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 2017  aprile 05 Mercoledì calendario

Botta coltiva il fiore di pietra

MONTE GENEROSO (SVIZZERA) Le architetture appartengono al luogo dove nascono e vivono la propria esistenza ma i progetti di Mario Botta hanno un’altra qualità: oltre ad appartenere al contesto,da sempre rappresentano una grande, infinita autobiografia.
L’ultima, in ordine di tempo, inaugurata con un rito inedito alla fine di marzo, è il Fiore di Pietra,un ristorante- rifugio in vetta al Monte Generoso, 1.700 metri di altezza,sopra Mendrisio (in Canton Ticino), da dove lo sguardo si rivolge da nord a sud, dalla catena delle Alpi fino a intravvedere il Mediterraneo. L’architettura ha bisogno di riti particolari, ma anche di un avvicinamento lento e progressivo, per saperla cogliere e comprendere nel suo significato più profondo; in questo caso un trenino a cremagliera porta il visitatore, in circa una quarantina di minuti, dalla stazioncina di Capolago,sul lago di Lugano,fino alla cima della montagna, dove Mario Botta ci accoglie con la sua ultima opera.
Ma strada facendo, o meglio nell’accompagnare i primi visitatori come se fosse un capo gita speciale, in questa scoperta di un’architettura che è possibile vedere solo con questa lenta ritualità, ci racconta che è un ritorno alla sua gioventù, perché «durante le spedizioni avventurose fatte con alcuni miei amici durante l’estate, per raggiungere il Monte Generoso si partiva di notte in modo da arrivare all’alba su questo crinale,sospeso tra Nord e Sud: un vero e proprio rito, necessario per diventare “grandi”».
Ecco perché il Fiore di Pietra, finanziato dalla Federazione della Cooperative Migros, non è soltanto l’ultimo progetto di Botta: rappresenta un capitolo fondamentale della sua autobiografia, non solo di architetto ma di un intellettuale che, quando disegna, pensa – anche e soprattutto – al dopo,ovvero alla durata e all’uso dell’opera: estetica ed etica insieme.
La sua architettura è fondata sulla «gravità», e per quanto riguarda questo Fiore speciale, la struttura sulla quale si regge tutto l’edificio, si sviluppa dal centro della montagna, per poi sbocciare in petali che si trasformano in «un insieme di torri di 5 piani che s’innalzano con un leggero aggetto verso l’esterno, richiudendosi nei piani alti, lasciando così al visitatore una vista a 360 gradi, attraverso grandi vetrate. Forse – ci dice Botta – è una delle mie architetture più estreme, non per la forma che è dolce e accogliente, quanto per le condizioni costruttive; da qui la struttura portante in calcestruzzo armato, rivestito con una muratura di pietra grigia, con strisce alternate, lisce e a spacco, come la montagna che abbiamo intorno. È difficile dialogare con un contesto, già così forte, in un certo senso “già progettato”, ma l’architetto ha il dovere di lasciare le sue tracce, senza timidezza, perché Artificio e Natura, come scrive il nostro caro amico comune, Gillo Dorfles, non è una condizione di opposizione inconciliabile; rappresenta il passaggio da natura a cultura, ovvero la storia e quindi le nostre biografie».
Salendo da Capolago e guardandosi intorno, in attesa d’incontrare l’ultimo progetto di Botta, ci si chiede quale sia il significato ultimo dell’architettura; certamente risolvere problemi concreti, dare una dimora all’uomo, ma non solo; disegnare l’estetica di un territorio, senza però negare alla realtà preesistente di mantenere il proprio linguaggio, il proprio ordine. Ecco, il Fiore di Pietra che si presenta improvvisamente dopo l’ultima curva, là in fondo al rettilineo d’arrivo, piccolo fuori (rispetto al mondo che ha intorno, dal Cervino fino alla Madonnina del Duomo di Milano) ma grande dentro (circa 1.800 metri quadri) è il segno dell’uomo che desidera mettere la propria impronta.
Ma è una testimonianza che accade nella storia, come ci racconta Botta, osservando anche con sorpresa l’ultimo suo lavoro. «Le architetture non sono eterne, proprio perché sono espressioni di contesti storici particolari, mentre la natura, nella quale è immerso il Fiore di Pietra, viene da lontano, un lontano che si può tentare di descrivere forse solo con la poesia. Chissà cosa ci sarà in cima al Monte Generoso tra centinaia di anni?».
Intanto, osservando opere come il Fiore di Pietra, viviamo il nostro presente, perché questo è il nostro destino.