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 2017  aprile 05 Mercoledì calendario

Età, sesso, statura e stile di vita. Un capello racconta chi siamo

ROMA Sherlock Holmes lo analizzava con la lente d’ingrandimento. Glen Jackson con uno spettrometro di massa. Nelle mani della tecnologia, ecco allora che anche un umile capello inizia a parlare, svelando dettagli che neppure il più grande fra gli investigatori poteva carpirgli.
Glen Jackson, professore di scienze forensi all’università della West Virginia, ha presentato ieri al congresso dell’American Chemical Society di San Francisco la sua tecnica per estrarre da un ciuffo di capelli informazioni prima impensabili come età, sesso, corporatura grassa o magra, tipo di dieta, uso di farmaci, presenza di alcune malattie, pigrizia o abitudine a fare ginnastica.
«A seconda delle domande che uno chiede, le risposte possono essere sorprendenti». Il segreto, spiega lo scienziato, è osservare nei dettagli i “mattoni” chimici che compongono i capelli. «E che – ha raccontato Jackson in una conferenza stampa – riflettono molti aspetti del nostro stile di vita, anche se richiedono strumenti che attualmente solo i centri più avanzati dell’Fbi possiedono, e non i laboratori forensi locali». Le minuscole impronte della dieta che seguiamo o dello sport che pratichiamo vanno cercate nella cheratina, la principale proteina di cui sono composti i capelli. La cheratina è formata da aminoacidi, che a loro volta contengono atomi di carbonio, leggermente diversi l’uno dall’altro a seconda di chi siamo e come viviamo. «Per il momento la nostra tecnica ha bisogno di una manciata di capelli. Ma siamo sicuri di poterla perfezionare, arrivando a usarne uno solo» spiega il ricercatore. Gli atomi di carbonio possono contenere un numero variabile di neutroni. Si possono cioè presentare sotto forma di isotopi diversi. La percentuale di ciascun isotopo nel capello indica quale tipo di reazione chimica è avvenuta al suo interno. Reazione che viene influenzata da cibo, età, ormoni (e dunque sesso) e ritmo del metabolismo (cioè, indirettamente, esercizio fisico e indice di massa corporea). Uso di alcol e droghe sono invece informazioni che già da anni possono essere lette nei capelli, anche a mesi di distanza dall’assunzione.
La tecnica non è ancora matura per entrare nelle aule di giustizia: lo stesso Jackson lo ammette. «Sul sesso abbiamo un’affidabilità del 90% e sull’indice di massa corporea dell’80%. Ma l’analisi del capello può offrire informazioni complementari, non sostitutive rispetto al Dna. Si tratta infatti di materiale che può resistere anche 2mila anni senza alterarsi».
Sull’onda delle nuove scoperte scientifiche, questa prova potrebbe dunque tornare nei tribunali, dopo esserne stata allontanata con ignominia nell’ultimo decennio, soppiantata dal Dna. Una revisione di 3mila vecchi processi che hanno usato i capelli come indizio principale (ma solo per quanto riguarda colore e forma, secondo la tecnica “old style”), avviata dall’Fbi nel 2013 sta dando risultati preliminari disastrosi, con il 95% dei campioni invalidati da almeno un errore.