Corriere della Sera, 1 aprile 2017
Cassa Depositi, balzo degli utili 2016. «Ma non partecipiamo a tutte le crisi»
MILANO Difesa di Saipem e Fincantieri, soddisfazione per il bilancio 2016, spinta sul venture capital e sostanziale esclusione di un debutto in Borsa. Claudio Costamagna e Fabio Gallia, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, hanno presentato ieri in Borsa i conti 2016 – in crescita, con ritorno all’utile del gruppo – e fatto il punto sul piano industriale. «Non siamo quotati e non possiamo esserlo perché la nostra missione non è massimizzare l’utile, ma sostenere l’economia, nel rispetto dell’equilibrio economico e dei vincoli burocratici», ha detto Costamagna, smorzando poi sulla possibile privatizzazione: «La competenza è dell’azionista, il Tesoro».
Ma è chiaro che Cassa non ha intenzione di partecipare a tutti gli stati di crisi, perché non è questo il compito di un Istituto di promozione nazionale: «C’è ignoranza, leggiamo dichiarazioni dei politici su tante cose che Cassa non può fare».
Per esempio «entrare in Mps o saremmo diventati una banca». «No comment» su un possibile intervento in Alitalia, quindi. E sì, su Atlante «abbiamo fatto una svalutazione conservativa», ma «avremmo avuto una crisi di sistema ben maggiore» senza questa partecipazione.
Costamagna ha ribadito l’importanza delle partecipate Saipem e Fincantieri: «Nel bilancio di Cdp Equity ci sarà un indebolimento su Saipem che abbiamo a 50-60 centesimi contro i 43 circa attuali. Ma la quota non è in vendita e grazie a quell’investimento Eni, di cui siamo soci al 26%, ha mantenuto il dividendo invariato: per noi sono 700 milioni in più». E su Fincantieri: «Molto contenti della partecipazione», ha detto il presidente. Che ha attaccato i francesi per le barricate all’ingresso in Stx : «Posizione vergognosa, soprattutto alla luce di quello che loro hanno fatto da noi. Speriamo sia una mossa pre-elettorale».
Cassa ha chiuso il 2016 «in linea col piano industriale – ha detto Gallia —. Guardiamo con fiducia al 2017-2018». Nel primo anno della gestione dei due manager («Strategiche Italgas e Ilva») l’utile netto di Cdp spa è salito dell’86% a 1,7 miliardi e quello di gruppo a 1,1 miliardi (-900 milioni nel 2015). Sul miglioramento ha inciso per circa il 45% la rinegoziazione con il Tesoro dei tassi (rialzati) sul conto di Tesoreria (circa 360 milioni, quindi).
Il gruppo ha impegnato risorse a favore dell’economia italiana per oltre 30 miliardi (sui 160 previsti nei quattro anni) attivando investimenti complessivi per 50 miliardi (sui 265 al 2020). Si è rafforzato il patrimonio netto sia di Cdp a 23,2 miliardi (+3,7 miliardi) sia di gruppo a 35,7 miliardi (+1,1 miliardi), grazie anche all’apporto del 35% di Poste. Su cui non è stata esclusa la crescita: «Avere il 70% non cambierebbe molto», ha detto Costamagna, che ha parlato di «integrazione nella monetica con Sia». L’attivo della capogruppo Cdp è salito del 3,7% a 357,7 miliardi, mentre la raccolta complessiva è di 331,8 miliardi (+2,7%) dei quali 250,8 di raccolta postale. Sul web veloce proseguono i contatti per l’ingresso di F2i in Open Fiber.