Gazzetta dello Sport, 5 aprile 2017
Massacro di civili in Siria. Undici bambini morti
Al massacro nella metropolitana di San Pietroburgo fa seguito un massacro ancora più terribile, il bombardamento della provincia di Idlib, nella Siria nord-occidentale, un bombardamento che sarebbe avvenuto con sostanze chimiche ancora da identificare (forse il sarin, forse ordigni al cloro) e che ha provocato 61 morti almeno o forse 65. Tra i morti ci sono undici bambini (ma secondo altre fonti due). Il mondo è invaso dalle foto dei cadaveri di questi bambini, devastati dal vomito e con la schiuma alla bocca: è la prova che si sarebbe trattato di uno o più raid chimici. I ribelli accusano il regime di Assad, ma il regime di Assad nega. L’indignazione planetaria monta, ma non è sicuro, per quello che abbiamo capito, che il responsabile del massacro sia il presidente siriano.
• Intanto voglio sapere se c’è un rapporto tra questi bombardamenti di ieri e la strage nella metropolitana di San Pietroburgo.
Impossibile rispondere. Jihadisti russi che, spinti dallo stesso Putin, sono andati negli anni passati a combattere per il Califfo, potrebbero essere tornati in patria su istigazione dello stesso Califfo e aver deciso di colpire a San Pietroburgo per punire la Russia del suo intervento a fianco di Assad. Ma che ventiquattr’ore dopo la bomba nella metropolitana, Mosca decida di rispondere con uno o più raid a base di sarin o di qualche altro veleno appare incomprensibile. Il massacro di bambini con veleni scagliati dal cielo non porta alcun vantaggio né a Putin né ad Assad.
• Entriamo nel dettaglio di queste incursioni di ieri.
Voglio ricordare che un aspetto della guerra in corso su quello scacchiere è quello della guerra civile siriana, cioè dei ribelli - estremamente frazionati al loro interno - che vogliono rovesciare il regime del presidente Assad. Questi ribelli, in lotta da sei anni, sono adesso in grande difficoltà, perché incapaci di resistere all’offensiva russa, scatenata da un anno in aiuto di Assad. La guerra civile che si svolge, per così dire, a margine di quella contro l’Isis, ha provocato fino ad ora 400 mila morti. Tra le poche città rimaste in mano ai ribelli c’è Khan Sheikhun, 75 mila abitanti, nella provincia nord occidentale di Idlib. L’Osservatorio siriano per i diritti umani e, a seguire, anche l’Unione europea imputano ad Assad il bombardamento di ieri con armi chimiche sulla popolazione civile, sugli ospedali, sui bambini. Anche i volontari delle organizzazioni internazionali sostengono che il responsabile dei bombardamenti è Assad. Assad, ricordiamo, fu imputato già nel 2013 di aver fatto ricorso alle armi chimiche, la famosa linea rossa che non doveva essere superata se non si voleva provocare l’intervento degli Stati Uniti. Solo che Obama, dopo aver minacciato sconquassi, preferì restar fermo.
• A causa di questo, ieri rappresentanti della nuova amministrazione Usa hanno sostenuto che lo stallo siriano è proprio colpa di Obama.
Dopo le accuse del 2013 - mai provate fino in fondo - Assad lasciò che ispettori internazionali lo privassero degli arsenali chimici. Ieri i suoi si sono difesi sostenendo di non avere armi chimiche e i russi hanno dichiarato di non aver compiuto nessuna incursione nell’Iraq nord-occidentale. Un’ipotesi è che sia stato colpito un deposito di bombe e che i gas emessi da queste bombe abbiano provocato sulle vittime gli stessi effetti delle armi chimiche. Bava, pupille dilatate, vomito, eccetera. I ribelli ne avrebbero approfittato per farsi propaganda. Come dicono i siriani fedeli al regime, «per ottenere sui media quello che non sono riusciti ad ottenere sul campo».
• Che vantaggio può avere Assad a ricorrere alle armi chimiche?
Nessun vantaggio. La coalizione siro-russo-iraniana è nettamente in vantaggio sui ribelli e nei colloqui di pace in corso ad Astana (Kazakhistan) era ormai assodato che Assad, a guerra finita, sarebbe rimasto al suo posto. Persino Trump, che ieri ha fatto sue le accuse a Damasco, era d’accordo su questo, in contraddizione con quanto aveva sostenuto fino all’ultimo giorno Obama. L’orrore di Khan Sheikhun non può che ricomplicare, per Assad, un groviglio che si stava sciogliendo.
• Che accadrà adesso?
Domani alle 16 italiane si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu, su richiesta di Francia e Gran Bretagna. C’è anche la Conferenza di Bruxelles dove il nostro ministro degli Esteri, Alfano, assicura che anche «l’Italia sarà in prima linea nel condannare l’uso delle armi di distruzione di massa contro la popolazione siriana e nel chiedere con forza che vengano individuati i responsabili di questo crimine contro l’umanità». Anche la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Siria ha avviato le indagini sul bombardamento, ricordando che «l’uso di armi chimiche come gli attacchi deliberati contro strutture mediche equivale a crimini di guerra ed a gravi violazioni del diritto umanitario internazionale». La verità è che gli orrori laggiù non finiranno finché non sarà finita la guerra.