Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 05 Mercoledì calendario

Da Malta alla C spagnola l’internazionale truffa guidata dagli italiani

ROMA Nel mondo del calcio c’è un segmento nel quale gli italiani continuano a essere leader indiscussi: le truffe. In queste ore stanno facendo il giro del mondo le lacrime dei calciatori dell’Eldense, segunda B spagnola (terza serie), dopo la sconfitta per 12-0 contro il Barcellona B. Quei pianti, si è scoperto, non erano per la débacle sportiva quanto per la combine che c’era dietro la disfatta, ennesima tra l’altro nel campionato sfortunato dell’Eldense. Una combine riconducile alla nuova proprietà della squadra. Italiana, chiaramente. Che ha portato all’arresto ieri sera in Spagna dei tre principali attori: il patron, Nobile Capuani, l’allenatore Filippo Vito Di Pierro e il portiere Alessandro Zanier.
Per capire con esattezza però cosa è successo in Spagna, ma cosa quotidianamente avviene in vari campionati minori europei, è necessario tornare indietro di qualche anno, all’inchiesta Dirty Soccer e a Ercole De Nicola, all’epoca dei fatti direttore sportivo dell’Aquila, un re delle partite combinate. Capuani era una sorta di collaboratore di De Nicola. E anche mister Di Pierro già all’epoca era nel loro giro. «Non è un caso che ritroviamo oggi questi nomi» spiega una qualificata fonte investigativa. «Dopo l’indagine di Cremona, e più in generale dopo le inchieste italiane sul calcioscommesse, chi era abituato a fare affari con il calcio ha cambiato registro». Come? «La serie B è diventata più controllata. Si fa qualcosa in Lega Pro. Ma l’ideale è stato trasferirsi all’estero nei campionati minori di alcuni paesi: Malta, Ungheria, Bulgaria, nei paesi baltici e balcanici o nella terza serie spagnola sono pieni di strani personaggi italiani, o che hanno giocato da noi, che scendono in campo con un unico obiettivo: alterare le partite».
Si tratta di una sorta di team transnazionali che a seconda delle necessità si spostano, si muovono e colpiscono. Arturo Di Napoli, per esempio, ora al centro dello scandalo del Messina era appena ritornato da Malta. In Lituania – come denunciato da Federbet – un italiano, Giuseppe Greco, ex calciatore di A, comprò una squadra che veniva costantemente bloccata dai bookmakers. Ecco perché la storia dell’Eldense è emblematica. A gennaio si presenta dai proprietari della squadra, ultima in classifica e ormai spacciata per la retrocessione, Capuani. L’uomo aveva precedenti specifici in quanto a fallimenti: dopo l’esperienza a L’Aquila, aveva preso la Sambenedettese, il Giulianova, il Poggibonsi e ovunque era finita malissimo. Lo scorso anno, sempre in Spagna, aveva gestito il Jumilla, squadra di terza serie anch’essa finita nei guai. «Arriva, fa la sua offerta e purtroppo viene accettata» spiega David Aguilar, uno dei membri del cda della società. Nel giro di pochi giorni arrivano una ventina di giocatori: c’è Mendy, che è stato a Tbilisi, Riga e nella rumena Pietra Neamt, società segnata in rosso dai bookmakers. Il brasiliano Edenilson Bergonsi, un passato in Bulgaria e Kosovo. Arriva il portiere Zanier, ex Melfi e Pro Patria, società che in Italia più volte hanno avuto guai con il calcioscommesse. E appunto mister Di Pierro che non avendo l’abilitazione viene ingaggiato come magazziniere, stessa sorte toccata lo scorso anno all’allenatore chiamato per il Jumilla. «La maggior parte di questi giocatori» ha raccontato Aguilar, «abbiamo scoperto ora che pagava per giocare : 700 euro a gara, una partita con il Barcellona, seppur B, fa curriculum». Poi, però, i nuovi proprietari hanno cominciato a fare richieste precise. «Durante la settimana» ha messo a verbale sempre il dirigente, «i nuovi proprietari andavano dai giocatori e imponevano loro il risultato». Domenica scorsa, prima della gara del Barcellona, è accaduto il disastro. «Avevano chiesto di perdere con quattro o più gol di scarto e invece la partita è finita 3-1...». Con il Barcellona, ha raccontato poi Aguilar al quotidiano El Confidencial, «pretendevano che il primo tempo finisse 8-0». Ci sono voluti tre lisci perché al 44esimo il centrocampista Alfaro segnasse l’ottava rete della gara.