Corriere della Sera, 3 aprile 2017
«Non possiamo permetterci interventi unilaterali». Intervista a David Redlawsk
WASHINGTON «Le parole di Trump aumentano la confusione, anche sulla Corea del Nord. Un fatto, però, è certo: gli Stati Uniti non possono risolvere questo problema da soli». David Redlawsk è un politologo che alterna ricerca teorica e studi sul campo. Ha seguito, Stato per Stato, tutta la campagna elettorale di Donald Trump. È presidente del Dipartimento di Scienze politiche e di Relazioni internazionali all’Università del Delaware.
Il presidente americano chiede l’aiuto della Cina per frenare la Corea del Nord. Ma aggiunge che se Pechino non collaborerà, agirà da solo. Parole che segnano una svolta?
«Non so. Per ora mi sembra solo un’altra delle tante uscite rumorose di Donald Trump sullo scenario internazionale. Nell’intervista al Financial Times, per altro, non accenna ad alcun piano, non fornisce neanche un qualche indizio».
Anche il segretario di Stato, Rex Tillerson, aveva annunciato che, nei confronti della Corea del Nord, «tutte le opzioni sono sul tavolo», compresa quella militare...
«Sono certo che il Dipartimento di Stato e il Pentagono abbiano messo a punto dei piani. Ma il problema resta sempre che cosa deciderà Trump e, come sempre, è difficile fare previsioni».
Gli Stati Uniti sono in grado di «risolvere il problema nordcoreano» da soli?
«Non credo proprio. Non vedo che cosa possano fare senza tenere conto del giudizio di altri Paesi del mondo, a cominciare dalla Cina. Da questo punto di vista le dichiarazioni di Trump possono diventare un elemento di disturbo in vista del vertice con il presidente Xi Jinping di questa settimana».
La Cina, di fatto, tiene in piedi il regime nordcoreano. Trump può convincerla a cambiare atteggiamento?
«Non penso subito e non penso con un solo summit. La dirigenza di Pechino ha una sua agenda, con priorità precise da discutere. Non cambierà la politica estera così, solo perché glielo chiede Trump. La mia impressione è che, in realtà, neanche i cinesi abbiano ancora capito quali siano le intenzioni della nuova amministrazione di Washington. Penso quindi che Xi Jinping si presenterà in Florida, mantenendo un approccio esplorativo, molto cauto».