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 2017  aprile 02 Domenica calendario

In morte di Evtushenko

Era veramente un genio. In più: amabile, generoso, straordinariamente amico e, al tempo stesso, il più grande casinista che abbia mai conosciuto. Certo alla notizia della morte di una persona cara – ed Evgenij «Zhenia» Evtushenko, scomparso ieri a 84 anni, lo era – gli episodi si affollano nella memoria senza seguire logiche o dati temporali.
Milano, marzo 2008. Viene programmata una serata al Piccolo Teatro Studio dedicata alla lettura di testi di Evgenij, venuto a Milano per presentare i primi due numeri del magazine del Pen Italia.
Primo tempo. Penso di far cantare alcune poesie adattandole a musiche di Bellini, Verdi, Donizetti, Schubert e prego un’amica, ex soprano, che insegna alla Scala, di trovare due allieve: una cantante e una pianista. Le ragazze ci raggiungono a casa mia, in via Moscova, dove Evtushenko è ospite. Sono entrambe giapponesi. Stupenda, il soprano. Molto carina, la pianista. Dopo un paio d’ore di prove, Evgenij, che interviene per suggerire delle modifiche, guarda fisso il soprano con i suoi piccoli occhi azzurri: «Tua voce superba, tu voce d’angelo. Tu, grande cantante, bella, bellissima. Voce bellissima», dice. E lo dice più volte.
La pianista alza il viso con aria interrogativa. Le sue mani battono i tasti con più forza di prima. Faccio cenno a Zhenia di seguirmi in un’altra stanza. «Tra un po’ qui succede il finimondo. Non puoi fare i complimenti solo a una; l’altra si infuria». «Capito, capito. No te preoccupe…». Ritorniamo nel salone. Pianista e cantante vanno d’accordo. L’unica incognita potrebbero essere i vicini ma sono le cinque del pomeriggio e non dovrebbero esserci problemi.
Evgenij è rapito dalla bellezza della ragazza e non ha torto. «Voce d’angelo. Tu bellissima…». Gli do una gomitata. «E bravissima…», continua. A questo punto, la pianista si interrompe e, con voce stridula, protesta: «Tutte lodi per lei: angelo, bellissima, bravissima… E io?». Guardo Evgenij, come per dire: «Ti avevo avvisato…». Evtushenko non fa una piega. Gira attorno al pianoforte, si avvicina alla pianista e le prende il viso tra le mani: «Tu? Cosa dire di te: tu meravigliosa. Tu, nuovo Chopin!». E la ragazza si cheta.
Secondo tempo. Zhenia, che solitamente a teatro recita da solo, mi chiede se qualcuno può fargli da spalla. Telefono ad Alessandro Quasimodo, che, con la sua solita generosità, accetta. Zhenia è un attore da teatro dell’arte. Gli piace improvvisare, non ama seguire i copioni. Sulla scena cambia – e talvolta persino stravolge – le sue stesse poesie. Alessandro, invece, ha un’altra formazione, diciamo «più classica» ed è piuttosto metodico. Per cui, durante la prove in casa mia, con Alessandro che vuole fare una scaletta e Zhenia che la cambia ogni secondo, noto gli sforzi del figlio del Premio Nobel per non piantare tutto in asso ed andarsene. Le sue occhiatacce, comunque, sono eloquenti.
Terzo tempo. Serata al Piccolo Teatro Studio. Dopo le presentazioni di prammatica, inizia lo spettacolo. In teatro non ci sono neppure posti a sedere per terra. Evtushenko dimostra di essere un attore nato, un grandissimo istrione. Al momento della lettura a due voci, tutti i fogli che tiene in mano – che contengono la scaletta e i vari testi – e che con grande pazienza certosina, Alessandro è riuscito a fargli accettare, cadono, sparpagliandosi per terra. Zhenia si china a raccoglierli, pigliandoli alla rinfusa. Quasimodo si allontana di qualche passo, furente. Prego Iddio che non abbandoni il palco. Raccolti i fogli, Evtushenko si alza in piedi e scoppia un grande applauso. Il pubblico è convinto che si sia trattato di una pantomima e saluta la bravura dei due protagonisti.