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 2017  aprile 04 Martedì calendario

«Una bellissima domenica insieme». L’ultimo post, poi lui la uccide nel sonno

CALTAGIRONE (Catania) Non voleva lasciare e non voleva essere lasciata dall’uomo che nella notte l’ha accoltellata mentre dormiva. Ferita con cinque fendenti all’addome e morta dissanguata, dopo una domenica trascorsa inserendo su Facebook foto e filmati della coppia, descrivendo «noi insieme appassionatamente», esaltando «il sole che ho dentro». Forse soggiogata dall’amore. Forse esorcizzando il rischio dell’ennesima lite puntualmente esplosa a sera.
Con lei, Patrizia Formica, 47 anni, infine vinta dal sonno. E con lui, Salvatore Pirronello, di 53, deciso a liberarsene dopo tre anni di convivenza, carico di rabbia, rimasto a fumare tra soggiorno e cucina, impugnando all’alba il coltellaccio che ha poi fatto rinvenire sporco di sangue.
Deve avere sofferto le pene dell’inferno questa donna che non ha avuto la forza di chiedere aiuto, ma che alla quinta coltellata, mentre il suo uomo vagava nella stanza accanto, è riuscita ad aggrapparsi alla maniglia, a chiudere a chiave la camera da letto, accasciandosi per terra dove i carabinieri l’hanno trovata dopo avere sfondato la porta.
Una scena che rende surreali le foto e il video girato domenica da Patrizia, alle spalle un matrimonio andato a male e due figli che non vedeva spesso pur di stare vicino al suo uomo. Filmato con il cellulare: «Fai un sorriso, dai saluta». E lui, infastidito: «Stai facendo la diretta? Smettila». E lei: «Ma come smettila? Il cellulare è il mio». Poi le frasi rimaste come un paradosso: «Fuori piove, e chi se ne frega, io ho il sole dentro, le persone che Amo sono accanto a me, può anche arrivare il diluvio io mi sento al sicuro. Buona domenica a tutti». Per poi aggiungere: «Noi insieme, bellissima domenica».
Non un grido, non un gemito è stato udito fra le case popolari di via Filippo Palatini, alla periferia di Caltagirone, la città delle ceramiche all’ombra dell’Etna. Perché per farla finita Pirronello ha infierito mentre tutti dormivano. Ma dice «senza premeditazione». Anzi, al procuratore Giuseppe Verzera e al sostituto Fabio Platania racconta di un’esplosione di violenza maturata improvvisa, «preso da un raptus che non mi so spiegare». E proprio perché per adesso manca un vero movente questo assassino (un lavoro nella zona industriale di Caltagirone), con un grave precedente per una rapina di 36 anni fa, si ritrova l’aggravante dei «futili motivi».
Nel quartiere dove s’affacciano vicini attoniti squarcia il silenzio l’urlo di Beniamino Formica, il fratello della vittima: «Ci vuole la pena di morte. Un delinquente toglie la vita e poi vive tranquillo, mantenuto per anni in carcere». E una cugina: «Fra cinque giorni magari lo liberano?». Quesito al quale non si sottrae il procuratore Verzera quando gli ricordano che a Palermo un marito fu scandalosamente liberato la settimana dopo l’omicidio della moglie per l’impossibilità di una «reiterazione del reato»: «No, non accadrà. Il giudice è sovrano, ma non credo che ci siano margini, anche per il grave reato del passato».
Una rapina del 1981 quando, a 17 anni, con altri tre banditi bloccò un pullman sulla Palermo-Catania. E uno dei tre complici uccise l’autista e l’avvocato Enzo Auteri, presidente della Provincia di Catania. Una storia dimenticata. Già sfoderata dall’accusa per questo ennesimo femminicidio che turba la presidente del Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli: «Spesso le donne non vogliono prendere atto della violenza del partner. Ripetere ossessivamente quanto è bello stare insieme e quanto si sia felici, lascia un po’ perplessi... Ma forse indica che la donna era completamente soggiogata».