Corriere della Sera, 2 aprile 2017
Parisi: l’8 ottobre votiamo per il leader
ROMA Stefano Parisi è pronto a correre e a misurarsi per la leadership del centrodestra. L’ex candidato sindaco ed ex direttore generale di Confindustria propone anche una data, indicando l’8 ottobre come il giorno del confronto. Lanciando l’appello, dal palco della convention del movimento Energie per l’Italia, Parisi annuncia che una bozza del regolamento da condividere con i possibili sfidanti è quasi definita. L’operazione, del resto, punta a catalizzare tutte le forze e le risorse politiche di centrodestra, salvo i sostenitori dell’attuale esecutivo. Un’indicazione esplicita alla condizione del partito di Angelino Alfano, che, non a caso, si limita ad augurare a Parisi un lapidario «buon vento». Sul versante opposto si colloca l’ex ministro Raffale Fitto, che lancia segnali di piena apertura e concorda sulla selezione tramite le primarie, ossia quelle consultazioni finora rifiutate da Silvio Berlusconi. Nel suo intervento il promotore di Energie per l’Italia non cita neanche una volta il nome del leader azzurro, in più di un’occasione fa riferimento al progetto politico di Forza Italia, riconoscendone il valore storico ma decretandone l’incapacità di «sapersi rigenerare, e io ci ho anche un po’ provato». Un capitolo chiuso, insomma, da cui muovere per fondare una forza politica che si «richiami alla cultura liberale, popolare, riformatrice e federalista».
Parisi tratteggia in modo chiaro lo spazio che intende occupare e declina alcune proposte come il dimezzamento dell’Imu e dell’imposta di registro sulle seconde case, l’azzeramento dell’Irap per cinque anni nelle Regioni del Sud (un provvedimento per cui vale davvero battere i pugni sul tavolo in sede Ue, dice) e l’abolizione dello Statuto dei lavoratori, sostituendolo con lo Statuto dei lavori, riconducibile alle idee e agli studi di Marco Biagi e dell’ex ministro Maurizio Sacconi (quest’ultimo presente e seduto a fianco dell’ex segretario Cisl, Raffaele Bonanni).
In veste di leader di Energie per l’Italia, allerta l’elettorato moderato sulle reali responsabilità dell’ex premier Renzi: «Ha fatto politiche di redistribuzione tipiche della sinistra: ha messo 80 euro nelle tasche di chi già aveva un lavoro, anziché utilizzare quelle risorse per creare lavoro». Ma all’ex premier imputa anche la strategia fatta di continue richieste di flessibilità a Bruxelles, tradottasi «in 26 miliardi di euro spesi in bonus a destra e a manca». Tanto da paventare gravi conseguenze in assenza di una manovra correttiva. L’invito al governo Gentiloni è diretto quando spiega, «se assecondi la smania di Renzi di andare al voto, prima che i nodi vengano al pettine, le strade sono due: o ti occupi dei guai che ha fatto Renzi prima delle elezioni o tra pochi mesi avremo 40 miliardi di manovra gestita da Di Maio». L’ex direttore generale di Confindustria, dunque, agita davanti alla platea lo spettro di una vittoria del Movimento 5 Stelle. «Grillo – dice – vive nell’invidia, vuole espropriare le aziende e imporre 40 miliardi di tasse. Gli imprenditori ci diano una mano». L’altro grande pericolo è costituito dal debito pubblico, «palla al piede che impedisce la crescita». Ad ascoltare, seduto in prima fila, l’ex vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, e qualche poltrona più in là, vecchie conoscenze del centrodestra come Claudio Scajola, Ignazio Abrignani e Cesare Cursi.