La Stampa, 5 aprile 2017
I globe-trotter felici di essere monogami
Nascono tra le coccole del genitore che li accudisce e li sfama, crescono seguendo i loro esempi e da adulti si corteggiano e creano famiglie. Si organizzano e si danno leggi, sono curiosi, empatici, maliziosi e all’occasione furbi e grandi attori, quando si tratta di tramare inganni. Non sono uomini né mammiferi: Noah Strycker, naturalista, esploratore e scrittore, ci insegna la particolarissima storia dei volatili in «Volare. La straordinaria vita degli uccelli» (Codice).
Osservata la complessità dei loro comportamenti (Strycker li ha «spiati» in ogni condizione, dai mari artici all’Amazzonia), c’è da chiedersi quali acrobazie abbia fatto la selezione naturale per dotarli di tanta sensibilità. Eppure – ipotizza l’autore – le regole darwiniane non sono sufficienti a inquadrare questi animali. «La biologia comportamentale degli uccelli è interpretabile solo in parte in termini di vantaggi evolutivi associati alla conservazione. Molte raffinate abitudini restano un mistero». E tuttavia una possibile risposta c’è. «I biologi evoluzionisti sottolineano che anche per l’uomo è così: le persone amano la lettura, nonostante la scrittura non sia esistita per gran parte della storia. Per decifrare le parole occorrono capacità che abbiamo acquisito, ma nessuno sa bene perché ci piaccia leggere». Così anche le vite dei volatili sono affascinanti oltre le dimostrazioni.
Gli albatri, per esempio, instaurano relazioni sentimentali complicate. Vagabondi per il mondo, percorrono fino a 160 mila km l’anno. Eppure sono fedeli monogami, come solo il 3% delle 5 mila specie di mammiferi (oltre agli umani – spiega Stryker – in questo elenco figurano i lupi, i castori e un’arvicola). Tanto che nidificano ancora con lo stesso partner dopo 20 anni. Sono «libertini», invece, gli uccelli giardinieri, abili corteggiatori. S’ingegnano astuzie come fabbricare intricate strutture che adornano con frammenti e piume di vari colori: un arredamento ad hoc per conquistare l’amata.
Altri uccelli hanno un senso dell’estetica ancora più sofisticato. Molti corvidi – tra cui cornacchie, corvi, gazze e taccole – possiedono vasti repertori di vocalizzi, utili per l’interazione emotiva: impercettibili sfumature di toni corrispondono a una vasta gamma di messaggi. «Più impariamo sulla comunicazione degli uccelli – nota Stryker – più complessa ci sembra. La maggior parte dei volatili utilizza note per vere e proprie canzoni per puro intrattenimento o per ragioni pratiche: il corteggiamento, ma anche per segnalare il territorio o lanciare allarmi».
La ricerca di Strycker riporta dunque la scoperta di una socialità composita. Si tratta di una straordinaria padronanza dell’ambiente che emerge studiando anche l’orientamento delle famiglie di volatili che migrano come i piccioni viaggiatori o della super-memoria delle nocciolaie che tengono a mente centinaia di rifugi per sé e per il cibo. E ancora delle composizioni aeree di rondini e oche. È meraviglioso l’universo psicosociale dei volatili, secondo Strycker: è una bellezza che si scopre non solo sotto la lente della scienza, ma anche nella pura contemplazione.