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 2017  aprile 03 Lunedì calendario

La resistenza di «Tutto il calcio». Il pallone raccontato alla radio viaggia più veloce di un tweet

C’é un minuto che ormai comincia il venerdì e finisce il lunedì e dura da 57 anni, e lì dentro c’è tutto il calcio. La vecchia radio, sempre così nuova, ha saputo riempirlo di voci e futuro: tutto il calcio, davvero minuto per minuto però dilatando il tempo, un po’ perché il campionato esiste quattro giorni a settimana, e prossimamente chissà; un po’ perché certi programmi sono vita condensata e compressa, album e calendario, scusa Ameri, la ventilazione è inapprezzabile (questo, però, è Ciotti), per chi si fosse messo solo ora davanti ai diffusori (qui, invece, c’è il caro Livio Forma). Quanti amici perduti, quante parole e accenti sempre vivi e intatti.
Un totem piantato a centrocampo, “Tutto il calcio minuto per minuto”, dal 10 gennaio 1960 sulle storiche frequenze di Rai Radio1 ed eccolo ancora qui tra noi, ben fuori dal museo. Anche in un’epoca di flussi e riflussi, storytelling e narrazioni (basta?), dirette tv ombelicali e social ossessivi, il racconto delle partite resta il programma più ascoltato del pomeriggio. Allo stadio non si entra più con la radiolina, nessuno più la accosta all’orecchio religiosamente nella passeggiata al parco, mogli e figli muti. Ora le voci dei radiocronisti corrono in streaming nei telefonini e nei computer, anche se esistono categorie di ascoltatori assoluti: autisti, tassisti, camionisti, malati negli ospedali e a casa, non vedenti, anziani, casellanti, benzinai. Più quell’Italia popolare ed economicamente affaticata, per la quale anche un abbonamento a Sky o Mediaset Premium è un peso. Invece la benedetta radio è gratis.
«Noi abbiamo ascoltatori, non clienti». Riccardo Cucchi ha appena mandato in pensione la sua voce principesca, quasi trent’anni al microfono per scoprire che Tutto il calcio, in fondo, è un bambino: «Vivace, allegro e pieno di energia. Non avere immagini è un privilegio, non un limite: la cosa è appena accaduta e tu devi raccontarla. I tifosi delle curve ci amano perché in noi vedono l’espressione di un calcio non fasullo».
Chissà perché alla radio le partite sembrano sempre più belle. Forse perché la nostra mente non ama immaginare i tempi morti, le pause. «Non esiste cronaca più cronaca di una partita di calcio», dice Francesco Repice che ora di Tutto il calcio è la prima voce. «Se c’è un gol, io interrompo anche il Papa e il presidente della Rai. La radiocronaca avanza metro dopo metro, secondo per secondo e arriva sempre prima in virtù di un’elementare legge fisica: il suono è più veloce dell’immagine. Ma, soprattutto, la nostra radio è vero servizio pubblico, popolare e gratuito».
Però c’è qualcosa, nel flusso delle onde che fendono l’aria, ad assomigliare fortemente ai nuovi canoni dell’informazione. Saranno sorelle o almeno cugine, la radio e i social? «Ma la radio è molto, molto più social» risponde Roberta Sassatelli, sociologa all’Università di Milano. «Rapidità e fluidità rappresentano la sua grammatica, neppure Facebook e Twitter possono tanto. La radio è nel territorio e capta le persone. Ci infili la tua vita, lì dentro. E poi l’orecchio non ha competitori, a differenza degli occhi distratti da tutto un mondo».
Come un vero classico, Tutto il calcio non smette di dire quello che ha da dire. Solo in apparenza lo fa sempre allo stesso modo da quasi sessant’anni. Avrà pure avuto soltanto quattro conduttori (Roberto Bortoluzzi, Massimo De Luca, Alfredo Provenzali e Filippo Corsini), però di storia ne è passata tanta. E all’orizzonte ci sono idee e progetti pieni di futuro. «Intanto, dal prossimo campionato Tutto il calcio avrà la diretta Facebook» rivela Andrea Montanari, direttore di Radio1. «Ed è in arrivo una app pensata apposta per la radio, dopo il successo di RaiPlay per la tivù: non solo archivio, seppur prezioso, ma un pulsantone per la diretta a bassissimo consumo di byte». Quel minuto che dura quattro giorni sarà fermato, sminuzzato e insieme dilatato: «Abbiamo in mente un nuovo marchio, potrebbe essere “Tutto il calcio Weekend”, con una sigla interna dal venerdì al lunedì, pur mantenendo il radicamento forte della domenica pomeriggio». Quasi senza più grandi squadre, però. Ieri alle 15 ha giocato solo il Milan. «In primavera verranno rinegoziati i diritti che abbiamo ancora per un anno, non ci faremo trovare spiazzati. La parola chiave è “popolare”, in forza del continuo scambio di spunti con gli ascoltatori, dove la Rai rimane un esempio unico tra le grandi emittenti europee».
Forse è proprio questo il segreto: le persone dall’altra parte del microfono. «Sapeste quanta gente ci scrive se dimentichiamo di dire con quale divisa è scesa in campo la Juve, o verso quale curva attaccava il Milan». Filippo Corsini dal 2012 è il conduttore di Tutto il calcio e sa quanta importanza abbia questo programma per tanta gente. «Il pubblico vuol sempre sapere dov’è il pallone: se è sul lato corto, vertice sinistro dell’area, noi dobbiamo dire che sta lì e non altrove. Il mio maestro Alfredo Provenzali scherzava, ma mica tanto: finiremo col dare il risultato del primo tempo il sabato e quello del secondo il lunedì, diceva. L’immaginazione è tutto, perché ascoltare una partita alla radio è come leggere un bel libro: una voce ti guida, ma il resto lo metti tu. E la fantasia disegna i giocatori, lo stadio, il campo: io scoprii a dieci anni che era verde, prima l’avevo solo visto nel bianco e nero della tivù. Oggi, dall’altra parte del microfono immagino tanti bambini in ascolto, anzi immagino me bambino».
E niente si perde anche quando tutto cambia. Forse è per questo che il grande romanzo delle partite alla radio non finisce mai. Tutto il calcio minuto per minuto, per minuto, per minuto.