la Repubblica, 5 aprile 2017
L’amaca
Nel dibattito sulla sicurezza, che i drammi di cronaca rendono un po’ nevrastenico e la speculazione politica un po’ sconcio, manca una riflessione più “morbida” sulla prevenzione. Ovvero sul controllo sociale del territorio, che è migliore nelle comunità più coese e meglio comunicanti. Un vicino di casa attento e solidale può essere più utile e tempestivo di una pattuglia dei carabinieri a venti chilometri di distanza. Sulle cosiddette “ronde” la sinistra sbagliò, perché spaventata da ceffi e sceriffi che le intendevano come palestra politica (ronde in camicia verde, no grazie), ma anche per la sua tradizione statalista: alla sicurezza deve pensare lo Stato. Ma con la crisi del Welfare ci sono servizi e funzioni che non reggono come dovrebbero. Vanno sorretti da forme intelligenti di supplenza e di auto-organizzazione. In qualche comune, con sindaci di vario orientamento, sono già in atto forme di sorveglianza volontaria del territorio (ovviamente disarmata) che servono, al tempo stesso, alla sicurezza e alla socialità. In una società di blindati in casa, e di intronati da video, gruppi di persone che a turno percorrono le strade, guardando la luna e anche le finestre e i tetti, e le facce dentro le automobili, possono aiutare a sentirsi più tranquilli e soprattutto meno soli.