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 2017  aprile 02 Domenica calendario

Muri scrostati, rifiuti, erbacce La corsa (in ritardo) per il G7

Ogni volta così: col cuore in gola. A correre, correre, correre... Mancano 53 giorni, al vertice G7 di Taormina. Cinquantatré. E a girare la cittadina scoprendo quante cose sono ancora da fare, tra polemiche roventi contro tutto e tutti sui ritardi abissali, c’è da maledire il solito maledetto vizio. Rinvii, rinvii, rinvii... «Hiiiiii! Andrà tutto benissimo!», ridono scanzonati gli ottimisti. Ci assiste o no lo Stellone italico?
Sarà... Ma girare intorno al Palacongressi, che dovrebbe essere il perno dell’appuntamento mondiale con le sue quattro sale tra cui un auditorium da 200 posti e un teatro da 820, mette furore. Muri scrostati, portoni arrugginiti, pattume, ovunque segni di degrado e di abbandono. Progettato mezzo secolo fa e costruito a cavallo degli anni ’70 per «allungare» la stagione estiva con grande convegni internazionali («Sempre pieni saremo! Sempre pieni!») il palazzo ha un problema. Non ha mai avuto l’agibilità. Mai. Ed è andato avanti di deroga provvisoria in deroga provvisoria. Per decenni.
«Sereni! Stavolta ci siamo!», tranquillizza il sindaco Eligio Giardina. Quindi andrà ad aggiungersi ai sette sindaci (sette!) che hanno via via inciso il loro nome nella targa che celebra i progressi dell’interminabile manufatto? «Credo di sì». Auguri. Su youtube c’è un video di Taormina Today. Maggio 2000. Titolo: «Il Comune ha ottenuto l’agibilità definitiva». «È un traguardo importantissimo. Per noi e per la città», esulta l’allora sindaco Mauro Passalacqua. E spiega che la settimana dopo sarà già a Francoforte «per proporre Taormina come località congressuale». Sì, ciao...
Cinque mesi a disposizione
Sono passati, da allora, sette anni... E oltre un anno è passato da quando dalla Sardegna si levarono le prime imprecazioni per la notizia appena trapelata che il G7 del 2017, promesso alla Maddalena per fare pace dopo quello dirottato a L’Aquila, sarebbe finito a Taormina. E dieci mesi dall’annuncio ufficiale di Matteo Renzi convinto, nonostante i precedenti pessimi, che il tempo sarebbe stato sufficiente. E com’è finita? Che il commissario straordinario Riccardo Carpino è stato nominato alla vigilia di Natale. Cinque mesi per fare tutto. E siamo di nuovo nei guai.
«Purtroppo siamo stati colpiti da tre terremoti», sospira il sindaco Giardina, «Prima quello vero e proprio nelle Marche, poi la disfatta di Renzi al referendum, poi la caduta del governo e la crisi del Pd. Non bastasse è arrivata pure la frana che a novembre ha colpito la Villa Comunale, tra i giardini botanici più belli del mondo... Ma abbiamo tesori inestimabili, undici alberghi a cinque stelle, 7.600 posti letto, ce la faremo... E poi, soffriamo già per tante disgrazie, tante disperazioni... Perché non raccontiamo le cose belle? Me li vedo, qui, i Grandi del G7: il bianco sfolgorante dell’Etna, il mare turchino, il nostro sole...».
Certo, facciamo tutti il tifo perché la città amatissima da Guy de Maupassant («A chi dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?”, risponderei senza esitare Taormina») faccia un figurone. Ovvio. Ma proprio l’amore pretende verità. I lavori per l’agibilità al Palacongressi, annunciati per fine gennaio, devono ancora cominciare. E così un po’ tutti quelli necessari. E se la scelta di Taormina fu spiegata per dimostrare che «l’Italia è una superpotenza culturale» è inaccettabile che a distanza di mesi la frana alla Villa Comunale sia ancora lì, transennata con i cavalletti. Che le struggenti «Victorian Follies», cioè le deliziose bizzarrie edilizie di mattoni volute dalla cugina della regina Vittoria Florence Trevelyan, siano al collasso. Che le toilettes del Teatro Greco, visitato nel 2016 da 748.583 turisti, siano vandalizzate e luride come i cessi di una sventurata favela sudamericana.
Per non dire, appunto, del celeberrimo Teatro. Il simbolo stesso della cittadina sbandierato in tutte le pubblicità (indimenticabile quella in cui lo sfondo dei Giardini Naxos cementificati fu ripulito col Photoshop) è stato consegnato all’assalto della selva incolta e appare come i ruderi dipinti dal Piranesi. Erbacce sui muri, erbacce sui gradini, erbacce sulle colonne. Qua e là, è venuto su un alberello. Come se anche l’ultimo ripetente di archeologia non sapesse che la mala erba è la peggior nemica delle antiche pietre. Sbuffa un custode, infastidito: «Non si preoccupi, lei. Al G7 sarà tutto a posto». In attesa di dare una nuova ripulita (a proposito: e le terme? e l’agorà?) al prossimo vertice mondiale...
Appalti ridotti all’osso
Erano previsti in tutto appalti per circa 45 milioni. Dei quali un terzo per opere necessarie del Comune e due terzi per spese varie. A questo punto però, visti i problemi (come quello raccontato da Marco Galluzzo a proposito della gara per i sistemi di sicurezza giorni fa, sbloccata dal Consiglio di Stato dopo una dura vertenza giudiziaria) è probabile che tutto sia ridotto all’osso. Con il subentro, dove è possibile, dei militari.
Come è successo con i due eliporti che gli uomini del Genio dell’Aeronautica stanno febbrilmente costruendo appena ai margini del centro. Uno per Angela Merkel, Theresa May, Paolo Gentiloni e gli altri leader. L’altro per Donald Trump e il suo staff. Che avrebbero fatto la precisa richiesta di non mischiarsi. Costo totale: due milioni e 447mila euro. Carucci, per due giorni. Resteranno, a meeting concluso, a disposizione dei cittadini? Boh... È un interrogativo aperto. E aperta resta un’altra domanda: come faranno i Grandi del pianeta, una volta atterrati sulle due piste, posate su due magnifiche terrazze spalancate sul mare e distanti meno di un chilometro l’una dall’altra, a raggiungere poi il meraviglioso ma angusto cuore della cittadina? Non potendo buttar giù diverse decine di case che strangolano le due stradine di accesso riducendole qua e là a due budelli, le grandi berline nere e blu dovranno districarsi su due percorsi davvero piuttosto complicati. Ma tutte quelle brutture lungo quelle stradine non saranno un impatto bruttino? «I potenti hanno sempre i finestrini oscurati», ammicca il sindaco, «confido che li abbassino solo dopo...».
Un consiglio a Donald Trump: non porti al G7 la nuova e luccicante «Cadillac One» lunga sei metri e mezzo. Alla prima curva della trazzera che sale a serpentina verso il cuore di Taormina si andrebbe a piantare. Seccante, per uno che vorrebbe tirar sempre diritto... «Taummina è chista», gli diranno. Ma che cielo! Che mare! Che profumo d’aranci! Sperando, se la Bedda Madri intercede, in un giorno di sole.