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 2017  aprile 01 Sabato calendario

La scommessa di Marziyeh, diventare la prima donna presidente dell’Iran

Con una vistosa giravolta i conservatori iraniani vorrebbero candidare una donna alla presidenza della Repubblica islamica il prossimo 19 maggio. Forse un gesto di rivincita sull’America, ma soprattutto perché una donna potrebbe essere lo strumento più efficace per contrastare la rielezione di Rouhani, l’attuale presidente moderato. La possibilità di una candidatura al femminile è stata confermata dalla Guida Suprema Khamenei nel tradizionale discorso di Nowruz. «Uomini e donne non sono diversi nell’avere accesso a posizioni di guida spirituale, incarichi di potere e di leadership», ha detto Khamenei e queste parole sono apparse come la conferma che nulla osta da parte dei vertici religiosi che finora interpretavano la parola “regial- e syassi (uomini politici)”, tra i quali secondo il dettato costituzionale va scelto il presidente della Repubblica, come “maschi” e non come “persone”. Subito è circolato il nome di Marziyeh Vahid Dastjerdi, medico, ex parlamentare e ex ministra della Sanità, rispettata anche dai riformatori per esseri opposta a Ahmadinejad quando durante le sanzioni l’allora presidente aveva preferito devolvere all’importazione di Porsche e di Maserati piuttosto che di medicinali le scarse risorse di valuta disponibili.
Se i fondamentalisti iraniani accetteranno di candidare ai vertici della Repubblica islamica una donna (beninteso una chadorì, Marziyeh non si è mai presentata in pubblico senza chador), è perché la posta in gioco alle prossime elezioni va oltre il semplice rinnovo del mandato presidenziale. Nei prossimi anni infatti potrebbe essere necessario nominare un successore all’ottantenne Khamenei, e nessuna calamità per i conservatori supera quella di vedere un moderato nel posto che determinerà il futuro della Repubblica islamica. Rouhani ha tutte le carte in regola per aspirare a diventare Guida Suprema (anche Khamenei fu nominato mentre era presidente), e comunque da presidente avrebbe un ruolo di primo piano nella selezione del futuro Leader. I conservatori vogliono un presidente che non sia d’impiccio in questa nomina. Vogliono che venga eletto un conservatore dal volto umano in modo da non spaventare il mondo (per questo Khamenei ha già messo il veto sull’ex presidente Ahmadinejad che avrebbe ambito a ripresentarsi).
Dopo l’accordo sul nucleare i tre gruppi in cui è sempre stato diviso il regime iraniano – fondamentalisti, pragmatici e riformatori – sono diventati due, ancora più conflittuali che in passato. Per i moderati come Rouhani, l’Iran deve percorrere la via della normalizzazione. Per i conservatori come Khamenei (e i Pasdaran) la strada è quella della difesa e della chiusura. Le posizioni divergono su tutto, dalla politica economica a quella estera alla politica culturale. La 58enne Marziyeh Vahid Dastjedi è una donna competente e allo stesso tempo una garanzia sul piano della subalternità femminile: da parlamentare aveva sponsorizzato progetti di legge che volevano solo medici donne per curare le iraniane e che rendevano ancora più difficile a una donna chiedere il divorzio o la custodia dei figli.