Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 01 Sabato calendario

«Qui abitò Giacomo Leopardi ma non voglio che sia un museo»

I tre figli corrono lungo l’infilata delle stanze e si precipitano giù per lo scalone monumentale. «Quando vengono a trovarci, i loro amici si stupiscono di poter scorrazzare liberamente e se mi vedono fumare pensano: ma come, non è un museo? Ma è proprio quello che non voglio: che anche questa parte della casa diventi un museo», racconta la mamma Olimpia Leopardi, contessa di San Leopardo e discendente del poeta Giacomo. Insieme abitano nel palazzo che ha visto crescere il «giovane favoloso», a Recanati, deliziosa cittadina arroccata fra le mura sforzesche, dove si respira dovunque la presenza del poeta e tutte le strade sono decorate con fiori e cartigli che riportano i suoi versi più celebri.
La giovane contessa non ha dubbi: se i suoi figli cresceranno qui come lei, anche loro si innamoreranno del palazzo.
Il primo piano, con la biblioteca, lo studio del conte Monaldo – il padre di Giacomo – più l’ex frantoio in cui vengono allestite mostre, e la casa di Silvia, sono aperti al pubblico. Al piano nobile, invece, non hanno mai smesso di vivere i discendenti. «Ho passato l’infanzia e tutte le estati a Recanati. I miei ricordi sono qui e non potrei vivere lontano dal mare che vedo dalla finestra della mia camera. Poi ci siamo trasferiti a Roma e dopo la morte dei nonni, che adoravo e che mi hanno raccontato i segreti del palazzo, sono tornata a vivere qui assieme ai miei figli, mio padre, suo fratello e mio cugino Pierfrancesco – racconta la contessa —. Il bello di questa casa museo è che è ancora viva. Le finestre si aprono tutte le mattine, come quando ci viveva Giacomo. La gente lo sente e per questo la ama. Non è una meta esclusivamente per letterati, ma un luogo nazional popolare dove si viene per provare emozioni. Giacomo è il poeta di tutti perché ogni bambino, in Italia, ha imparato a scuola le sue poesie».
E infatti la stanza più amata, dove non c’è persona che non indugi, è quella che affaccia sulla casa dove Silvia tesseva. Il tavolino di Giacomo è ancora sotto la finestra, vicino a quello dove Giosué Carducci scrisse il discorso per il primo centenario della nascita di Giacomo. Poi ci sono lo studiolo del conte Monaldo e la biblioteca, centro della loro vita. «La famiglia trascorreva molta parte della giornata in questi ambienti. Al piano superiore, la stanza dove dormiva Giacomo affaccia sull’angolo più ombroso di un giardino pensile, il giardino de «Le ricordanze». Dove il poeta stava «seduto in verde zolla», ora i pronipoti giocano con i due cani. Vi si accede da una grande sala arredata con i mobili che, nei secoli, si sono via via accumulati o sostituiti. Alcuni pezzi, però, sono rimasti: «Ecco: questi sono “i figurati armenti” di cui Giacomo parla nelle Rimembranze», spiega la contessa indicando quattro grandi quadri seicenteschi attribuiti a Rosa da Tivoli dove sono dipinti degli animali. «E queste sono le casse del corredo di Adelaide Antici, la madre di Giacomo, che adesso fungono da tavolini. Qui sotto c’è il proscenio del teatrino in cui i fratelli Leopardi recitavano per la famiglia. Prima o poi voglio sollevare le assi e vedere cosa c’è sotto. È la mia fissazione».
È rimasto anche Maurizio, il guerriero medievale assemblato da Monaldo per i giochi dei figli («Quando ero piccola di notte mi faceva una gran paura») e la culla di Giacomo con le greche dorate in pendant con la boiserie della camera. «Giacomo è dappertutto, ma noi ci siamo abituati».
Gli ospiti, invece, rimangono soggiogati, tanto che, in queste stanze, ha voluto soggiornare per una settimana anche Carlo d’Inghilterra con i suoi amici durante un viaggio nelle Marche.
«Teniamo aperto il primo piano il più possibile. La biblioteca è consultabile da tutti gli studiosi; abbiamo ristrutturato la casa di Silvia dove presto, nelle ex scuderie, sarà disponibile una nuova esperienza multimediale. Ma la biglietteria del museo basta solo alla manutenzione ordinaria. L’ultimo finanziamento ricevuto dalla Stato risale al ’98 e coprirà solo la metà delle spese per il rifacimento del tetto. In questo difficile periodo post terremoto sarebbe utile avere un dialogo maggiore con le istituzioni».
La casa di Leopardi è il cuore pulsante che ha reso Recanati nota in tutto il mondo. Se i discendenti la abbandonassero, perderebbe l’anima. E con lei questa cittadina meravigliosa che, oltre il Colle dell’Infinito, guarda il monte Conero e le spiagge bianche di Sirolo.