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 2017  aprile 04 Martedì calendario

Borsa, arriva l’Opa sugli aeroporti Save a 21 euro per azione

MILANO Con un’offerta da 1,16 miliardi la Save, il terzo sistema aeroportuale d’Italia, si appresta a salutare Piazza Affari. Enrico Marchi assieme ai fondi infrastrutturali francesi di InfraVia e ai tedeschi di Deutsche Bank, si fa promotore di un’articolata operazione che punta a lanciare un’Opa su Save finanziata da Intesa e Unicredit e a diventare padrone al 100% di Finanziaria Internazionale (Finint).
Il riassetto è la conseguenza di un cambio nell’azionariato a monte della catena che finora ha controllato gli scali di Venezia, Treviso, Verona e Brescia, e permetterà a Marchi di liquidare sia il socio storico Andrea de Vido ai piani alti di Finint, sia il partner finanziario Morgan Stanley ai piani intermedi di Marco Polo Holding (socia di maggioranza di Save). L’Opa non punta a ritirare il titolo dal mercato, anzi per Marchi imbarcare soci e mantenere il titolo quotato sarebbe un vantaggio. Tuttavia il cambio nelle tre holding che insieme hanno il 60% di Save, fa scattare l’obbligo di offrire a tutti i soci della società aeroportuale, tra cui Atlantia che ha il 21,5%, la possibilità di uscire da Save ricevendo 21 euro per ogni azione posseduta.
Non a caso ieri il titolo in Piazza Affari, è salito ben oltre il prezzo d’Opa chiudendo in rialzo di quasi l’8% a 21,9 euro. Ma tenendo conto del dividendo che sarà pagato in primavera (0,632 euro per azione) e del fatto che il flottante è risicato, in realtà il mercato sembra credere solo timidamente all’ipotesi di futuri rilanci. Solo Atlantia avrebbe i mezzi e l’interesse industriale (in quanto gestore degli Aeroporti di Roma) a promuovere una contro Opa, ma il gruppo che fa capo ai Benetton difficilmente azzarderà una mossa ostile contro Marchi e i due fondi esteri che hanno ricevuto l’avvallo delle due maggiori banche italiane. Più probabile che Atlantia sia propensa a non consegnare le azioni all’Opa, e quindi, in caso di delisting, diventi socia di peso di un gruppo non quotato. Marchi, mantenendo una quota di minoranza nel veicolo che lancerà l’Opa, si fa garante della gestione in continuità degli scali veneti, con contratti di governance che gli affidano pieni poteri per almeno altri cinque anni. Il presidente e ad di Save avrà infatti almeno il 12% della società (ipotizzando che le adesioni all’Opa siano nulle), ma conterà più dei due soci finanziari che insieme si divideranno a metà il restante 47% controllato. Considerando anche il debito contratto per promuovere l’offerta, se Atlantia riuscisse a negoziare una governance adeguata, potrebbe anche scegliere di diventare il primo azionista di un gruppo non quotato. Ma bisognerà vedere se Marchi sarà pronto a concedere a un partner industriale come i Benetton più diritti di quanti ne ha lasciati ai due soci finanziari stranieri. Infine Marchi, che nella trattativa è stato assistito da Bonelli Erede, rileverà il 100% di Finint da cui de Vido – che seguito invece da Borghesi & Associati, uscirà con un assegno di circa 130 milioni.