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 2017  aprile 07 Venerdì calendario

Trump può attaccare in Siria senza rompere con l’“alleato” Putin?

Il potere del presidente degli Stati Uniti non è così grande come pensiamo noi uomini qualunque e non è neanche così ampio come deve aver creduto Donald Trump durante la campagna elettorale e nelle prime ore alla Casa Bianca. Voleva bloccare l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da sette paesi islamici e due giudici lo hanno fermato, voleva cancellare l’Obamacare - cioè il sistema sanitario voluto da Barack Obama - e glielo ha impedito lo stesso partito repubblicano, la storia del muro col Messico è in forse perché sempre i repubblicani non vogliono far debiti e il muro costa troppo e alla storia che saranno gli stessi messicani a pagarlo non crede nessuno. Saranno almeno contenti i militari per il fatto che The Donald vuole spendere in armi 50 miliardi di dollari più del suo odiato predecessore? Forse sì, ma c’è la questione dell’alleanza con Putin, divenuta problematica dopo le elezioni per il fatto che, anche culturalmente, il Pentagono non sa concepire Mosca come un’alleata di Washington e, a parte le contingenze, quello che Ronald Reagan definì l’impero del male resta il grande nemico. La politica estera...

• Adesso c’è la faccenda di Assad, il presidente siriano accusato di aver gasato con il sarin decine di bambini.
Già. Bashar Assad è stato finora uomo di Vladimir Putin e Putin, finora, sarebbe stato un grande amico di Trump, secondo quanto detto, anzi gridato, in campagna elettorale. Ma se Putin difende Assad e Trump lo attacca, come accaduto ancora ieri, dove andrà a finire la clamorosa alleanza Mosca-Washington che avrebbe dovuto illuminare il trumpismo? Sulla politica estera c’è da dire ancora questo. Trump s’era preso come consigliere per la sicurezza Steve Bannon, un duro che non vuole trattare con nessuno ed è l’incarnazione dell’«America first», cioè della forte inclinazione isolazionista sbandierata finora. Senonché l’anima profonda del partito repubblicano, che non ha mai amato Trump, cioè i Ted Cruz, i Rubio, i Paul Ryan, i Kevin McCarthy, eccetera, si sono aggiunti ai John McCain e a Lindsay Graham nella resistenza al Presidente. Si tratta di politici della vecchia scuola, che preferiscono le mediazioni, il dialogo interreligioso, la paziente tessitura diplomatica che si adopera per trovare punti di incontro. La Casa Bianca è piena di funzionari di grande esperienza e di altissimo livello che, chiunque sia il presidente seduto nello Studio Ovale, conoscono le buone regole del governo e impediscono all’ultimo arrivato di buttare a mare tutto il lavoro precedente.


• E così il grande capo degli Stati Uniti sarebbe adesso un Gulliver tenuto a freno da sapienti lillipuziani.
Qualcosa del genere, basti vedere l’incontro che Trump ha avuto ieri notte col presidente cinese Xi Jinping, in teoria nemico pubblico numero uno dell’America... E insomma Bannon è stato licenziato.

• Come si fa, in pochi giorni, a chiamare qualcuno al governo e poi licenziarlo?
La motivazione è bellissima. I giornali americani hanno riferito che, secondo la Casa Bianca, Bannon era entrato in Consiglio di sicurezza per «circoscriverne la portata». La missione essendo stata portata a termine, Bannon è tornato a disposizione.

• Chi è entrato al suo posto?
Nel gruppo dei consiglieri per la sicurezza è entrato ora il generale McMaster, che ha alle spalle un curriculum da eroe di guerra e ha sostenuto in un vecchio libro che chi lavora col presidente deve dirgli chiaro quando sbaglia. «In Vietnam non abbiamo perso per colpa dei politici, come si dice sempre, ma per colpa dei generali che non hanno spiegato ai politici dove stavano sbagliando». Per Trump l’arrivo di McMaster, uno che sa dire la verità ai politici, forse è un guaio. E non privo di sofferenze. Il tasso di gradimento del presidente, già sceso al 36%, adesso è al 35%. Ma tornando alla questione siriana, i turchi (nemici di Assad) - e pure Israele - hanno invaso le nostre scrivanie di «prove»: Assad ha usato le armi chimiche, le autopsie e le analisi delle ferite dei sopravvissuti mostrano che due bombardieri di Damasco hanno sganciato sarin e bombe al cloro. Erdogan tuona: «Ha ucciso 150 civili, Allah li vendicherà». Il mondo ci crede, francesi e inglesi sono scatenati, la Merkel infuriata per lo stop alla risoluzione Onu e anche esponenti dell’amministrazione Usa come il segretario di Stato Rex Tillerson sparano su Assad («Serve una risposta seria»), che è difeso solo dai russi, secondo i quali è in atto un gigantesco complotto per far fuori il presidente «legittimamente eletto». Mosul è quasi presa e il momento in cui di discutere che fare di Siria e Iraq è vicino. Assad è amico dell’Iran e di Putin, è evidente che il fronte occidentale si sta muovendo per averla vinta con Mosca, almeno su questo. Quale occasione migliore della strage di innocenti di Idlib? Il Pentagono (cioè i militari di cui si diceva) ieri ha presentato a Trump le diverse opzioni di intervento.

• Come farà Trump a fare marcia indietro sul rapporto con Mosca?
Credo che ci stia pensando, anche se per ora una marcia indietro non si vede. Nella conferenza stampa dell’altro giorno il presidente ha gridato contro la Corea del Nord, contro gli hezbollah, contro gli ayatollah di Teheran, contro la Siria e il Califfo. Ma su Putin non ha detto una parola.