il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2017
Sacco e Vanzetti un processo ingiusto lungo novant’anni
Non potrò mai dimenticare l’incontro con il primo produttore; quando gli ho detto che volevo realizzare un film sulla storia di Sacco e Vanzetti – dopo una lunga pausa – mi ha detto: ‘Ma è una ditta di import-export?’”. Lo scrive il regista Giuliano Montaldo, autore nel 1971 del bel film, Sacco e Vanzetti per l’appunto, sul calvario dei due anarchici italiani mandati a morire, seppure innocenti, da un tribunale americano. Lo fa nell’introduzione del libro Gridatelo dai tetti del giornalista e scrittore Alberto Gedda, che sta per essere pubblicato dall’editore Fusta. Il volume, ristampa della precedente edizione del 2005, con la vecchia presentazione di Davide Lajolo e una nota dello storico Sergio Soave, è una delle iniziative promosse per rammentare i novant’anni dalla morte di Nicola Sacco, pugliese di Torremaggiore, e di Bartolomeo Vanzetti, piemontese di Villafalletto.
I due libertari emigrati negli Stati Uniti furono ammazzati a Boston, nella notte fra il 23 e il 24 agosto 1927, sulla sedia elettrica. Erano stati condannati alla pena capitale per omicidi e rapine che non avevano compiuto. Nemmeno le rivelazioni di un detenuto, Celestino Maderois, che confessò nel novembre del 1925 di essere il responsabile di quei delitti, li salvò. Pochi giorni prima delle esecuzioni, il 21 agosto 1927, dal braccio della morte della prigione di Stato del Massachusetts, Sacco e Vanzetti scrissero: “Amici e compagni, ora che la tragedia di questo processo è alla fine, siate tutti uniti. Solo due di noi moriranno. Il nostro ideale, voi nostri compagni, vivrete in milioni; siamo vittoriosi, anche se non siamo vincitori. Fate tesoro della nostra sofferenza, del nostro dolore, dei nostri errori, del nostro fallimento per le battaglie future e per la grande emancipazione”. Soltanto molto tempo dopo, nel 1977, il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, li riabilitò ufficialmente, riconoscendone la piena innocenza.
Oggi Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, per i quali spese qualche parola, anche se ininfluente, persino Benito Mussolini, non possono più essere scambiati, neppure dai più ignoranti, per una ditta di import-export. Certo è che, dopo le imponenti manifestazioni per la loro scarcerazione negli anni Venti in tutto il mondo, nel Dopoguerra il ricordo venne tenuto vivo soprattutto dal movimento anarchico e da quello socialista. Poi, dagli anni Settanta, riaprirono il caso svariati libri (come quelli di Gedda e di Luigi Botta, e, più recentemente, Sotto il cielo stellato di Lorenzo Tibaldo). E arrivarono il film di Montaldo con Riccardo Cucciolla e Gian Maria Volontè, la colonna sonora con la struggente ballata di Sacco e Vanzetti di Ennio Morricome e da Joan Baez; ci furono inchieste, dibattiti, richieste di riabilitazione. Fino a quando, mezzo secolo dopo, Dukakis decretò che i giudici americani avevano fatto giustiziare due innocenti, rei soltanto di essere italiani e di essere anarchici.
“Negli ultimi anni inoltre – spiega Alberto Gedda – c’è stata una riappropriazione della memoria di Vanzetti a Villafalletto, a iniziare dall’intitolazione a ‘Tumlin’, com’era chiamato in famiglia Bartolomeo, delle scuole medie; e proprio dalle scuole c’è stata la spinta per il gemellaggio con Torremaggiore, in provincia di Foggia, paese natale di Sacco”. Quest’anno, aggiunge Gedda, “le scuole medie dei due paesi hanno realizzato il calendario ‘Bartolomeo Vanzetti & Nicola Sacco: eroi per destino’, con fotografie, disegni, riflessioni e poesie degli studenti”. È prevista pure l’emissione di un francobollo commemorativo per il novantesimo anniversario della loro morte, di cui si sta occupando la Fondazione Giorgio Amendola di Torino. I consigli regionali del Piemonte e della Puglia, i comuni di Torremaggiore e Villafalletto la stessa Fondazione Amendola, stanno organizzando, quindi, vari appuntamenti.
E a Saluzzo, in Piemonte, giorni fa la vicenda dei due martiri dell’ingiustizia è stata affrontata in un incontro cui ha partecipato, tra gli altri, Pier Paolo Rivello, procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione. Se l’America politica, grazie all’allora governatore Dukakis, ha ammesso l’errore giudiziario e l’estraneità dei due italiani alle rapine e ai delitti attribuitigli, un’altra faccenda, però, è la richiesta di revisione del processo.
Sebbene sia stata chiesta più volte, non è mai stata concessa. Per la giustizia Usa, insomma, sono sempre colpevoli. Rimangono pertanto attuali le parole che Pietro Nenni scrisse, sessant’anni fa, nell’introduzione a un libro di Luigi Botta su Sacco e Vanzetti. “Diceva Victor Hugo – annotò il grande leader socialista – che finché un uomo solo è posto fuori legge, l’umanità è fuori legge”.