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 2017  aprile 05 Mercoledì calendario

La coop rossa: «La tangente al 2 % è prassi»

NAPOLI «Io ho conosciuto i meglio politici. E oggi tengo i senatori in mano». Si sfogava così, in auto, l’imprenditore napoletano Pietro Coci. È l’uomo che ora fa tremare il colosso Manutencoop: «Mi dissero che per loro la prassi era quella di pagare sistematicamente, nel settore degli appalti pubblici, il 2 o 2,5 per cento» di mazzette. Per la società, la Procura chiede l’interdittiva. Ma i verbali di Coci aprono nuovi squarci anche sugli appalti Consip. E raccontano di una tangente fissata a 200mila euro per una gara di 11 milioni all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli che porta agli arresti sei eccellenti.
Ai domiciliari, un avvocato già finito in un clamoroso caso: è Guglielmo Manna, il marito della giudice del civile Anna Scognamiglio (estranea a quest’ultima indagine), già rinviato a giudizio per le presunte induzioni indebite alla vigilia della decisione sull’applicazione della legge Severino al governatore Vincenzo De Luca. Ma molte delle rivelazioni di Coci, ai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo, coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, sono ancora coperte da omissis.
È il 19 maggio 2016 quando Coci decide di “collaborare”: «Voglio dare piena e assoluta e piena collaborazione. Dico subito delle tangenti che ho pagato nella mia attività».
Ieri, 10 misure cautelari per corruzione. In carcere il caposala Giorgio Poziello, accusato perfino di «minaccia aggravata dal metodo mafioso»: ha intascato in tutto 55mila euro cash, tracciati da un anno di accertamenti guidati dal capo della Mobile Fausto Lamparelli. Tra i “favori” elargiti da Coci, l’assunzione della compagna di Pasquale Arace, direttore del settore Sicurezza dell’azienda ospedaliera, ora ai domiciliari. Stessa misura per Umberto Accettulo, direttore amministrativo dell’Adisu degli Atenei Orientale, Parthenope e Federico II. Il gip Mario Morra ha inoltre disposto l’obbligo di soggiorno nei confronti di Danilo Bernardi, già direttore Divisione pubblico e mercati della Manutencoop. Ma nei verbali ancora segreti, Coci parla di voto di scambio con politici, tangenti ai finanzieri, e «di una gara Consip per tredici lotti». Si riferisce alla gestione delle pulizie. È lo stesso servizio per il quale la mega-centrale pubblica degli acquisti è già finita sotto i riflettori: della magistratura per l’appalto Fm4; e dell’Antitrust per le proroghe di “Scuole Belle”.
Il cuore del j’accuse di Coci ruota intorno al gruppo leader nell’erogazione di servizi integrati: la Manutencoop. E quando, dall’ospedale Santobono di Napoli, arriva subito la richiesta di una mazzetta al 4 per cento sulla gara di pulizia, Coci bussa al colosso coop. «Subito dopo la richiesta di tangente formulatami da Poziello, mi incontrai con i due dirigenti di Manutencoop Francesco Sciancalepore e Crescenzo Tirone (solo indagati, ndr), spiegandogli i termini di tale accordo illecito.
Ebbene, i due, senza colpo ferire e senza fare una piega mi dissero che erano assolutamente d’accordo e che per loro della Manutencoop la prassi era quella di pagare sistematicamente, nel settore degli appalti pubblici, il 2-2,5 per cento del prezzo di aggiudicazione, e non del 4. Ma mi diedero pacificamente il via libera».
Stando alle ricostruzioni, quasi metà dei 55mila euro versati da Coci a Poziello, provengono da una «finta consulenza» da 25mila euro ideata da Manutencoop. «Dopo mie insistenze – racconta Coci – ad aprile 2015 incontrai Sciancalepore negli uffici di Pozzuoli di Manuntencoop e lui mi disse che il direttore generale Bernardi gli aveva detto di non preoccuparmi. La Manutencoop avrebbe corrisposto la sua percentuale di tangente conferendomi un incarico di consulenza fittizio, mi avrebbe fatto un versamento di denaro e io avrei rilasciato una fattura per prestazione mai eseguita». A luglio 2015, è lo stesso Dg Bernardi a «propormi lo stesso escamotage».
Ma poiché passa del tempo, Coci ha già versato la sua tangente e Manutencoop non ha onorato il suo versamento, l’imprenditore se ne lamenta perfino «in una saletta Frecciarossa della stazione Termini». «Dissi a un altro dirigente che io avevo pagato la tangente, ma loro non avevano onorato l’ impegno». Tre mesi dopo, arrivarono i soldi della consulenza. Era la prassi.