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 2017  aprile 06 Giovedì calendario

Le «ombre cinesi» su Bitcoin

La galassia blockchain è in allarme: la possibile spaccatura della «Bitcoin community» in due fazioni contrapposte (Hard fork, in termini tecnici) ha sollevato infatti polemiche e interrogativi sulla sostenibilità di un fenomeno senza precedenti nella storia delle monete. In Italia se ne parla poco, ma dalla Silicon Valley alla Pianura Padana il fenomeno Bitcoin – la più importante e diffusa delle valute digitali – sta dilagando rapidamente. «Bitcoin è un esperimento straordinario e innovativo – spiega Ferdinando Ametrano, docente di Bitcoin & Blockchain Technology all’Università Milano Bicocca e al Politecnico di Milano – Nella sua architettura ha elementi di crittografia, teoria dei giochi, sistemi distribuiti, teoria monetaria. Bitcoin nei suoi primi otto anni di vita ha dimostrato di essere tecnologicamente inattaccabile; in questi mesi è sotto gli occhi di tutti la verifica se possa funzionare anche in assenza di processi di governo formale e se sia resiliente perfino all’attacco della maggioranza computazionale del suo network.
In concreto, che significa?
«Si stanno confrontando due visioni opposte – Da un lato c’è chi vuole che la blockchain privilegi la sicurezza e l’incensurabilità di bitcoin come fosse oro digitale, dall’altro c’è chi invece vorrebbe dare a Bitcoin lo status di moneta transazionale.
E quindi...
Per aumentare la capacità transazionale della blockchain si dovrebbe aumentare la dimensione dei blocchi che la compongono. La conseguenza sarebbe un aumento delle risorse tecniche richieste ad ogni nodo della rete Bitcoin e dei tempi di trasmissione per i blocchi. Questo scenario accelera il processo di centralizzazione per la validazione delle transazioni che già oggi è a livelli preoccupanti.
A farne le spese sarebbero le micro-transazioni?
La blockchain ha una scalabilità transazionale (on-chain) intrinsecamente limitata, ma esistono già oggi soluzioni di secondo livello che permettono milioni di transazioni (off-chain) al secondo. Mi riferisco a Lightning Network: una rete di canali di pagamento basati su un protocollo crittografico che sgrava la blockchain dal dover validare tutte le transazioni, usandola solo come arbitro incorruttibile cui ricorrere nell’eventualità una controparte tenti di truffare l’altra.
Tra i sostenitori dei blocchi grandi ci sono i miner cinesi: sono loro a controllare i nodi su cui si basa la potenza computazionale che rende sicuro il protocollo. Potrebbero reclamare il marchio bitcoin...
Possono tentare, ma con quale esito? Tutte le borse dove Bitcoin è scambiato con valute tradizionali hanno detto che lo considererebbero come una nuova criptovaluta (BTU) diversa dal bitcoin tradizionale (BTC). Le borse hanno anche chiarito che consentiranno scambi di BTU solo se l’hard fork non usa tecniche aggressive verso BTC, rispettando le condizioni tecniche che consentono trading “pacifico” di entrambe.
Ma BTU, se non riesce ad uccidere BTC con la sua potenza computazionale, sarebbe destinato all’irrilevanza economica. Il sostegno di tutti gli attori economicamente rilevanti è fondamentale: non solo le Borse, ma la maggioranza dei nodi non miner e soprattutto la quasi totalità della comunità tecnica e degli sviluppatori non gradisce che qualcuno cambi di forza il protocollo Bitcoin. Sarebbe un precedente pericoloso: oggi i miner, domani un agente ostile...
E trovare un accordo?
Le proposte di compromesso tradiscono una doppia incomprensione. Quella più grave è non cogliere che si creerebbe un precedente di governo del protocollo pericoloso, che lo fa apparire come emendabile se le pressioni sono abbastanza forti. Quella invece tecnicamente scorretta è contrastare un’altra proposta, nota come SegWit, che rappresenterebbe un cambiamento storico del protocollo: corregge alcuni difetti architetturali, facilita l’adozione di Lightning Network ed ha come effetto collaterale proprio il tanto agognato il raddoppio della dimensione effettiva del blocco.
Chi governa bitcoin?
Tutti possono proporre e adottare modifiche al protocollo, ma queste sono efficaci solo se condivise da una grande maggioranza. Gli incentivi economici del protocollo sfavoriscono modifiche contenziose che dividono il network: nel lungo periodo una delle parti diventa economicamente insignificante.