dei servizi aumenteranno, persino che ritirare contanti potrebbe non essere più gratis. Una risposta ai tassi negativi sui depositi che si sta mangiando i profitti degli istituti. Politicamente, un altro modo per aumentare la pressione sulla Bce. Come le statistiche di Condirect, che calcolano in 34,2 miliardi le perdite subite a causa della differenza tra un’inflazione che in Germania ha già sfiorato il 2% e i rendimenti su conti correnti, depositi o simili che in media si aggirano attorno allo 0,27%.
Nessuno che pubblichi mai statistiche sulla ricchezza accumulata da chi ha comprato un appartamento o una casa in questi anni di prezzi galoppanti. O che ricordi che non c’è periodo migliore per fare investimenti o un mutuo di questo di tassi storicamente ai minimi. Dunque c’è da strabuzzare gli occhi quando un manager come Asoka Woehrmann di Deutsche Bank arriva a dire che i tassi azzerati sono «una forma di repressione finanziaria che non è stata capita fino in fondo». Che mondo alla rovescia.