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 2017  aprile 07 Venerdì calendario

I perché di una scelta

Per i tecnici è l’approdo migliore scartati altri undici
MELENDUGNO è per Tap il punto d’approdo che presenta minori criticità, dal punto di vista ingegneristico e ambientale, per la realizzazione del gasdotto transadriatico. La società ha studiato nel 2010 quattro approdi nel territorio di Brindisi, scartati per motivazioni tecniche e poi ha rivolto l’attenzione a Melendugno, anche in virtù di contatti con il sindaco dell’epoca Vittorio Potì (zio dell’attuale primo cittadino Marco, defunto nel 2011). Regione Puglia e Comune di Melendugno si opposero subito a quell’approdo e il ministero dell’Ambiente – in fase di Valutazione di impatto ambientale – chiese che venissero approfondite altre soluzioni. Tap ha prodotto studi su altre 11 possibilità, 9 tra Brindisi e Torchiarolo e 2 a Otranto, ma nessuna è ritenuta fattibile come Melendugno. Mentre la fase autorizzativa era in corso, Tap ha avviato anche un confronto con Ig-Poseidon, società di cui fa parte Edison e che ha l’autorizzazione per costruire un gasdotto con arrivo a Otranto, ma senza trovare un accordo.Comune di Melendugno e Regione chiedono di riaprire la valutazione di altri approdi. Il Comune di Squinzano (a nord di Lecce) ha dato disponibilità a discutere dell’opera nell’ambito di un progetto di riconversione della centrale a carbone di Cerano.

Dalla Puglia solo no è stato il ministero a sbloccare i lavori
I VERTICI di Tap Italia, all’inizio 2012, avviarono una serie di incontri pubblici con la popolazione di Melendugno, per spiegare il progetto del gasdotto e rassicurare «sull’assenza di criticità». Il Consiglio comunale, però, deliberò immediatamente il no all’opera e il Comitato No Tap iniziò lo studio del progetto per contestarlo nelle sedi giudiziarie. Nel 2013 la società avviò una campagna informativa nei luoghi di socializzazione, dalle piazze ai mercati, passando poi al porta a porta. A dicembre dello stesso anno la Regione Puglia organizzò diversi confronti partecipati sul gasdotto, dai quali emerse chiaramente la contrarietà delle comunità locali all’infrastruttura.
Contestualmente il Comune, il Comitato e numerosi cittadini provarono ad opporsi all’opera, presentando osservazioni contro il progetto all’esame del ministero dell’Ambiente. Dopo la Via, il ministero dello Sviluppo cercò l’intesa con la Regione Puglia, che la negò in tutte le sedi possibili, per cui la Presidenza del Consiglio dei ministri prese in carico il procedimento, concedendo l’Autorizzazione unica. Proprio a causa della mancata intesa, la giunta di Michele Emiliano ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione.

Tesoretti milionari e sponsorizzazioni una raffica di rifiuti
I PRIMI soldi furono proposti al Comune di Vernole – paese limitrofo a Melendugno, in cui nel 2013 Tap ipotizzò di costruire la centrale di ricezione del gas – al quale fu prospettata la possibilità di avere circa due milioni di euro. Quando fu chiaro che l’approdo più fattibile sarebbe stato Melendugno, la società informò il sindaco Marco Potì di poter offrire compensazioni per cinque milioni. La risposta dell’amministrazione fu negativa (e lo è tuttora) e Tap cambiò strategia, offrendo cifre elevate da vincolare alla realizzazione di progetti contro il dissesto idrogeologico che sta mangiando spiagge e falesie. Nell’estate 2014 fu la volta delle sponsorizzazioni, offerte dalla multinazionale a feste e concerti dell’estate salentina e rifiutate quasi in blocco sotto l’egida della battaglia anti-gasdotto. Nello stesso anno la società foraggiò SalentoInBus, servizio di trasporto dei turisti verso le marine gestito dalla Provincia di Lecce. E a fine 2016 ha lanciato il Mena, master d’eccellenza per ristoratori al quale partecipano una ventina tra ristoranti, bar e masserie, finiti nella lista nera degli oppositori dell’opera. A Melendugno numerose attività ricettive espongono cartelli per connotarsi come No Tap e rifiutano ogni contributo.

Via duemila piante ora il dilemma è come conservarle
SONO in totale 2.000 gli alberi che dovranno essere espiantati dal tracciato del gasdotto Tap e dall’area in cui sorgerà il terminale di ricezione del gas. La grossa parte – almeno 1.500 secondo gli impegni della società – sarà reimpiantata a lavori ultimati, mentre circa 500 piante scompariranno dalla zona in cui sarà costruita la centrale che riceverà il gas. Il programma prevedeva di spostare i primi 211 alberi entro il 30 aprile, per rispettare il ciclo vegetativo: 157 sono stati espiantati nelle scorse settimane e trasferiti in un sito di stoccaggio, 36 sono stati espiantati ma non trasferiti a causa dei blocchi stradali dei manifestanti mentre 18 si trovano al loro posto dentro il cantiere. È urgente disporre la messa in sicurezza degli alberi tolti dal suolo al fine di evitarne la morte. Gli agronomi che hanno svolto le consulenze per il Comune di Melendugno ritengono improbabile che i 211 ulivi possano sopravvivere in una foresta creata ad arte per almeno due anni. Si contesta inoltre il fatto che il gasdotto Tap dovrà essere collegato alla rete nazionale da 55 chilometri di gasdotto Snam, fino a Mesagne, per cui il numero di ulivi da espiantare in totale sarà molto più alto: le stime dicono che potrebbe arrivare a 10.000.