Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 03 Lunedì calendario

Nel paese che sognava di abolire i reati. «Diamo l’esempio, non useremo le armi»

BUDRIO (BOLOGNA) Non sanno nemmeno come chiamarla, questa “cosa grossa”. Si trovano in piazza Quirico Filopanti, “astronomo e matematico”. Accendono le fiaccole e soprattutto si interrogano l’uno con l’altro. «Ma chi può avere ammazzato Davide, che era buono come il pane?». «Un delinquente con fucile e pistola va a rapinare un bar di campagna, che venderà dieci caffé e dieci pacchetti di sigarette. Che senso ha?». La “cosa grossa” è un omicidio per rapina, visto tante volte in tv. Ma stavolta i nastri con la scritta carabinieri chiudono l’accesso al bar tabacchi Gallo accanto al torrente Idice, che era lontano da tutto ma conosciuto da tanti, in un paese che fino ad oggi si vantava di essere un modello per la sicurezza. «È una vita che Davide Fabbri era lì, e prima c’era suo padre Franco. Fino a vent’anni fa c’era anche il distributore di benzina. I Fabbri riuscivano a tirare avanti perché erano bravi. Per avere clienti preparavano in casa salami e salsicce, in un piccolo spaccio».
Bisogna cercarli, quelli che dicono che «bisogna armarsi», che è necessario «rispondere al fuoco» e che «se uno entra in casa tua, devi sparargli». Il sindaco, Giulio Pierini, 39 anni, è davanti alla casa dei Fabbri da ieri sera. «Sì, le hanno dette anche a me queste frasi. C’è rabbia e c’è tanta incredulità. Tutti si chiedono come sia stata possibile tanta ferocia. Ed è questa ferocia a spingere chi invoca le armi e la vendetta. Ma con chi è venuto a protestare con me ho spiegato che la comunità deve innanzitutto stringersi attorno alla famiglia. E poi deve reagire con forza per combattere la violenza e chiedere sicurezza».
Budrio è un paese dove si sta bene. Per 18.400 abitanti ci sono l’ospedale, il teatro, la biblioteca e quattro musei: quello delle Ocarine famose in tutto il mondo, uno dei burattini, l’archeologico e la pinacoteca. La disoccupazione non arriva al 6%. «È da un pezzo – racconta il sindaco – che vogliamo essere un paese tranquillo e sicuro. Siamo diventati un laboratorio per la sicurezza, una risposta civile e di sinistra alle ronde padane. Nel 2014 abbiamo tenuto almeno 20 incontri, in centro e nelle frazioni, per informare i cittadini e soprattutto gli anziani su come evitare furti in casa, truffe e altri raggiri. Abbiamo lavorato assieme ai carabinieri e l’Arma, dopo l’esperienza di Budrio, ha esteso il progetto a Bologna e a tutta la provincia». I militari hanno insegnato cose semplici ma utili: se trovate un ladro in casa, non affrontatelo. Se scoperto, pensa solo a fuggire. Se vedete qualche sconosciuto che passa due o tre volte in una strada e osserva le case, chiamate in caserma. Non lasciate entrare facce sconosciute: non esistono parenti lontani che vogliono lasciarvi l’eredità. I risultati non sono mancati: nel 2016, rispetto al 2015, i reati sono diminuiti del 30%, e i furti nelle case del 46%».
Ma adesso c’è il corpo di Davide Fabbri all’obitorio. C’è il pianto disperato della moglie Maria e del papa di Davide, Franco. «Non basta stare uniti – dice il sindaco Giulio Pierini – bisogna vigilare e chiedere sicurezza. Bisogna che cambino tante cose. I furti sono diminuiti ma la rabbia rimane perché quando un ladro viene preso, come spieghi ai cittadini che dopo poche ore o pochi giorni è già fuori dal carcere, ammesso che vi entri? È questo che mi dicono in tanti, in queste ore. Se rubi e non sei punito, hai l’incentivo a commettere altri reati, più pesanti e redditizi».
Si gioca la partita di calcio, nel pomeriggio della domenica. C’è un grande mercato di cose antiche e di modernariato. Campagne curate, con la produzione di cipolle, patate e scalogno. Industrie importanti come la Comet e Arredo Quattro, per negozi di lusso di mezzo mondo. Una donna è stata uccisa dal marito tre anni fa ma non si ricorda nessun delitto legato a una rapina. «Non ci sono stati – dice Tilde Ragazzini, presidente di Confcommercio – nemmeno furti con violenza o scippi. Adesso il problema sarà superare la paura che ci è arrivata addosso. Ma ce la faremo, noi budriesi siamo abituati a stare uniti».
A giugno ci saranno le elezioni in Comune e Tiziano Quaglia, candidato del centro destra con Fi, Fratelli d’Italia e Lega nord dice che «la sicurezza è un problema di tutti e assieme dobbiamo costruirla e difenderla». In piazza Filopanti arrivano anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola e decine di altri primi cittadini. Matteo Renzi telefona per esprimere solidarietà.
«Respingere la violenza a testa alta», ripete il sindaco Giulio Pieri, davanti a centinaia di fiaccole accese. «Vogliamo vivere senza paura. Tanti sentimenti attraversano oggi la nostra comunità e ci sono anche rabbia e sete di giustizia personale. Sentimenti comprensibili ma l’unica giustizia giusta è quella della legge. Questa però deve garantire la certezza della pena». Dietro i sindaci, i comandanti dei carabinieri. Non hanno bisogno di parole, per fare capire che faranno di tutto per trovare chi ha ucciso Davide, che «era buono come il pane».