La Stampa, 3 aprile 2017
«Che soddisfazione sentirsi chiamare Maestro». Bernal e McDowell direttori d’orchestra rivali in Mozart In The Jungle raccontano il set a Venezia (con Monica Bellucci)
«Rodrigo è un po’ il mio fratellino minore, come me è un ottimista e se la cava sempre, anche nelle situazioni più difficili. Sono fiero dei suoi risultati artistici e di come sta crescendo psicologicamente». Gael García Bernal, l’attore messicano di Neruda che alla cerimonia degli Oscar ha preso posizione contro i muri e in favore dei migranti, parla del suo alter ego, il direttore d’orchestra di Mozart In The Jungle. Siamo sul Canal Grande, a Palazzo Cavalli Franchetti, dove sono stati girati alcuni episodi della terza serie, in onda in Italia su Sky Atlantic dal 26 aprile, con partecipazioni speciali di Monica Bellucci, Plácido Domingo, Christian De Sica.
Scuotendo le treccine, Bernal racconta: «La trama si è spostata a Venezia perché i membri della New York Symphony sono in sciopero e Rodrigo, il direttore principale, ha dovuto firmare una clausola di non concorrenza. Si toglie dunque da una situazione complicata e corre in Italia in aiuto del soprano Alessandra La Fiamma, figura vagamente callasiana che vive da reclusa ma che vuole tornare a cantare».
«E poi c’è Domingo»
Seguono complicazioni musicali e sentimentali, con una scena clou ambientata sul Ponte dell’Accademia, di notte, con accompagnamento di un’orchestra d’archi e Alessandra-Monica in sontuoso abito rosso e con la voce prestata dal soprano portoricano Ana María Martinez. «E poi c’è Domingo – continua Gael García Bernal – la guest star che ho sempre sognato per la serie, messicano come me, e legatissimo al nostro popolo che ha aiutato in maniera sostanziale con i suoi concerti di beneficenza ai tempi del terremoto, nel 1985».
Dopo la partecipazione del pianista Lang Lang e del violinista Joshua Bell, la serie di Amazon multipremiata con i Golden Globe è dunque sempre più costellata di presenze musicali: primo fra tutti Gustavo Dudamel, a cui Rodrigo è molto ispirato e che, racconta Bernal, «mi ha dato buoni consigli, offrendomi l’opportunità di salire sul podio dell’Hollywood Bowl: un ricordo fantastico da raccontare ai nipotini. Di sicuro capita sempre più spesso che mi chiamino Maestro, e anche che mi chiedano pareri sulle esecuzioni di musica classica credendo che io la sappia lunga. L’episodio più commovente mi è però capitato in Messico, dove un ragazzino che studia direzione d’orchestra mi ha confessato di averlo deciso vedendo Mozart In The Jungle. Ma come, ho pensato, questa sciocchezzuola può cambiare la vita di una persona?».
Gli fa eco Malcolm McDowell, l’ex ragazzaccio kubrickiano di Arancia meccanica, antagonista di Rodrigo nella parte di Thomas, il vecchio direttore d’orchestra scalzato dal nuovo, più appetibile dal punto di vista del marketing: «A me ha insegnato tanto Michael Tilson Thomas, il direttore principale della San Francisco Symphony, che mi ha seguito anche qui a Venezia. Di sicuro il mio personaggio dà l’opportunità di approfondire il tema dell’invecchiamento: è un genio e si è sentito idolatrare per quarant’anni, ma emotivamente è rimasto un bambino. Nelle serie precedenti lo abbiamo visto andare in crisi: col tempo, però, impara a rilassarsi e a fare esattamente quello che vuole. In questa serie è innamorato e felice».
E serenissimo pare anche McDowell, arrivato in Italia con i due figli bambini: «Che ne penso di Amazon? Ci lascia liberi ed esaudisce pure i nostri desideri, ci hanno chiesto dove ci sarebbe piaciuto girare ed eccoci a Venezia, i ragazzi (Roman Coppola e suo cugino Jason Schwartzman, creatori e produttori della serie, e Paul Weitz, lo showrunner, ndr) sono molto in gamba, il ritmo televisivo rapidissimo ed eccitante. Lavorare mi diverte e spero di continuare a farlo finché la memoria mi sostiene. Perché è quello il punto di rottura di un attore: l’ho sperimentato da giovane lavorando con Laurence Olivier, in certi momenti restava meraviglioso ma in altri non si ricordava le battute. Mi creda, uno spettacolo straziante».