la Repubblica, 2 aprile 2017
La bella idea di scambiare una maglia e i batteri
Bella l’idea, in Lega Pro, di invertire le maglie tra i capitani, prima dell’inizio. È un modo per far capire che in campo sono tutti uguali, diverso soltanto il colore della maglia. E fuori campo pure, diverso soltanto il colore del tifo. Bella (7,5) ma poi bisogna vedere se viene capita. Il branco del pallone ha colpito molto, negli ultimi tempi: ad Ancona, a Matera, a Taranto, a Barletta, a Sassari (quelli di Cagliari). Le società starnazzano come galline che si ritrovano una faina nel pollaio, ma la faina è entrata perché qualcuno, da dentro, ha finto di chiudere col lucchetto la porta e l’ha lasciata accostata. La refrattarietà del tifo violento a ragionare sta anche nelle sue contraddizioni: i cavalieri della spranga straparlano di onore e dignità, ordinano ai calciatori di tirar fuori le palle (più su difficilmente arrivano) e si vantano delle loro memorabili imprese: 10 o 20 contro 1 o 2. Ad Alatri, più di 20 contro 2, ed è morto massacrato di botte un ragazzo che non aveva fatto niente di male a nessuno: è la verità, ma se anche avesse commesso un errore c’era bisogno di ammazzarlo? Il branco può scatenarsi per un parcheggio, per una sigaretta negata, perché non gli piace il tuo modo di guardare, anche se stai zitto, perché incassi 4 gol, perché è fatto e strafatto. Il branco allo stadio fischia e insulta se non butti fuori il pallone quando uno dei suoi è steso a terra, ma fuori dallo stadio quando uno non dei suoi è steso a terra, ecco, quello è il momento di picchiare più duro. Dentro e fuori dallo stadio, sempre il branco: i ragazzini di Vigevano, una quindicina (di buona famiglia, ci tengono a puntualizzare i giornali) per umiliarne e violentarne uno. E la tecnologia serve solo a moltiplicare la violenza. Pietà l’è morta.
Distrae, attira anche, una notizia su repubblica. it che la riprende da Scientific reports: “Anche i tirannosauri si baciavano”. Sono contento per il sauro, scientificamente Dasplerotus horneri, considerato il bisnonno del T-rex, che vagava nel Montana circa 74 milioni d’anni fa. “Raffinato amatore”, nel testo. Lasciando stare il molto pubblicizzato bonobo, si può imparare qualcosa anche da un tirannosauro. O no? I soliti ricercatori americani hanno scoperto che il muso degli animaloni, lunghi circa 9 metri, era dotato di enorme sensibilità, utile per la caccia ma anche nel corteggiamento: “Lo strofinamento tra i musi rappresentava probabilmente una parte vitale della fase pre-copulatoria”. Ecco da chi hanno copiato gli esquimesi. Sul bacio nasale, esiste un testo fondamentale del prof. Edoardo Vianello: “Siamo due esquimesi”. Sul bacio detto alla francese, più praticato dai non esquimesi, aveva dato spunti incoraggianti Repubblica, proprio nel giorno di san Valentino. Susan Erdman, ricercatrice al Mit, studia gli effetti del microbioma, l’insieme di batteri che vivono nel nostro corpo, sono circa 100 trilioni. Nella nostra bocca, solo 1 miliardo. Numeri, prego: con un bacetto sulle labbra ci scambiamo 1.000 batteri, con un bacio alla francese, durata 10 secondi (parbleu) ce ne scambiano 80 milioni, 9 baci alla francese al giorno levano il medico di torno. Trascrivo: «Si condividono tutte le specie di batteri, si riducono le infiammazioni croniche, si abbassa il livello dell’ormone dello stress, si alza quello dell’ottimismo, si aumenta la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore” e di testosterone». Notizie che piovono come il cacio, o meglio il bacio, sui maccheroni. “I topi maschi su cui abbiamo sperimentato avevano assunto un passo spavaldo” dice Erdman. Ah, ecco.
Ecco, sempre su Repubblica, un’altra cosa interessante. Titolo: “Apple, Facebook e Google all’assalto delle banche”. Sempre citare Eduardo Galeano: “Ho lavorato in banca il tempo necessario per capire che i banditi non arrivavano dall’esterno”. Torniamo a Repubblica e al sommario: “Bonifici fatti in chat, risparmi gestiti via app, conti correnti nei social. Dai grandi colossi alle startup tutti puntano al nostro portafogli”. L’inizio è bello coinvolgente, come piace a me: “E voi affidereste i risparmi di una vita a Facebook?”. Ho preparato tre tipi di risposta. Corretta la prima: “No, grazie”. Più incisiva la seconda: “Mai, nemmeno se mi pagano”. Più sincera la terza: “Schiattassero tutte in blocco, festeggerei per tre giorni”. Infine, dalla Stampa, la storia di Elby Mjestri, albanese, 16 anni. Suo padre arrivato su un barcone, si stabilisce a Genova, dopo un po’ coi primi risparmi fa arrivare moglie e e figlio. Lavora come custode al Tennis club, Elby già a tre anni gira con una racchetta alta quasi come lui, poi continua a giocare, è piuttosto bravo. Domani salirà su un volo per Sofia, da lì raggiungerà Sozopol, sul Mar Nero. Bulgaria-Albania, Coppa Davis: Elby è stato convocato, non è detto che giochi ma intanto entra nel giro. Da un altro giro, il più importante, è invece uscito Fausto Mesolella, Avion Travel, musicista di grande talento e grande cuore. Il cuore l’ha sgambettato, gli sia lieve la terra.