la Repubblica, 1 aprile 2017
Chi arriva tardi zappa la terra. La sanzione perfetta della scuola
Francesco Cucca è il preside dell’Istituto superiore “Ciusa” (Liceo artistico e tecnico tecnologico) di Nuoro e ha inventato la sanzione perfetta. Gli studenti che arrivano in ritardo a scuola o che combinano qualcosa che non va, sono invitati a lavorare la terra. Strappati al loro mondo virtuale di cellulari e social. Si tratta di un ettaro di incolto che circonda la scuola e destinato a diventare un parco. Il progetto si chiama “Un milione di alberi”, si inserisce all’interno di un obiettivo didattico ed educativo più ampio che è quello di rendere l’istituto “bello”, luogo in cui si sperimenta che vivere in un ambiente accogliente e in armonia con la terra rende studenti capaci e persone felici. E l’impresa sarà opera dei ragazzi. Soprattutto di quelli non proprio innamorati dello studio e delle regole.
A scuola non si gioca a guardie e ladri e da tempo i regolamenti hanno trasformato le punizioni in piccoli-grandi lavori utili alla vita scolastica: dipingere una parete, lavorare in biblioteca, dove c’è. Personalizzate, pensate per dire allo studente in ogni momento: tu sei una persona che vale, anche se bruci, arrivi in ritardo o falsifichi la firma. Ma è talmente perfetta sul piano pedagogico, questa sanzione. Perché i ragazzi intanto costruiscono qualcosa di bello. Basta immaginarla vicina alle giustificazioni che ogni mattina firmiamo per i ritardi degli studenti: «Non ho sentito la sveglia». Bene, un’ora di zappa e la sera ti addormenti prima e ti svegli in tempo. «Mal di testa mattutino». Bene, un’ora a strappare erbacce, fai il pieno di endorfine e il mal di testa non sai più cosa sia. «Perdita bus». Bene, un’ora a piantare alberi, ti irrobustisci e la mattina puoi correre più velocemente e prenderlo. E poi c’è il contatto con la terra, il piacere della vita messa a dimora, di vedere che la “nostra” pianta cresce, l’attenzione al sole, all’acqua, ai parassiti. Alla vita insomma. Ci sono studenti che hanno imparato così bene la lezione che durante le assemblee chiedono di andare a lavorare la terra. Decreti delegati da rivedere in chiave ecologica?
E chi è fissato con la scuola d’élite non potrà più dire allo studente furbone di turno: «Braccia rubate alla terra», come se andare a scuola e zappare fossero attività che si escludono per legge di natura. Certo qualche giustificazione che la mattina ci viene presentata può restare luminosa e isolata, senza redenzione o contrappasso. Del tipo (vera verissima): «Ritardo per impedimento paterno». E cioè? chiediamo. «Mio papà è un impedito. Deve vederlo. Rispetta i semafori, dà la precedenza, non sorpassa. Come si fa ad arrivare in orario?»