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 2017  aprile 02 Domenica calendario

Paraguay, Parlamento dato alle fiamme

«È morto soffocato nel suo stesso sangue. E ora qualcuno dovrà pagare per questo». Bruciano le strade di Asunción dove ieri ha perso la vita Rodrigo Quintana, giovane leader dell’opposizione colpito da una pallottola di gomma.
Sono i compagni a raccontare in rete la storia di Rodrigo. È venerdì quando un migliaio di manifestanti prende d’assalto il palazzo del Congresso, dando alle fiamme parte del Parlamento e alcuni uffici. Ad accendere la miccia è il presidente conservatore Horacio Cartes. Sessant’anni, leader del Partito Colorato, miliardario, accusato di narcotraffico, travolto dagli scandali finanziari, Cartes, al potere dal 2013, ad un anno dalle elezioni ha tentato il colpo di mano, facendo approvare al Senato un emendamento che consente al presidente e al vice di correre per un altro mandato. Una mossa che ricorda lo stile del presidente venezuelano Nicolás Maduro, costretto al dietrofront sulla revoca dei poteri parlamentari. E un azzardo giocato grazie a 25 senatori di maggioranza e di parte dell’opposizione che hanno votato il provvedimento in una sala vicino al Senato, mentre i leader dell’opposizione occupavano l’emiciclo.
Appena si diffonde la notizia che l’articolo 229 della Costituzione è a rischio, in migliaia scendono in piazza al grido di «mai più la dittatura». Denunciano il tentato colpo di Stato, spettro di un altro regime come quello del generale Stroessner che ha guidato il Paese per oltre 35 anni fino al 1989. Duecento finiscono in manette. A centinaia sono colpiti da idranti e manganelli. Anche esponenti politici e giornalisti verranno ricoverati con ferite gravi.
«La democrazia non si difende con la violenza», cinguetta su Twitter il presidente Cartes. Parole che stridono con quanto avviene nelle strade. Nella notte gli agenti in tenuta antisommossa fanno irruzione nella sede del Partito liberale dove alcuni esponenti politici si sono rifugiati. «Hanno usato metodi barbari», denuncia il presidente del Partito liberale Efraín Alegre. «Hanno sparato all’impazzata», racconteranno i testimoni ai media locali.
Tra loro, c’è anche Rodrigo Quintana. Venticinque anni, esponente della gioventù liberale di La Colmena nel centro del Paese, Quintana era arrivato ad Asunción insieme ad un collega per prendere parte alle manifestazioni. Una pallottola di gomma lo colpisce, forse alla testa, forse al collo come mostrano le immagini diffuse su Twitter. Rimane a terra mentre chi ha sparato impedisce ai suoi colleghi di chiamare i soccorsi. Poco dopo muore dissanguato.
Quintana faceva parte di quella classe politica giovane che spera in un nuovo futuro per il Paraguay. Se infatti il fronte politico è instabile, gli sgravi fiscali introdotti di recente sulle esportazioni di soia e carne bovina stavano facendo ben sperare e stavano attirando investimenti stranieri. Ma con il colpo di mano del presidente Cartes la situazione rischia di precipitare di nuovo.
Per diventare legge, l’emendamento approvato dal Senato deve essere ratificato dalla Camera dei deputati (dove il governo gode di un’ampia maggioranza). E poi da un referendum confermativo da convocare entro tre mesi. Un’attesa che rischia di provocare nuovi scontri. E altro sangue.